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Detto in pochissime parole... Usa: la dottrina Monroe è sacra

Nuovo intervento del Segretario di Stato americano


di Indiscreto controcorrente


Marco Rubio, Segretario di Stato Usa, figura che l'establishment considera il "braccio destro" del presidente Donald Trump, non ama trincerarsi dietro circonlocuzioni. Preferisce andare diretto al nodo delle questioni. Magari con uno stile più soft della Casa Bianca, ma ugualmente perentorio. E ieri, mercoledì 12 novembre, nel corso dei lavori del G7 in Canada ha "rassicurato" il mondo, confermando che nel cortile di casa del continente americano gli unici a mettere becco restano gli Usa. Calata nella realtà, la frase esatta è suonata ancora più perentoria: l'America ha tutto il diritto di operare nel "suo emisfero" e che l'Europa non è quella che determina la legalità delle operazioni contro le imbarcazioni nei Caraibi, presumibilmente cariche di droga. E, aggiungiamo, di affondarle d'ufficio, senza la necessaria procedura di controllo sull'esistenza di concreti collegamenti ai narcotrafficanti.

Nella vulgata corrente è la politica delle cannoniere che mantiene tutto il suo fascino ottocentesco, aggiornata con la mega portaerei Gerald Ford, fregate e sommergibili a propulsione nucleare nelle acque dei Caraibi; nel linguaggio storico e diplomatico (un parolone, quando si usa la forza) è la mai al crepuscolo dottrina Monroe, dal nome del presidente americano che nel 1823 mise in guardia le potenze europee dall'immischiarsi negli affari americani. Anzi. La si può considerare a buona ragione la pietra miliare del monito Usa, rivolto urbi ed orbi, e che ieri, per esempio, ha colpito al capo il capo della diplomazia europea, Kaja Kallas, Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri, che ha avuto l'ardire di sollevare l'interrogativo sulla legalità delle operazioni americane davanti alle coste del Venezuela. Questione condivisa a distanza anche dall'Onu, attraverso Stéphane Dujarric, portavoce del Segretario Generale Guterres, che dal Palazzo di Vetro manifestava preoccupazione per le tensioni tra gli Stati Uniti e il governo di Maduro, avanzando per effetto di trascinamento la richiesta di intensificare il dialogo diplomatico.

In questi quadro di tanti chiari che lasciano presagire altrettanti tanti scuri, il presidente Maduro vi ha infilato alcune frecciatine alla Casa Bianca, accusata, come hanno riportato i principali quotidiani venezuelani, di inventare sulle operazioni antidroga "una narrazione bizzarra, così falsa, che crolla, che nemmeno il suo stesso popolo ci crede". Non fosse altro, ha aggiunto il leader chavista - con evidente allusione sarcastica al pretesto che fece da detonatore all'intervento militare degli Stati Uniti in Iraq contro Saddam Hussein - per l'incapacità di "dimostrare che nel paese esistano armi di distruzione di massa, chimiche o biologiche, o armi nucleari", con il fine ultimo e dichiarato di gettare "discredito contro il Venezuela e la Rivoluzione Bolivariana, al fine di giustificare qualsiasi atto contro la nazione".

Un problema quest'ultimo che, sotto il profilo dei precetti democratici invocati, investe oggi più che mai le opposizioni in Venezuela, dal premio Nobel per la Pace 2025 María Corina Machado a Edmundo González Urrutia, inseguito da un mandato di cattura emesso dal regime di Maduro, in esilio in Spagna, dove ha ottenuto asilo politico. L'uso della forza degli Stati Uniti, cui si associa il pubblicizzato intervento della Cia per operazioni di intelligence, rischia di rivelarsi appunto un boomerang per le ragioni dei leader dell'opposizione, stretti tra le continue pressioni Usa e la necessità di proporre un'immagine di autenticità del Venezuela in politica estera, anche per non offrire su un piatto d'argento argomenti di attentati alla sovranità popolare a Maduro, che proprio ieri l'altro, martedì 11 novembre, ha ordinato la creazione dei comandi di difesa globale con il reclutamento di cittadini, militari e funzionari pubblici, comandi di contrasto al dispiegamento militare statunitense nelle acque del Mar dei Caraibi.


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