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I settantanove anni di Iggy Pop, un compleanno che merita di essere ricordato

a cura del Baccelliere

I nostri eroi invecchiano. Oggi, 21 aprile, Iggy Pop compie 79 anni. Sembra incredibile pensare a lui e soprattutto al punk rock di cui è stato uno dei padri, come a qualche cosa di datato. Eppure il ticchettare degli orologi è diventato sfogliarsi di calendari e ci ricorda come The Stooges, primo album della band da lui creata, veleggi verso i sessant’anni.

In queste decadi Iggy Pop, al secolo James Newell Osterberg Jr, ha calcato le scene con coraggio, ostinazione e coerenza. È stato uno dei creatori - ma verrebbe quasi da dire uno dei liberatori - del sound grezzo che negli anni ‘70 ha riportato il rock nel solco originario dell’urgenza espressiva[1]. A questo aggiungiamo la collaborazione con David Bowie - in uno dei momenti più significativi della sua carriera[2] - e l’amicizia con Lou Reed.

Iggy Pop è un crooner del punk rock. Voce profonda e anima selvaggia. Fascino e controllo da un lato. Fisicità e istinto dall’altro. Un musicista che non ha mai rinunciato ad interagire col pubblico. All’estremo, inventando - pare - quel letterale leap of faith che è lo stage diving, pratica per la quale l’artista dal palco si getta sul pubblico sottostante, che lo accoglie fra le sue braccia. Sessant’anni di concerti, di dischi, di eccessi, di cadute e di ritorni. Anche la - breve - collaborazione con i Maneskin - a proposito dei quali va detto che cinque anni dopo se ne sono perse le tracce nei rivoli di carriere soliste, mentre il nostro è ancora qui, acciaccato e vivo.

Un grande talento il suo vivere ai limiti degli eccessi - come molti della sua generazione ha conosciuto l’eroina - ma anche della follia, che ha praticato per una vita senza impazzire e senza rinsavire.

Gli eroi invecchiano si diceva. Una band nostrana[4], a proposito di una maledizione che ha toccato fra gli altri Jimi Hendrix, Brian Jones, Jim Morrison e Kurt Cobain, canta “a 27 puoi morire oppure diventare un po’ più pop”. La grande impresa di Iggy è stata questa: non morire senza diventare pop, a dispetto del nome d’arte. Continuando a praticare la libertà, nella musica come nella vita, a costo di mettere a repentaglio l’integrità fisica, della quale non saprebbe che farsi senza quella artistica.

Raramente i compleanni valgono la pena di essere festeggiati come in questo caso[5].


Note

[1] https://youtu.be/3gsWt7ey6bo?si=0ExQegyZFH6ChQ6q I wanna be your dog è il brano simbolo della band.

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