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50 anni di Regionalismo: Vittorio Beltrami, il presidente che “viaggia” nello spazio

di Marco Travaglini|


Nel 1970, le Regioni divennero una realtà. L’Italia dava così concretezza all’art. 114 della Costituzione che recita: “La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato. I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i principi fissati dalla Costituzione”. La Porta di Vetro continua la sua galleria di immagini, personaggi e avvenimenti curata da Marco Travaglini, ex consigliere regionale. Quest’articolo è dedicato a Vittorio Beltrami, ex partigiano, democristiano, presidente della Giunta regionale dal 1985 al 1990. A lui è dedicato l’asteroide “Vittorio Beltrami” la cui orbita è visibile sul sito della NASA. Decima puntata

“Vittorio Beltrami è ricordato da coloro che collaborarono con lui e gli sono stati colleghi in Consiglio e in Giunta, per essere stato una persona corretta con un garbo d’altri tempi, tenace, orientata al bene comune, capace di ascoltare, rigorosa nelle proprie iniziative che sempre corrispondevano a una precisa ispirazione ideale, a valori di rispetto e correttezza, alla base di comportamenti che hanno improntato tutta la sua vita”. Con queste parole, martedì 29 gennaio 2013, l’allora presidente del Consiglio regionale Valerio Cattaneo commemorò in Aula consiliare Vittorio Beltrami, consigliere regionale sin dalla prima legislatura del ’70 tra le file della Democrazia Cristiana e per un mandato, dal 1985 al 1990, presidente della Giunta. Beltrami, nato a Omegna il 6 giugno del 1926, si era spento due mesi prima, il 29 novembre 2012. Nelle ultime settimane di vita l’ex Presidente della Regione, a causa di un malore, era ricoverato all’Eremo di Miazzina, nell’entroterra verbanese. Le esequie si svolsero in forma privata. La scelta di annunciarne la scomparsa a funerali avvenuti fu coerente con il suo carattere schivo e riservato. Vittorio Beltrami esercitava il fascino discreto della sobrietà e della misura, qualità importanti che lo ponevano in antitesi con gli atteggiamenti di chi privilegia l’autocelebrazione egocentrica e l’iperbole. Beltrami visse la sua infanzia nella casa di ringhiera a ridosso della Porta Antica con il padre, operaio alla Cobianchi, e la madre operaia tessile alla De Angeli Frua. Frequentò l’oratorio dei Padri Missionari che ne influenzarono la formazione religiosa e civile. Ancora adolescente divenne presidente dalla Gioventù dell’Azione Cattolica, dando subito prova delle sue capacità di organizzatore e dirigente, doti che mise a frutto durante la vita. Lavorò prestissimo alla Cobianchi e a diciotto anni scelse si salire in montagna intraprendendo la lotta partigiana nelle file della divisione Valtoce con i fratelli Di Dio. Nei lunghi mesi di lotta della Resistenza conobbe la ragazza che poi sarebbe diventata sua moglie, Carla Chiavenuto. Dalla loro unione – si sposarono nel 1953 – nacquero i due figli, Claudia e Gianluca.

Dopo la guerra lavorò prima come impiegato e poi come geometra. Militò sempre nella Dc e negli anni Cinquanta fu eletto nel Consiglio comunale della sua città. Il suo impegno proseguì per un decennio, dal 1964 al 1974, in Consiglio provinciale a Novara e, come già ricordato, in Regione fino al 1995. Durante gli anni Ottanta fu protagonista di una battaglia politica, coronata dal successo, per mantenere a Torino l’Alenia Spaziale. Nel 2003 gli astrofisici italiani Umberto Munari e Maura Tombelli, riconoscendone l’impegno, gli dedicarono un asteroide che avevano scoperto, con tanto di certificazione dell’agenzia aerospaziale degli Stati Uniti d’America. Oggi sul sito della NASA è possibile vedere l’asteroide “Vittorio Beltrami”, seguirne l’orbita e conoscere tutte le caratteristiche di questo corpo celeste che ha una grandezza di circa 15 chilometri di diametro. Dopo i lunghi anni d’impegno politico e istituzionale scelse di ritirarsi a vita privata dedicandosi al ricordo della lotta di Liberazione e alla sua “creatura”: la Casa della Resistenza di Verbania Fondotoce (nella foto accanto al titolo), la più grande d’Europa. Un “contenitore della memoria” che aveva fortemente voluto con la legge regionale istitutiva che lo vide primo proponente. Resta di Beltrami, presidente della Casa della Resistenza, il profilo nitido di un una persona perbene e mite, ma determinata, cortese, ma inflessibile nell’indicare il radicamento necessario in valori di libertà e di democrazia. Un articolo a sua firma, pubblicato su Nuova Resistenza Unita nell’estate del 2009, riassume con efficacia il senso del suo impegno. Scriveva Vittorio Beltrami: “Siamo ad oltre 60 anni dalla fine della guerra e il tempo continua nella sua azione di spegnimento dei fuochi del risentimento e promuove la rimonta di quei valori che hanno sorretto la guerra di Liberazione… Sono i valori della libertà, della democrazia, della fraternità. Non può essere scordato che la Resistenza è stata l’espressione concreta, unitaria e univoca della ribellione della coscienza umana contro la barbarie neopagana per la riconquista dei diritti umani primordiali. Sono valori che non mutano col scendere della sera e col cambiare delle stagioni tanto politiche, quanto atmosferiche. Si conservano, crescono e maturano contro ogni dissennata forma di populismo”. 50 anni di Regionalismo: decima puntata

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