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11 luglio 1979: l’omicidio di Giorgio Ambrosoli, “eroe borghese” contro la mafia

Milano. La sera dell’11 luglio di 42 anni fa cadeva sotto il colpi di un killer prezzolato della mafia Giorgio Ambrosoli, “Un eroe borghese” come lo definì Corrado Stajano in un libro di grande intensità e di educativo impegno civile. Ambrosoli, che da anni riceveva pressioni e minacce per la sua rettitudine aliena da ogni forma di compromesso nella liquidazione dell’istituto di credito Banca privata di Michele Sindona, il banchiere di Cosa Nostra, fu ucciso la sera di 42 anni, sotto casa, in via Morozzo della Rocca 1, dove il Comune di Milano ha posto una targa su cui si legge: GIORGIO AMBROSOLI, AVVOCATO Milano, 17 ottobre 1933 – Milano, 11 luglio 1979 Medaglia d’oro al valor civile “Commissario liquidatore di un istituto di credito, benché fosse oggetto di pressioni e minacce, assolveva all’incarico affidatogli con inflessibile rigore e costante impegno. Si espose, perciò, a sempre più gravi intimidazioni, tanto da essere barbaramente assassinato prima di poter concludere il suo mandato. Splendido esempio di altissimo senso del dovere e assoluta integrità morale, spinti sino all’estremo sacrificio.” Carlo Azeglio Ciampi, Presidente della Repubblica – 12 luglio 1999

Sulla serietà e sul rigore di Giorgio Ambrosoli, un uomo intelligente e scaltro come Giulio Andreotti scivolò con una battuta (andata probabilmente oltre le sue intenzioni) che è diventata paradossalmente il miglior omaggio a ciò che noi cittadini, sarà anche retorica, dovremmo quotidianamente essere per rafforzare i principi e i valori morali e etici della nostra società: “è una persona che in termini romaneschi se l’andava cercando”, disse l’allora Presidente del consiglio. In una settimana di polemiche, contrasti, accuse e contraccuse sulla riforma della Giustizia, portata avanti dalla ministra Cartabia, è doveroso allora ricordare Giorgio Ambrosoli proprio per la sua determinazione nel dare un senso compiuto alla giustizia a tutela di migliaia di risparmiatori e alla stessa autorevolezza dello Stato. E riportare alla memoria il suo sacrificio, frutto anche della mancata protezione che avrebbe dovuto esercitare il primo beneficiario del suo lavoro, cioè lo Stato, per il compito ostile e complicato che gli era stato assegnato, è un dovere collettivo che dovrebbe far riflettere sul valore che ogni riforma, anche la migliore, assume soltanto se accompagnata dall’impegno che noi cittadini siamo disposti ogni giorno “ad andare a cercare”.

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