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La lezione venezuelana, pensando alla Groenlandia

di Michele Corrado


L’Operazione Obsolute Resolve che gli americani hanno condotto in Venezuela lo scorso 3 gennaio, un'operazione di valenza strategica, merita alcuni commenti specifici e di approfondimento. Premesso che, da fonti aperte, tutto è più o meno conosciuto (chi, che cosa, quando, dove, perché), tranne come è avvenuta l’azione, si può provare a contestualizzarla all’interno dello scenario continentale americano, provando ad immergerci nella mentalità di coloro che l’hanno concepita, organizzata e condotta.

Per prima cosa va ricordato che le Forze Armate sono fondamentalmente di tre tipi: 1) controllo interno del territorio di uno Stato; 2) difesa dei confini nei confronti di aggressori esterni; 3) proiezione offensiva, cioè capacità di condurre operazioni prolungate di guerra convenzionale a notevole distanza dai propri confini.

Il Venezuela, come qualsiasi Paese oligarchico che si propone obiettivi esclusivamente di parte, non può permettersi Forze di Polizia efficaci ed efficienti, integrate da Forze Armate e milizie paramilitari formate per il controllo e la repressione di una popolazione "insofferente", per usare un eufemismo. Non a caso, la scarsa disponibilità di risorse da dedicare ai settori della Difesa-Sicurezza determina un frammischiamento dei vari assetti che, con l’unico scopo di riuscire a gestire lo scontento generalizzato, si appoggiano ad apparati di propaganda fondamentali per la sopravvivenza del regime in atto. Di solito, tanto più è incisiva la propaganda a sostegno di un regime, tanto limitate sono le sue capacità di esprimere assetti pronti al combattimento.

Il Venezuela è un classico esempio di questa tipologia di Paese che abbaia molto ma morde poco o niente. I messaggi che l’Amministrazione statunitense ha lanciato a seguito della riuscita dell’Operazione, fondamentalmente sono:

-     il continente americano è un’area di competenza degli Stati Uniti;

-     soltanto Washington è in grado di intervenire in maniera significativa al suo interno;

-     la Casa Bianca non ha remore sul tipo di azione  da condurre, ma seguono solo l’interesse nazionale;

-   considerando il numero di basi militari all’estero, circa ottocento, sono in grado di supportare un ampio ventaglio di operazioni (come raffronto, la Cina pare abbia solo due basi militari all’estero), anche al di fuori del continente americano;

-     soltanto le Forze armate statunitensi hanno quel tipo di proiezione di potenza nel mondo.

Con la definizione di questo scenario ed in particolare con la certezza delle capacità che gli americani hanno dimostrato di avere sul campo, "boots on the ground" secondo la classica definizione, sarà bene, per non scivolare nell'ipocrisia, non confidare su un Diritto Internazionale che nessuno è in grado di far rispettare, in presenza tra l'altro di una crisi delle istituzioni sovranazionali acclarata.

Lo spiegamento di assetti multipli aeronavali a supporto di team di Forze Speciali che hanno annientato con estrema facilità la difesa aerea delle forze armate di Caracas è il miglior monito per chiunque abbia una qualche intenzione di disallinearsi dai desiderata americani e non solo all’interno del continente americano. E la parola Groenlandia dovrebbe dire qualcosa a noi europei con Donald Trump che continua a bombardare l'informazione sostenendo che "quel paese serve agli Usa per la sicurezza nazionale" e il primo invio su quella terra ghiacciata di contingenti armati da parte di Danimarca, Svezia, Francia e Germania.

Morale: per essere credibili a livello diplomatico, oggi come ieri, è necessario disporre di capacità concrete di intervento che non equivale ad essere vissuti come guerrafondai. Il contrario rischia di diventare una narrazione perseverante che vuole elevare una realtà “immaginifica”.

Il rilascio dei connazionali Trentini e Burlò, detenuti per oltre un anno in un carcere venezuelano senza un preciso capo d’accusa formalizzato, cioè ostaggi di quel Paese, altro non è stato che l'effetto della forza americana tradotta in diplomazia. Il concetto sarà difficile da accettare, se pensiamo alla violazione del Diritto internazionale, ma l'equilibrio e la stabilità internazionali - anche nei confronti degli Usa - si raggiunge soltanto con la capacità di sapersi difendere.

 

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