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L’importanza della discussione su democrazia e dintorni

di Alessandra Capitolo Surbone|


Il webinar organizzato da La Porta di Vetro lunedì sera non ha deluso le attese contenute nel titolo “Contro la democrazia diretta?”. Titolo a metà strada tra la provocazione e la riflessione che ha preso spunto dal libro “Contro la democrazia diretta” scritto dal prof. Francesco Pallante e dal saggio di Andrea Surbone, “Democrazia, Condorsismo e Partecipazione popolare”. Il dibattito, cui ha partecipato una ventina di persone, è stato moderato dal prof. Pietro Terna, si è rivelato ricco di spunti e di suggestioni. Vediamoli.

Una premessa è d’obbligo: i due autori condividono l’analisi sul malfunzionamento della democrazia rappresentativa in Italia, su alcune delle cause scatenanti, e sulla necessità, in primis, di un sistema elettorale proporzionale senza sbarramenti e correttivi. A dividerli è la terapia per correggere e rivitalizzare le attuali storture. In altri termini, la democrazia diretta può essere una soluzione? Surbone, che ha aperto il dibattito, individua i problemi principali nella disaffezione alla partecipazione politica dei cittadini e nell’incapacità dei rappresentanti attuali di esercitare la mediazione e la sintesi necessarie per ottenere le soluzioni migliori e più universalmente condivisibili. La sua visione lo porta a ritenere che un sistema parlamentare con regole diverse potrebbe inoculare nuova vitalità alla democrazia. La sua proposta è quella di un Senato non più elettivo, ma composto da cittadini sorteggiati tra tutti gli aventi diritto al voto che, a rotazione, siano chiamati a esprimere un parere sulle leggi approvate dal Parlamento (e già sottoposte al Presidente della Repubblica per la valutazione di costituzionalità): i cittadini, in questa forma di democrazia partecipativa, potranno approvare, approvare o respingere con riserva, o respingere in toto la legge che viene loro sottoposta. Per agevolare il processo decisionale parlamentare Surbone propone l’utilizzo del metodo di Condorcet (il ”condorsismo”, un neologismo da lui creato): le varie proposte di legge presentate dai partiti verrebbero confrontate tra di loro a gruppi di due, sino a che – per successive eliminazioni – si giunga quella condivisa da tutti. Per Pallante, invece, la crisi della democrazia rappresentativa italiana è dovuta alla crisi dei partiti e alla loro incapacità di mediare la rappresentanza politica e di eleggere rappresentanti adeguati a svolgere il proprio mandato. I partiti hanno il compito di raccogliere le esigenze della società e formulare delle proposte, le più ampie e universali possibili. L’agire politico necessita di professionalità e di capacità di rappresentare al meglio tanto le istanze locali quanto quelle nazionali. I vari correttivi apportati nei decenni alla Costituzione hanno peggiorato e disequilibrato il sistema: è dunque necessario tornare alle origini. Pallante non crede poi che il metodo di Condorcet possa essere la soluzione poiché è il confronto tra istanze diverse e diverse soluzioni a produrre un risultato autenticamente originale, sintesi delle varie proposte, mentre con il condorsismo a prevalere sarebbe un’istanza presentata da una parte. Infine, Pallante si dichiara contrario anche al metodo del sorteggio, strumento simbolo dell’antipolitica. Il confronto ha aperto più spiragli di riflessione tra i partecipanti. Secondo l’economista Guido Ortona, il metodo di Condorcet, con cui Surbone si è confrontato nell’ideazione del suo condorsismo, è considerato in letteratura il “sistema giusto”; in diversi Paesi, poi, sono in atto delle sperimentazioni di cosiddette Camere di Cassazione popolari (elettive) che esprimono pareri circa le leggi approvate. I partiti falliscono la loro opera di mediazione delle richieste popolari in conseguenza dell’estrema frammentazione della società e perché rappresentano settori di potere locali o lobby e nel momento decisionale le deliberazioni vengono prese sulla base di scambio di favori (logrolling). Pietro Terna ha riportato la discussione sul presente politico, caratterizzato da una profonda insoddisfazione dei cittadini, nel confronto con il passato. Il suo è stato un ritorno alle sue esperienze in un corpo intermedio (segretario Confindustria Piemonte), prima di abbracciare la carriera universitaria. Il suo ricordo è quello di una classe politica estremamente preparata, ideologicamente e metodologicamente, che partecipava alle mediazioni (tra gli interessi generali dei partiti e quelli di parte dei corpi intermedi), favorendo decisioni spesso migliori delle richieste di partenza. Nell’esperienza di anni più recenti in veste di consulente si è invece confrontato con politici professionalmente più fragili: ne discende che quello della politica è un mestiere complesso che necessita di preparazione. Michele Ruggiero presidente della Porta di Vetro, ha puntato la sua riflessione su un tema estremamente complesso e delicato per le implicazioni di psicologia sociale e di comunità che ne derivano: ls rappresentanza politica affidata partiti deboli che producono una società debole, da cui discendono a loro volta, in una interazione causa-effetto, dove l’una si nutre dell’altro e viceversa. Il risultato è la formazione di un circuito vizioso in cui emerge una società malata di leaderismo che a sua volta riflette le patologie dei leader, soli e senza una classe dirigente in grado di contrastarli.Interviene poi Salvatore Scalzo, veterinario, che difende l’idea di un Senato sorteggiato tra tutti i cittadini cui sottoporre le leggi (un primo risultato notevole, dice, sarebbe quello che il linguaggio usato nella stesura delle leggi dovrebbe essere comprensibile a tutti). Ribalta poi completamente l’affermazione di Ruggiero: è un società debole, disinteressata alla cosa pubblica, che produce partiti deboli.La considerazione giunta da Paola Bellone, vice procuratore onorario, “Se il ‘popolo’ non sa scegliere i propri rappresentanti come si può pensare che possa svolgere in modo accettabile la funzione consultiva nella preparazione degli atti normativi” sarà oggetto di un prossimo incontro.L’ultimo a intervenire è Primo Greganti che ritiene che il problema, al di là delle regole, sia tutto politico. La politica infatti in questi anni si confronta con problemi completamente nuovi a livello sociale, economico, di rappresentanza. In molte aree lo Stato è l’avversario perché la politica non sa dare risposte a domande nuove, non sa fornire la visione di una società nuova. Non è guardando al passato che si possono trovare risposte.Nel concludere Surbone precisa che, anche sulla scorta dell’uso dei social, è evidente un desiderio dei cittadini di partecipare in modo diretto alle decisioni sulla cosa pubblica e che a tale desiderio bisogna in ogni caso fornire una risposta. Pallante rimane dell’idea che sia necessario ripristinare un rapporto di fiducia con i propri rappresentanti per delegare loro decisioni per cui non abbiamo tempo, interesse o competenze per esprimere un giudizio formato.Con i saluti e i ringraziamenti di Michele Ruggiero della Porta di Vetro (che sollecita una proposta frutto di queste due ipotesi che non sia meramente accademica), dopo due ore di stimolante dibattito il seminario si chiude.


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