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Il taccuino politico della settimana: “voglia” di fare bella figura tra i partiti

a cura di Claudio Artusi|

Nella nota della scorsa settimana, avevo colto la nascita di un nuovo soggetto politico “centrista” (“Coraggio Italia”) come un indizio di una dinamica di trasformazione all’interno dei partiti politici tradizionali. Poteva essere e può essere una delle molte iniziative sorte e eclissatesi in questi ultimi anni, anche se vi è qualche ragione in più per non omologarla a tutte le precedenti. In questa settimana, sono emersi fatti nuovi sempre nell’area di centrodestra. Salvini ha auspicato un percorso che porti, sempre sotto l’ombrello del governo Draghi, ad una federazione Lega -Forza Italia; in contemporanea la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, chiamandosi fuori da questo progetto, ha incontrato il presidente Mario Draghi esprimendo parole di stima che suonano ancor più significative in quanto espressione del più importante partito di opposizione! Dunque, che cosa succede sotto il cielo della politica nostrana? Vi è certamente un fattore Draghi, di cui ci si sta rapidamente prendendo consapevolezza. Si pensava che Draghi sarebbe stato un ottimo ed autorevole tecnocrate, ma non che diventasse una sorta di modello politico capace di saper ascoltare, di rispettare i corpi intermedi dello stato, di praticare il decisionismo senza arroganza, di dare il segnale concreto di buone pratiche di governo. Il tutto accrescendo progressivamente la sua popolarità anche a fronte di scelte impopolari (coprifuoco anticovid, cessazione del blocco dei licenziamenti, e così via). In altri termini, sembra che sia partita una corsa di varie forze politiche ad essere “rassicuranti” nei confronti dei rispettivi elettorati, senza perdere però le caratteristiche distintive. Si spiega in questo modo che un bravo presidente di Regione (Toti) ed un bravo sindaco (Brugnaro) fanno leva sulla loro reputazione di buon governo per dare corpo ad un soggetto politico moderato. Così come la Lega ha fretta di mitigare la sua immagine alimentata da posizioni muscolari e anti europee, infilando il suo ruvido panno nel doppio petto di Forza Italia. E Fratelli d’Italia, che comunque affonda le sue radici in un terreno non rassicurante, corre da Draghi per guadagnarsi quarti di nobiltà moderata. Ora, non credo che si tratti di tattiche dettate dagli ultimi sondaggi, ma di una evoluzione di presenza e competizione nel quadro politico, in cui ci sia meno spazio per urla e slogan e maggiore attenzione al buon governo e al bene comune. Se così fosse, se così sarà, dovremo essere grati a Draghi e al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, non solo per guidarci fuori dalla pandemia, ma anche verso una democrazia matura. Guardiamo con attenzione le prossime puntate.


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