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Il rispetto della donna è un valore universale

di Laura Pompeo*


Anna Scala e Celine Frei Matzoh sono le ultime due. Ma dobbiamo ricordarle tutte. Numeri da strage (ma prima di tutto volti, anime, cuori), ogni anno. Viviamo un periodo di recrudescenza dalle azioni violente nei confronti delle donne ai massacri più efferati. Nei drammatici anni della pandemia è emersa ulteriormente l’estrema debolezza della nostra società: nei mesi di forzata clausura e di convivenza obbligata, le tensioni sono aumentate e sono cresciuti gli episodi di violenza domestica.


Le parole di Chiara Valerio

“Queste donne ammazzate hanno età diverse, fanno mestieri diversi, provengono e vivono in geografie differenti, appartengono a classi sociali diverse, ma sono state tutte ammazzate da uomini che non nomineremo. Perché il carnefice, è chiaro ormai, è uno solo, la società civile”, ha scritto Chiara Valerio.

C’è un clima punitivo: reazioni all’autonomia, all’indipendenza, alla libertà che le donne hanno conquistato. Ogni libertà che si acquisisce corrisponde a privilegi che si perdano da un’altra parte: quelli del plurimillenario sistema patriarcale. Così oggi anche le donne diventano nemiche e devono essere umiliate e punite con violenze a vari livelli: trucidate, come leggiamo sui giornali, o con reiterate crudeltà sotto diverse forme.

Non è forse un caso che la letteratura occidentale inizi, nell’Iliade, con la disputa tra Agamennone e Achille sul corpo della schiava Criseide, a cui non è data voce. La violenza di genere è prima di tutto un fenomeno culturale e per questo è fondamentale sensibilizzare, rigenerare, educare a relazioni fondate sul rispetto reciproco, diffondere la cultura delle pari opportunità, in un’ottica di educazione civica permanente e di istruzione come fabbrica pubblica di idee e di progresso.


La violenza è un sistema di pensiero

La violenza, spesso nata tra le mura di casa, è un sistema di pensiero, è uno sguardo che ci giudica, ci definisce e ci struttura in categorie; arriva dagli altri ma purtroppo viene interiorizzata molto presto, con l’addestramento a troppi esercizi di resistenza al dolore.

Una donna su tre oggi subisce forme di violenza ed è il susseguirsi di gesti ostili che porta a tollerare umiliazioni, costrizioni, segregazioni, brutalità. Certamente c’è una gerarchia della violenza, dai soprusi - con un sommerso di oltre il 90% delle violenze cosiddette minori, che sono taciute, per vergogna, per paura - ai reati contro le troppe donne come Anna e Celine (ma anche contro le ragazze stuprate dal branco), donne uccise, oltraggiate, che hanno denunciato i loro futuri assassini e i loro aguzzini ma non sono state difese.[1]

Bisogna allora prevenire, gettare il seme, promuovere il cambiamento, ricominciando inflessibili a ogni generazione. Bisogna innestare coraggio sui territori, non restando in silenzio. Bisogna vincere sempre la riluttanza e denunciare, per sé e per la violenza assistita dai figli. Bisogna partire dall’educazione delle madri, delle famiglie, delle scuole. Bisogna insegnare agli uomini il rispetto nei confronti delle donne e insegnare alle donne il rispetto per sé stesse, in una società in cui il valore delle donne è ancora troppo spesso stabilito dagli uomini.

Rimettiamo in moto il meccanismo di protezione

Oggi la consapevolezza sta crescendo e fa affiorare sempre più le mostruosità. Ma continuano ad essere troppe le donne lasciate sole. Il meccanismo di protezione di chi denuncia è inceppato. Ci sono inerzie ingiustificabili rispetto alla corretta applicazione delle leggi e ci sono pacchetti di norme lasciati al palo che avrebbero salvato vite. Occorrono sistemi efficaci di prevenzione e pene severe. Occorrono forze dell'ordine organizzativamente più presenti e una giustizia capace di affrontare la violenza di genere. Occorre coinvolgere la scuola e i veicoli culturali verso l’educazione emotiva. I lumi della ragione sono potenti e bisogna alimentarli incessantemente.

Oggi le donne in questa parte di mondo votano, hanno gli stessi diritti degli uomini e godono di libertà decisamente maggiori che in passato. La parità di genere è un diritto costituzionale ed è tra i valori fondanti dell’Unione Europea. Tuttavia la strada da percorrere verso una reale uguaglianza tra i generi è ancora lunga e richiede profondi mutamenti nella mentalità e nelle azioni: sono molti gli ostacoli culturali e formali da rimuovere. La politica può e deve dare risposte e segnali, impegnandosi quotidianamente poiché nessun diritto è acquisito per sempre.

Diversamente, il nostro compito universale come esseri umani è da ritenersi fallito.


Note



*Assessore alla Cultura del Comune di Moncalieri

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