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“Da che parte sta?”, anticamera del pensiero unico

di Menandro|


“Carmen aveva una domanda molto diretta che talvolta faceva alla gente faccia a faccia e che talaltra trasformava in un esame privato di un certo comportamento: Con chi stai? Con chi sta? Non erano tempi per sottilizzare come ben presto vedremo”. (Da “Io Franco” di Manuel Vàzquez Montalbàn? in https://sellerio.it/it/catalogo/Io-Franco/Zquez-Montalb/8899)

Quella Carmen non è la protagonista dell’opera di Georges Bizet. La tragedia è comunque nell’aria: si tratta della nobildonna spagnola María del Carmen Polo Martínez-Valdés, signora di Meirás, moglie del dittatore Francisco Franco, morto nel 1975, dopo una lunga agonia, cui Manuel Vàszquez Montalbàn dà voce nel suo capolavoro letterario. Autobiografia finta per un Franco autentico anche nelle sue pieghe famigliari. L’eco di quella domanda ossessiva, perennemente inquisitoria come lo fu il regime franchista, fascista e illiberale, risuona oggi dinanzi agli orrori della guerra in Ucraina. Particolare non trascurabile, però, l’habitat politico è quello delle democrazie occidentali, della nostra democrazia, dove dovrebbe essere consentito di rigore il diritto a dire “no” alla guerra. Ma, senza perifrasi o giri di parole che volutamente nascondono quella profanazione del diritto alla vita che si riassume in una frase manichea: “è necessaria la guerra per arrivare alla pace”. Frase celebre che riduce tutto alla filosofia del semplicismo per turlupinare le masse, vergata con grande soddisfazione sui biglietti da visita dei mercanti di morte, dei produttori di armi e ripetuta con ammirevole verve dal pappagallo di turno nei talk show. Mai che a qualcuno venga in mente di ricordare quanto la pace imposta possa essere foriera di altre guerre. “Con chi sta?”. Ma non sarebbe più umano domandare, invece, “con chi non sta?”, in modo da poter isolare chi lavora per uccidere, ognuno con le proprie ragioni di potere che mai hanno coinciso, oggi come ieri, con i più deboli, i più fragili, i più esposti, i più pacifici? Allora, alla domanda potremmo rispondere, fuori dal conformismo obbligatorio per non sentirsi “traditori”: “non sto con Putin, l’invasore che massacra il popolo ucraino”; “non sto con chi minaccia la bomba nucleare, anche se specifica con irridente cortesia che userà “soltanto” armi tattiche nucleari”; “non sto con chi vìola l’autodeterminazione dei popoli”. Poi, potremmo anche aggiungere: “Non sto con chi chiede armi e con chi gliene invia”; “non sto con chi emette giudizi a raffica dall’alto di una storia che racconta ripetute intromissioni nella vita di altri Paesi, di guerre ingiustificate, di falsità per aggredire altri Stati, di prepotenze reiterate, di sprezzante applicazione del vassallaggio internazionale”; “non sto con chi decide a sua totale discrezione quali sono i morti buoni e quali quelli cattivi”; “non sto con chi decide se un dittatore dalle mani insanguinate è il male minore o se dev’essere demonizzato e magari eliminato”; “non sto con chi” è bulimico con la guerra e anoressico con la Pace”. In ultimo “non sto con chi” si proclama difensore di valori che sono in netta contraddizione con i suoi comportamenti e sostiene di parlare con il cuore, mentre l’unica cosa che ha veramente a cuore sono i suoi affari. Tutto questo accade oggi. Un presente, ed è giusto e sacrosanto affermarlo, in cui misuriamo l’avanzamento della barbarie, la distruzione della natura e dell’ambiente in Ucraina, dopo che per mesi ci siamo emozionati al “bla, bla, bla” di Greta Thunberg, l’inflazione in libera uscita, la riduzione di generi alimentari di prima necessità in Paesi già denutriti, l’aumento del debito pubblico nazionale, delle tariffe dei servizi e delle diseguaglianze, il rallentamento della crescita economica, il fantasma sempre più reale della recessione. Nere prospettive che, forse, avrebbero indotto persino l’austera donna Carmen Polo a riservare per tempi migliori la domanda “Da che parte sta?”.


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