Alagna 1944: quando i Carabinieri scelsero la strada della Resistenza
- Antonio Nicolosi
- 1 giorno fa
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di Antonio Nicolosi*

L’82ª commemorazione di Alagna non ricorda soltanto una strage. Ricorda una scelta e ci permette di allargare la visuale del contesto storico che fu per molti quello di "non stare a guardare" gli eventi. No, no, non si può sempre stare a guardare!, dice, infatti, il sottotenente Alberto Innocenti, interpretato magistralmente da Alberto Sordi, nel film Tutti a casa.
La scelta, dunque, che dopo l’8 settembre 1943 migliaia di uomini in divisa decisero di fare: restare fedeli allo Stato, non al regime che avrebbe preso la forma della Repubblica di Salò. L’8 settembre è stato lo spartiacque, da cui è necessario cominciare la riflessione su ciò che fu il crollo e, appunto, la scelta. L’8 settembre 1943 l’Italia firma l’armistizio. Lo Stato si dissolve, le forze armate sono lasciate prive di ordini. Per l’Arma dei Carabinieri è un terremoto istituzionale. I tedeschi chiedono ai Carabinieri di passare alle dipendenze della RSI.
La risposta è triplice:
1. La deportazione. Circa 20.000 carabinieri rifiutano e vengono deportati in Germania come IMI - Internati Militari Italiani. Molti moriranno nei lager.
2. La collaborazione forzata. Alcuni, sotto minaccia, restano nella "Guardia Nazionale Repubblicana".
3. La Resistenza. Migliaia disertano, si nascondono, rientrano a casa e riprendono le armi. Ma non come singoli, come Carabinieri.
È qui la differenza fondamentale, detto senza retorica, perché non vanno dimenticati i tempi che erano d'occupazione di un esercito straniero: quegli uomini non smisero di essere Carabinieri. Portarono con sé il giuramento, la divisa, l’idea di legalità anche nella clandestinità. I carabinieri nella Resistenza non furono solo combattenti. Portarono nella lotta partigiana qualcosa che le altre formazioni non avevano: il senso dello Stato.
Non solo essi fungevano da Intelligence e controspionaggio. Grazie alla rete di stazioni su tutto il territorio, i carabinieri conoscevano il territorio, le persone, i fascisti. Divennero il servizio informazioni dei partigiani. Essi, militari di truppa, ufficiali e sottufficiali, come Ugo Longato ad Alagna, organizzarono bande, insegnarono disciplina, crearono collegamenti tra formazioni diverse e si prodigarono per la tutela dei cittadini. Dove andavano i Carabinieri, la popolazione si sentiva più protetta. Rappresentavano la continuità dello Stato, anche senza Stato.
Il prezzo, del sacrificio, fu altissimo. Oltre 2.600 carabinieri caddero nella Guerra di Liberazione. 200 furono decorati con Medaglia d’Oro al Valor Militare. Ad Alagna gli 8 carabinieri di Longato furono fucilati insieme a 7 partigiani. Non morirono "da partigiani". Morirono da Carabinieri che avevano scelto la parte giusta della storia.
Il senso della loro vita da Carabiniere era la legalità, contro qualsiasi violenza. La scelta dei Carabinieri è sempre stata quella di essere vicini ai cittadini. Il fascismo e i nazisti volevano ridurre l’Arma a polizia politica.
I Carabinieri che entrarono nella Resistenza fecero l’opposto: usarono la divisa per difendere la legge contro chi la calpestava. Per questo il tenente della Gnr Guido Pisoni, nel 1944, fu uno dei tanti che proibì i funerali di questi martiri. Lo scopo era quello di cancellare anche il simbolo. Voleva dire: "non siete più lo Stato". Quello democratico.
Questi eventi ci hanno lasciato l’eredità nella Costituzione. È per questo che i Padri costituenti non vollero smilitarizzare i Carabinieri. Li vollero dentro la nuova Repubblica, come "Forza armata in servizio permanente di pubblica sicurezza". La frase di Calamandrei "andate nelle montagne dove caddero i partigiani" vale anche per i Carabinieri. Perché sulle montagne la Resistenza non fu solo ideologica. Fu istituzionale. Fu il momento in cui l’Arma dimostrò che la sua fedeltà non era a un governo, ma ai principi: Patria, Onore, Legalità.
La patria per cui morirono non era un territorio. Era l’idea di una Repubblica fondata sul diritto. Una Repubblica che oggi, deve riconoscere formalmente quel debito verso quei Carabinieri che con sprezzo del pericolo hanno donato la loro vita alla Nazione.
In conclusione. Pretendiamo una Nazione con una memoria attiva. Ricordare i Carabinieri, eroi della Resistenza non è nostalgia. È capire che la democrazia nasce da scelte e atti concreti. I Carabinieri della Resistenza ci insegnano che la forza di un’Istituzione non è nelle armi, ma nella capacità di dire "no" quando l’ordine è ingiusto. Oggi quando onoriamo questi eroi non facciamo un appello ai morti. Facciamo un appello ai vivi: a custodire un’Arma che, nel momento più buio, scelse di stare dalla parte della libertà.
Perché una Istituzione è forte quando cervello e corpo sono tutt’uno. Quando l’ordine e la coscienza coincidono. Come accadde ad Alagna il 14 luglio 1944.
*Segretario generale UNARMA Associazione sindacale carabinieri













































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