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A Natale vogliamo i pescatori di Mazara del Vallo

di Menandro|

Come eravamo. La nostalgia ci prende al ricordo di che cosa era l’Italia sul proscenio internazionale, qual era il suo ruolo centrale nel Mediterraneo, quanto pesavano nella diplomazia e nell’economia i suoi rapporti con i Paesi rivieraschi, dalla Libia, alla Tunisia, all’Algeria, allo stesso Egitto. Eravamo un Paese che in età repubblicana ha avuto alla Farnesina, metonimico del ministero degli Esteri, figure di statisti della statura di Alcide De Gasperi, Pietro Nenni, Carlo Sforza, Giuseppe Pella, Attilio Piccioni, Gaetano Martino, Amintore Fanfani, Antonio Segni, Giuseppe Saragat, Giuseppe Medici, Aldo Moro. Da metà degli anni Settanta sono comparse anche le ombre, ma la qualità del lavoro diplomatico nel complesso è stato sostenuto con dignità dai vari Mariano Rumor, Arnaldo Forlani, Franco Maria Malfatti, Emilio Colombo, Giulio Andreotti, Gianni De Michelis, Beniamino Andreatta, Leopoldo Elia, Antonio Martino, Susanna Agnelli, Lamberto Dini, Renato Ruggiero, Massimo D’Alema, Giulio Terzi di Sant’Agata, Emma Bonino, Paolo Gentiloni. E l’oggi? Rispondiamo con l’ultima notizia: i pescatori di due pescherecci della marineria di Mazara del Vallo, quasi una ventina, sono ancora detenuti dal primo settembre nelle carceri della Libia. Non si sa se trascorreranno il Natale con le loro famiglie. Eppure, il Memorandum Italia-Libia, che trasferisce 58 milioni di euro dal nostro erario alle casse del governo (?) libico è in vigore dal febbraio del 2017, ed è puntualmente rinnovato. Eppure continua il silenzio, che in questi casi è sempre assordante, soltanto perché il bon ton ci impone di non dire che è vergognoso e disgustoso. Stamane, però, il silenzio è stato rotto con l’annuncio della ripresa dei contatti con la Libia. O meglio, la possibilità che sia la Francia – ripeto la Francia, il Quai d’Orsay – ad affrontare la scottante questione grazie all’amicizia con il generale libico Khalifa Belqasim Haftar, l’uomo forte della Cirenaica che si oppone al governo di Tripoli con l’appoggio dell’Egitto, un personaggio pluricandidato all’Oscar per trame oscure e colpi di stato. Dunque, abbiamo assunto la Francia come procuratrice legale. In altre parole, l’Italia è talmente autorevole e potente – altro che nostalgia del passato – da incaricare altri di risolverle i problemi. Certo, si potrebbe obiettare che l’autorevolezza di solito mette al riparo dai problemi. Ma, per un Paese che ha saputo battere la povertà per decreto, che cosa vuoi che riportare in patria i suoi pescatori incarcerati? Naturalmente, nel rispetto del DCPM, il ministro degli Esteri eviti loro assembramenti…

 
 
 

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