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Prodotto interno lordo e aritmetica

di Pietro Terna |

Il serissimo ministro Gualtieri, intervenendo a Cernobbio (business are business, tanto che neanche il virus ferma il forum Ambrosetti), ha affermato1 che la caduta del PIL a fine anno non sarà a due cifre, con un rimbalzo già nel terzo trimestre. L’ha fatto servendosi dei dati sul buon andamento recente delle entrate tributarie, quindi partendo da una base assai solida. Per fortuna, una voce autorevole che esce dal coro dei catastrofisti. Con voce assai più flebile, avevo provato anche io a uscire dal coro, sin da fine marzo, scrivendo per La Porta di Vetro2, misurando la caduta produttiva tramite i consumi elettrici e invitando a non rappresentare la situazione ancor più grave di quel che già era. Poi ancora in aprile e maggio, con brevi appendici numeriche in cui collocavo intorno al 5 per cento la diminuzione annuale del PIL italiano, quando gli osservatori internazionali stimavano oltre il 12 per cento la caduta per l’Italia. Con i dati che abbiamo ora, siamo quasi sicuri non saremo lontani da una riduzione tra il 6 e il 7 per cento, che prudentemente il ministro ha riassunto prevedendo che la discesa del PIL italiano, nel 2020 non “sarà a due cifre”. Non c’è da festeggiare, ma possiamo evitare di paralizzarci per la disperazione. Il calcolo è puramente aritmetico, usando i dati trimestrali Istat a prezzi costanti e destagionalizzati. I quattro trimestri del 2019, in miliardi di euro, valgono 431+431+431+430=1.723; quelli già conclusi del 2020 valgono 407 e 355; aggiungendo valori uguali a quelli del 2019, il totale 407+355+431+430=1.623, con una diminuzione del 5,8 per cento. Può essere ragionevole immaginare che i valori 2020 del terzo e quarto trimestre siano peggiori di quelli del 2019 e anche che usando i dati destagionalizzati il terzo trimestre pesi più del dovuto, ma anche correggendo non ci si discosta moltissimo da quella diminuzione. Certo hanno avuto effetto i provvedimenti di aiuto all’economia e alle persone, anche se molti sono ancora da attuare completamente. Quel che più conta è che la grande macchina dell’economia ha mostrato la capacità di rimettersi in moto, anche se molti ingranaggi sono ancora fermi, si pensi ad esempio alla ristorazione, tanto importante nelle città in simbiosi con il lavoro di ufficio. Con la ripartenza della scuola, capiremo meglio la situazione. Ancora l’aritmetica ci può aiutare a ragionare di ripresa e di debito pubblico. Marcello Minenna1, su Il Sole24Ore, ha analizzato la nuova politica moderatamente inflattiva delle Banche centrali, sottolineando che l’obiettivo di una inflazione al 2 per cento in media pluriennale, dopo anni di inflazione a zero o addirittura negativa, può portare Stati Uniti e Europa a ritrovare aumenti dei prezzi annualmente ben superiori quel valore. L’obiettivo primario è il rilancio dell’economia, ma – aggiungo – anche dal punto di vista del debito pubblico la cosa ha molto fascino. Un piccolo calcolo: tassi negativi, ad esempio, al -1 per cento, e inflazione al 4 per cento equivale in tre anni a cancellare in termini reali il 15 per cento del debito pubblico. Dite se è poco! Cambiare gli obiettivi di inflazione è impossibile in Europa, per via della Germania? Il quadro sta rapidamente mutando. Da Le Monde dell’8 settembre, a p.20 leggiamo (mia traduzione) che “l’impressionante cambiamento di paradigma economico osservato in tutto il Reno dal marzo 2020 è una risposta forzata alla crisi di Covid-19” e che quel cambio di rotta “corrisponde anche a un cambiamento concettuale a più lungo termine tra gli economisti tedeschi”. Dall’aritmetica dei dati alla grande innovazione nella politica economica dell’Europa: osserviamo tutto con molta attenzione, per orientare le nostre scelte. _______

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