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L’agenda politica della settimana: alla ricerca del dialogo in un Paese di sciamani e stregoni

a cura di Claudio Artusi |

Nella settimana trascorsa è stato pubblicato il 55.mo rapporto del CENSIS. La serietà dell’Istituto ne fa da sempre uno strumento riconosciuto da tutti come fra i più seri per fotografare qualitativamente e quantitativamente la situazione del Paese. Quest’anno, più dei precedenti, sono emersi elementi a dir poco sorprendenti che ci inducono a chiederci se siamo ancora un paese normale. In ordine: il 5,9% (tre milioni di persone) insiste nel dire che la Covid-19 non esiste! Il 30,4% della popolazione è convinto che i vaccini che vengono somministrati sono sperimentali, il 10,9% che siano inutili! Il 12,7% ritiene che la scienza provoca più danni che benefici. Lasciando il tema Covid: il 19,9% è convinto che la tecnologia 5G è nata per controllarci (paranoia?). Il 10% sostiene che l’uomo non è mai sbarcato sulla luna. Il 5,9% è “terrapiattista”. Per onestà e chiarezza per fortuna il rapporto Censis è anche ricco di dati e commenti fondati e seri, ma l’atipicità di quanto sopra riportato (che riguarda anche fasce di popolazione acculturate) lo induce a fare il seguente commento: “una fuga fatale nel pensiero magico, stregonesco, sciamanico, spia di un fenomeno più ampio, un disagio che ha radici profonde”. Mi fermo qui con le citazioni, sperando che le stesse inducano a leggere il rapporto nella sua interezza. Mi sia consentito un riferimento personale: chi, come me, è nato nel secondo dopoguerra nel profondo Sud, ha convissuto con la potenza della superstizione. Chiaroveggenti e cartomanti erano valvole di sfogo e lenimento dell’ignoranza e della disperazione (nel suo valore etimologico di senza speranza). L’istruzione di massa, lo sviluppo, la radio e la televisione, il miglioramento della qualità di vita hanno allontanato dalle nostre popolazioni queste nubi. Ma, evidentemente, la paura dell’ignoto e la scoperta che non siamo i padroni del mondo, spingono nuovamente fasce significative di popolazione verso l’irrazionale e, nel tempo della tecnologia, chiaroveggenti e cartomanti si sono reinventati blogger e ciarlatani mediatici. Dobbiamo capire il fenomeno e tenerne conto, anche in politica. Il Movimento Cinque Stelle delle origini aveva catturato ed incanalato non tanto l’irrazionale, quanto la sfiducia ed il disprezzo per le istituzioni. Diciamo la verità, il popolo dei “vaffa” non era proprio l’espressione di una evoluzione virtuosa dell’impegno politico, ma aveva il merito di arginare altre forme espressive di questi sentimenti. Questa settimana, il Movimento Cinque Stelle si può dire che ha ultimato il suo percorso di “normalizzazione” con l’accettazione, via referendum, del finanziamento pubblico. Ora è un partito come gli altri, come gli altri alla ricerca di un senso da dare alla sua azione, ma certo non può svolgere quel ruolo di collettore dello scontento e del disagio. E allora? Come si parleranno il paese disegnato dal Censis e l’attuale articolazione dei partiti politici? Vi è una “terra di mezzo” su cui operare anche sul lungo termine in cui l’educazione, la cultura, i valori, la sussidiarietà devono tessere la trama del dialogo. Gli appuntamenti istituzionali ed elettorali prossimi non potranno essere risolutivi, ma che siano almeno dei facilitatori del dialogo fra le parti del paese così lacerate.

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