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“In piazza per respingere il fascismo, contro la deriva antidemocratica”

di Alessio Ferraris|

Domani, 16 ottobre, le Confederazioni nazionali manifesteranno unite a Roma per riaffermare i principi e i valori della nostra Costituzione, i diritti fondamentali della convivenza civile e per respingere ogni forma di violenza, illegalità e di eversione. Punti fermi che è bene ribadire, senza timore di cadere nella retorica. In particolare, i punti fermi di una democrazia devono ritornare in campo quando il “girato” quotidiano offre immagini con cui qualcuno si sente vellicato a credere di poter riportare indietro le lancette dell’orologio della storia. Cgil, Cisl e Uil manifesteranno dunque perché non si vuole rivedere mai più l’immagine di un attacco squadristico alla sede nazionale della Cgil di una settimana fa. Tutto il sindacato confederale italiano – bersaglio negli ultimi mesi di intimidazioni, minacce e provocazioni da parte di frange estremiste – sceglie la piazza, ritorna ad occupare il suo spazio naturale d’incontro con i cittadini e i lavoratori che è anche luogo simbolo della partecipazione e della vita democratica per reagire e rispondere con determinazione ai rigurgiti del fascismo misto a xenofobia e intolleranza che continuano ad avvelenare la vita del nostro Paese senza soluzione di continuità, purtroppo. Sarà una mobilitazione civile aperta a tutti: ai giovani e alle famiglie. “Mai più fascismi. Per il Lavoro, la Partecipazione, la Democrazia”: questo lo slogan che si è scelto per far sentire la voce e presenza fisiche, in un momento di forti tensioni sociali, in cui è necessario contrastare chi, anche in forma spavalda, soffia sul fuoco del malcontento generato dalla pandemia per perseguire disegni ideologici farneticanti e alimentare pretestuosi rancori e contrapposizioni di stampo populistico. Con la manifestazione di domani si vuole esprimere ancora una volta la visione di una società che si basa sul lavoro e sullo sviluppo, sulla partecipazione e sul pluralismo delle idee, sul coraggio delle scelte e l’assunzione di responsabilità e sull’inclusione e la coesione sociale che sono il centro motore dell’azione quotidiana contro le diseguaglianze, le ingiustizie e i soprusi. Il vile attacco alla sede nazionale della Cgil coinvolge tutto il sindacato e le forze democratiche che in questi mesi si sono impegnate per superare la grave crisi sociale e occupazionale del paese generata dalla pandemia. Andare assalto di una sede sindacale, che è la casa di tutti coloro che credono in una società di diritto e democratica (lavoratori, pensionati e cittadini), equivale a voler cancellare nel segno della prepotenza decenni di lotte e di conquiste, la storia e il sacrificio di tante donne e uomini che hanno dato anche la loro vita per consegnarci questa importante eredità. Non è la prima volta che il sindacato unitario alza un argine contro la violenza, l’illegalità e l’eversione. È una storia che arriva da lontano. Negli “anni di piombo” e della strategia della tensione in cui estremismo rosso e nero si mescolavano a danno della democrazia, con l’eversione fascista e stragista che piazzava bombe sui treni e nelle piazze, Cgil, Cisl e Uil sono sempre state in prima fila per sradicare l’odio e il pregiudizio ideologico. Domani si prosegue sulla stessa rotta. Oggi come ieri gli obiettivi non sono né diversi, né distanti tra loro, comunque finalizzati a creare lavoro e redistribuzione della ricchezza attraverso la strada delle riforme che ha il suo primo traguardo nell’intesa organica sulla gestione del Pnrr, ammortizzatori sociali, politiche attive, fisco e pensioni. Non è più il momento delle ambiguità e dei tatticismi politici se si vuole davvero respingere ogni tentativo di deriva antidemocratica.

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