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Draghi e la crisi: la “discesa in campo” del Quirinale

di Claudio Artusi|

Il presidente Mattarella tutto è tranne che uomo dai colpi di testa. Da sempre gli ammiratori lo definiscono prudente, i detrattori pavido. La sua decisione di ieri di convocare Mario Draghi non è pertanto nelle sue corde né nei tempi, né nei modi. Dinanzi ad un tavolo che faticava sì a trovare una sintesi programmatica, ma comunque non era giunto a sancire una rottura, non ha concesso neanche 24 ore di tempo all’incarico esplorativo del presidente della Camera Roberto Fico. È passato direttamente ad un piano B, certamente pensato e preparato (da quando?), che apparentemente è rischiosissimo (a meno che…), sia perché è oscura, incerta, informe la possibile maggioranza che si dovrebbe costituire in Parlamento per la fiducia a Draghi, sia perché un suo fallimento brucerebbe non solo la credibilità della principale riserva della Repubblica, ma la credibiltà stessa del Paese nei riguardi delle Cancellerie internazionali, nelle casse delle quali ricordiamo vi è buona parte del debito attuale e futuro del nostro paese. Siamo dunque di fronte ad un azzardo, fatto da persona, il nostro presidente, che non ama gli azzardi. Chiediamoci dunque perché, senza fare dietrologie, ma solo considerazioni di buon senso. Evidentemente dal punto di osservazione del Quirinale la situazione, non solo e non tanto pandemica, ma socio economica, è molto, molto preoccupante. Alzata la nebbia nel dopo Covid-19 i “danni di guerra” che troveremo forse sono ben peggiori di quelli che immaginiamo. Dunque, primo messaggio ai naviganti: siamo e saremo in grave emergenza, quindi occorrono modi e mezzi di governance da stato in guerra. Secondo messaggio: i mercati o meglio i nostri principali creditori non sono disponibili a darci altro credito (altro che Recovery fund e MES!). Quindi occorre un garante, ma con pieni poteri in modo che possa fare, come quando ha salvato l’euro, “whatever it takes”, ad ogni costo. La domanda è: “tutto ciò è stato preparato in solitudine nell’Olimpo del Quirinale?” Mi auguro di no. Forse qualche parte l’ha avuta Renzi quando è tornato a fare il demolition man apparentemente contro gli interessi suoi e del suo gruppo. Possibile che Gentiloni (che pure era un possibile candidato alla successione di Conte) dal suo dicastero economico della Commissione Europea non abbia avuto sentore? È plausibile che qualche contatto vi sia stato con il dominus di Forza Italia Silvio Berlusconi e il suo secondo Antonio Taiani, di cui si puo’ dire tutto tranne che non si siano dimostrati nei momenti critici leali con le istituzioni. Vi sono poi i due grandi player in Parlamento: la Lega e i Cinque Stelle. Vedremo nei prossimi giorni, ma segnalo il silenzio assordante in questi ultimi tempi rispettivamente di Giorgetti e di Beppe Grillo. Nella storia repubblicana abbiamo avuto due momenti, con Azeglio Ciampi e con Mario Monti, in cui dinanzi a gravi rischi si è forzata la procedura di governance democratica: vedremo se e quanto accadrà qualcosa di simile nei prossimi giorni.

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