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Blocco dei licenziamenti: battistrada alla Riforma degli ammortizzatori sociali

di Alessio Ferraris|


Le mobilitazioni unitarie delle scorse settimane hanno prodotto significativi risultati. Il governo Draghi ha modificato la sua rotta iniziale sullo sblocco dei licenziamenti. Segno che le iniziative unitarie messe in campo da Cgil, Cisl e Uil, culminate nella manifestazione nazionale del 26 giugno a Bari, Firenze e Torino (nella foto su concessione della Cisl Piemonte), sono sinonimo di forza, come la storia insegna.

In questa circostanza il Sindacato confederale italiano ha mostrato l’antica capacità di fare sintesi al proprio interno e di guardare compatto ai grandi temi che riguardano milioni di lavoratori e pensionati. Non solo si è ripreso la piazza e la scena mediatica ma, cosa ancora più importante, ha costretto la politica e il governo a discutere, a confrontarsi e a cercare una soluzione condivisa con le parti sociali, accreditandosi come soggetto autorevole per un dialogo continuo e costante sulle riforme che servono al Paese e sulla futura gestione del Pnrr. In altri termini, un buon viatico verso una nuova fase di ripartenza, rinascita e ricostruzione del Paese dopo le macerie della Covid-19. Oltre alle decisioni assunte dalla cabina di regia del governo, guidata dal presidente del Consiglio Mario Draghi, e che sostanzialmente consistono nella proroga del blocco dei licenziamenti per il settore del tessile-moda-calzaturiero e la concessione di ulteriori 13 settimane di cassa integrazione straordinaria alle imprese in crisi che hanno terminato gli ammortizzatori ordinari, Cgil Cisl, Uil hanno chiesto e ottenuto, attraverso un avviso comune con le associazioni di impresa dei settori coinvolti dal blocco, l’impegno a utilizzare tutti gli ammortizzatori sociali previsti dalla normativa vigente (cassa integrazione, contratti di solidarietà difensivi ed espansivi, rimodulazione e riduzione dell’orario di lavoro) prima di avviare le eventuali procedure di licenziamento. Nell’avviso comune, firmato anche da Confapi e Alleanza Cooperative Italiane, si intravedono le basi di quel “Patto Sociale” sollecitato da tempo in cui lavoro e coesione sociale ritornano il centro delle politiche economiche e sociali del governo. E nell’avviso comune si rileva anche l’impegno di tutti i firmatari a definire rapidamente la riforma degli ammortizzatori sociali, l’avvio delle politiche attive e gli interventi sulla formazione continua e permanente. Questa riforma, attesa da diverso tempo e annunciata per le prossime settimane, deve contenere chiari e importanti elementi di universalità, solidarietà e inclusività. Resta fondamentale anche dare subito un impulso decisivo alle politiche attive. Per questo, non si può che salutare con soddisfazione l’istituzione di un fondo per il potenziamento delle competenze e la riqualificazione professionale contenuto nel nuovo decreto e per ora alimentato da 50 milioni di euro per l’anno in corso, finalizzato a contribuire al finanziamento di progetti formativi per quei lavoratori beneficiari di trattamenti di integrazione salariale e di Naspi che l’Inps assicura a chi ha perduto involontariamente l’occupazione.

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