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Alessio Ferraris rieletto segretario Cisl Piemonte

di Michele Ruggiero|


Un plebiscito a chiusura del XIII congresso regionale: 90 voti su 94. Alessio Ferraris rimane in sella al vertice della Cisl Piemonte. Con 256mila iscritti in regione (https://www.laportadivetro.org/wp-content/uploads/2021/08/model_edr.pdf ), il sindacato d’ispirazione cattolica, fondato nel 1950 da Giulio Pastore, è articolato in 22 federazioni regionali e 4 Unioni sindacali territoriali. Ferraris avrà al suo fianco Luca Caretti, nuovo segretario generale aggiunto e Bruna Tomasi Cont, segretaria organizzativa e amministrativa.

Un passo nel presente con Alessio Ferraris e l’altro davanti verso futuro, con il cinquantenne Luca Caretti. La Cisl ha scelto come si era abituati un tempo nelle grande organizzazioni: il buon senso al servizio di un programmato ricambio generazionale. L’alessandrino Ferraris rimane a capo di un sindacato che ha guidato in questi anni con mano felpata sempre con la prua rivolta in direzione dell’unità, guardando a far prevalere l’intesa e il dialogo con gli omologhi vertici di Cgil e Uil nell’interesse dei lavoratori. Un’operazione tutt’altro che agevole, sia per le difficoltà intrinseche ai rapporti nazionali, sia per le presenze esterna e interna di categorie dal fibrillante dna, in primis i metalmeccanici. Categoria, quella della Fim Cisl, tradizionalmente poco incline alla temperanza, ma sempre disponibile alla vis polemica, alimentata a ciclo continuo fino a pochi anni fa dalla personalità esuberante e spiccata dei suoi vertici che aveva come primo effetto collaterale la scarsa empatia verso i dirigenti delle altre sigle sindacali, in particolare quelli della Fiom Cgil. A scavare il solco sindacale, com’è noto, provvedeva soprattutto la vertenza Fca con annesse promesse di Sergio Marchionne sul futuro degli stabilimenti italiani. Contrapposizioni ricambiate al limite di insofferenze personali reciproche che si nutrivano anche di un grado di competitività e rivalità accesa nelle fabbriche. Un livello divisivo e mal contenuto, da cui Alessio Ferraris ha sempre mantenuto al riparo la Cisl regionale, senza per questo rinunciare al proselitismo e alle tessere, manovrando però con prudenza la leva dello scontro diretto, usata come soluzione estrema, mai come prassi generalizzata o prima regola di vita, sindacale. I risultati sono dalla sua parte. L’ancoraggio alla coesione pratica da Alessio Ferraris ora permea le categorie e gli stessi metalmeccanici della Fim, in cui è stato anticipato il salto generazionale, riflettono una maggiore attenzione all’unità sindacale. Del resto, una su tutte, la sfida che impone il confronto con Stellantis per la conservazione dei posti di lavoro a Mirafiori reclama progettualità e soprattutto coraggio nel percorrere soluzioni indifferibili. Un esempio: la riduzione dell’orario di lavoro che spetta ai sindacati affrontare sia in Italia, sia con un’azione coordinata a livello europeo. Un altro esempio: la partecipazione dello Stato italiano a investire nell’azionariato di Stellantis, dove è presente l’Eliseo, che pesa e conta, secondo una “grandeur” di gollista memoria, sempre utile quando il capitalismo diventa arrogante e predatorio. Non è il caso di Stellantis. Ma i milioni di euro che possono allettare il suo amministratore delegato di Carlos Tavares non sono diversi da un paese all’altro, non hanno nazionalità, e dunque, non c’è ragione per cui non possano ritornare sotto forma di dividendo anche in Italia, come in Francia. Non è casuale, anche se non vi è una stretta correlazione con quanto scritto sopra, che tra le prime dichiarazioni a caldo di Alessio Ferraris vi sia stato il richiamo alla decisione della Giunta regionale di far partire per il 7 aprile prossimo la cabina di regia sul Pnrr, prevista dal protocollo siglato il 23 dicembre 2021. Fondi che potrebbero rientrare nell’intesa con Stellantise. E non è casuale, in proposito, che sempre lo stesso Ferraris si sia richiamato all’azione (premiata) comune delle tre confederazioni regionali di Cgil, Cisl, Uil.

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