Un "ombrello nucleare" per l'UE
La proposta francese e l'opzione europea, settima e ultima parte
di Vincenzo Camporini e Domenico Moro*

La “dimensione europea” della deterrenza francese: primo passo verso una via europea alla deterrenza nucleare?
Con il presente lavoro si vuole contribuire ad una discussione su un punto sempre meno eludibile, vale a dire una politica europea di deterrenza nucleare, ma senza che questa assuma il significato di una corsa europea al riarmo, il cui risultato sarebbe l’accentuazione dell’instabilità politica mondiale. È fuor di dubbio che l’Ue abbia il problema di una politica di deterrenza estesa al nucleare, per almeno due ragioni. La prima è la conseguenza dell’aggressione russa all’Ucraina. Quest’ultima non va considerata come un’azione circoscritta, ma piuttosto come la manifestazione più evidente del fatto che la politica dell’allargamento dell’Ue, per la prima volta, è osteggiata sul piano militare. Ne sono la prova le recenti minacce della Russia nei confronti dell’Armenia, non appena quest’ultima ha ribadito la sua intenzione di aderire all’Ue. Così come ne sono la prova la presenza militare russa in Moldavia e in Georgia. È indubbio che, dal punto di vista russo, vi sia il più che fondato timore del fatto che l’allargamento dell’Ue possa anche comportare l’allargamento della NATO, un dubbio che è destinato a trascinarsi nel tempo fino a quando l’Ue non avrà una propria politica estera e di sicurezza.
La seconda ragione è dovuta alla crescente incertezza sulla disponibilità americana a garantire la sicurezza europea, anche con il ricorso all’arma nucleare. L’attuale Amministrazione americana si distingue per segnali all’Europa apparentemente contraddittori, come l’annuncio del ritiro di parte delle truppe americana dalla Germania e da altri paesi, seguito dall’annuncio di segno opposto di un aumento delle stesse in Polonia. In realtà, vi è una linea costante, sostenuta da vari esponenti dell’Amministrazione, che consiste nel ripetuto invito all’Europa a provvedere da sé alla propria sicurezza. La recente notizia relativa alla riduzione di un terzo delle piattaforme aeronavali assegnate alla difesa dell’Europa (New York Times, 2026)[1], sono una conferma della progressiva riduzione dell’impegno americano in Europa. Come è stato fatto notare da alcuni analisti, questa significativa riduzione dell’apparato militare americano di stanza in Europa, indebolisce anche la deterrenza nucleare a sua difesa (Masala, 2026).
Nei paragrafi precedenti si è cercato di ipotizzare quali possono essere le condizioni affinché l’ombrello nucleare che la Francia è disponibile ad offrire ai paesi europei, sia trasformato in un ombrello nucleare per l’intera Ue, pur preservando la condizione, ribadita da Macron, di riservare alla Francia la decisione ultima sul suo impiego. Un passo fondamentale da compiere, affinché l’ombrello nucleare copra, di fatto, il territorio dell’Ue, è che quest’ultima, anche su iniziativa di un’avanguardia di paesi, si doti di un’autonoma forza multinazionale con la partecipazione della Francia.
In ipotesi, questa forza convenzionale europea, integrata dalle forze armate nazionali, costituirebbe il primo fronte di resistenza nel caso di aggressione all’Ue e il Consiglio europeo di sicurezza, perdurando le ostilità, dovrà investire il Consiglio europeo della questione, al fine di valutare l’impiego dell’arma nucleare ricorrendo, in primo luogo, al colpo di avvertimento nucleare previsto dalla strategia francese. In definitiva, la politica europea di deterrenza sarà quindi la conseguenza di decisioni sia strettamente politiche che militari; sia a livello forze convenzionali che della deterrenza nucleare. L’avvio di una cooperazione strutturata permanente o, come sostenuto da più parti, di una Schengen della difesa (Le Monde, 2016) sarebbe una decisione politica che invierebbe un forte segnale ad un eventuale aggressore.
Mentre sul piano strettamente militare, una forza multinazionale europea sarà un passo comune decisivo verso la definizione di una comune visione strategica, così come dell’interoperabilità e della standardizzazione degli armamenti. La fase della mobilitazione, nel caso di fortitensioni internazionali o di minacce di aggressione da parte di paesi terzi, potrà avvenire, oltre che con l’istituzione del Consiglio europeo di sicurezza, con un’integrazione dei trattati che preveda l’accertamento, da parte di quest’ultimo, dello “stato di difesa”. In un contesto politico-istituzionale di questo tipo, sembra realistico pensare che la dimensione europea della politica di dissuasione nucleare di cui ha parlato Macron nel corso del discorso del 2 marzo scorso, possa essere parte integrante della politica di deterrenza europea da sviluppare e su cui è necessario aprire una profonda riflessione. Questo lavoro vuole essere un primo modesto contributo in quella direzione.
*Vincenzo Camporini, consigliere scientifico Istituto Affari Internazionali è stato Capo di stato maggiore dell’Aeronautica militare e Capo di stato maggiore della difesa.
Domenico Moro, esponente del Movimento Europeo, è membro del Comitato federale del Movimento federalista europeo.
Fine
I precedenti articoli in:
https://www.laportadivetro.com/post/un-ombrello-nucleare-per-l-ue-4; https://www.laportadivetro.com/post/un-ombrello-nucleare-per-l-ue-3;
Il saggio che abbiamo presentato a puntate è stato pubblicato lo scorso luglio nella collana Policy Papers della Fondazione CSF.
La Porta di Vetro ringrazia gli autori per la loro disponibilità.
Note
[1] Si tratta della riduzione del numero di caccia F-16 e F-15E da circa 150 a 100; della riduzione degli aerei da ricognizione marittima da 26 a 15 e di tutti gli otto aerei cisterna per il rifornimento in volo precedentemente a disposizione dell'Europa; della riassegnazione di un sottomarino lanciamissili e di una portaerei, insieme a diverse navi da guerra e a decine di aerei che partecipano alle missioni della portaerei;
e della riassegnazione di uno dei due gruppi di bombardieri precedentemente assegnati alla difesa dell'Europa, vedi New York Times (2026, 12 giugno), U.S. Plan Is Said to Pull a Third of Fighter Jets It Provides NATO for Europe,https://www.nytimes.com/2026/06/12/world/europe/us-nato-cuts-drawdown-jets.html?smid=nytcore-ios-share.











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