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Un "ombrello nucleare" per l'UE

2 giorni fa
Tempo di lettura: 5 min

La proposta francese e l'opzione europea, terza parte


di Vincenzo Camporini e Domenico Moro*



Le criticità della proposta di Parigi  

Per quanto, a proposito degli “interessi vitali” della Francia, Macron sia stato ambiguo è difficile non vedere che essi coincidono con il territorio europeo. Non vi è solo il fatto dell’integrazione dell’industria francese della difesa con il resto dell’industria europea, ma anche l’integrazione del sistema finanziario francese con quello dell’eurozona.

Si tratta certamente di rafforzare questa coincidenza di interessi e il punto su cui si può lavorare è la complementarità che la nuova dottrina francese stabilisce tra lo strumento della dissuasione nucleare e il rafforzamento delle capacità di difesa convenzionali. Quest’ultimo passaggio è indispensabile per alzare la soglia del possibile ricorso all’arma nucleare. Perché questa complementarità abbia una dimensione europea, diventa decisiva l’istituzione di una forza multinazionale europea, a cui partecipi anche la Francia, in capo alle istituzioni europee. Con una scelta di questa portata sarebbe difficilmente sostenibile l’idea che la decisione ultima sull’impiego dell’arma nucleare resti una competenza esclusivamente francese. La sicurezza europea si affermerebbe quale bene pubblico indivisibile. Non ci potranno essere parti del territorio dell’Unione potenzialmente sacrificabili sull’altare della dottrina militare francese, solo perché non considerabili parte dell’ambiguità strategica: la sicurezza del territorio dell’Ue in quanto tale sarebbe esclusa da questo tipo di calcoli. Del resto, se, in ipotesi, tutti i paesi dell’Ue dovessero accettare l’invito di Macron di discutere insieme l’estensione dell’ombrello nucleare francese all’Europa, sarebbe problematico negare che gli “interessi vitali” della Francia non coincidano con il territorio dell’Ue.

 

Le conseguenze per il Nuclear Planning Group della NATO

Le conseguenze per la NATO della dottrina francese sulla dissuasione nucleare, sebbene vista come ad essa complementare, sono significative. La ragione principale è dovuta al fatto che la strategia di dissuasione nucleare della NATO e della Francia sono radicalmente diverse. La dottrina militare della NATO continua ad essere parte della strategia della flexible response elaborata negli anni ’60 del secolo scorso da Robert McNamara, allora Segretario della difesa USA con John F. Kennedy (McNamara, 1962; Amme, 1967), una dottrina che la Francia rifiuta.

Come è stato osservato “l'integrazione delle forze nucleari francesi nel gruppo di pianificazione nucleare della NATO è stata finora un tabù per l'establishment francese, almeno finché gli Stati Uniti rimarranno nella NATO. Inoltre, dal punto di vista francese, la dottrina nucleare della NATO prevede una soglia di ricorso al nucleare più bassa rispetto a quella della Francia, dato che contempla ripetuti attacchi nucleari limitati” [traduzione nostra] (Assemblée nationale de France, 2023; Besch, S. e Bartoux, A., 2025).

La deterrenza nucleare più che essere assicurata attraverso la NATO con le bombe a gravità montate su velivoli europei, si basa sui missili intercontinentali sul territorio americano e su sottomarini nucleari, su testate nucleari di missili aviotrasportati e sul deterrente inglese.

Non è tanto un problema di quantità di testate nucleari, che è evidente in quanto gli USA hanno 5.044 testate nucleari (Besch, S. e Bartoux, A., 2025) e circa 730 missili balistici intercontinentali (U.S. Department of War, 2026), mentre i paesi europei ospitano 80 testate nucleari e Francia e UK hanno 48 missili balistici ciascuno basati su sottomarini (Patton, T., Podvig, P. e Schell, P. 2013). I dubbi, sollevati dall'Eliseo riguarda piuttosto l’efficacia della deterrenza delle bombe a gravità di cui sono dotati il Belgio, la Germania, l’Italia e l’Olanda. Come ha affermato Louis Gautier, già consigliere militare di Macron, “grava un serio dubbio sull’operatività delle armi sub-strategiche della NATO: anche se modernizzata, la versione B61-12 della bomba americana a caduta rimane un retaggio della Guerra fredda. L'aggiunta di un kit di guida che le consente un raggio d'azione di circa 35 chilometri e una precisione leggermente maggiore non cambia nulla. Date le difficoltà di penetrazione di un raid aereo in un ambiente ostile, su quali territori potrebbero essere sganciate le 80 unità di B61-12 stazionate in Germania, Belgio, Italia e Paesi Bassi? Quale paese, con l’avallo degli Stati Uniti ma senza garanzie per il futuro, andrebbe a colpire un obiettivo russo con una B61 esponendosi a un fuoco di rappresaglia sul proprio territorio, ad esempio da un missile Orechnik?” [trad. nostra] (Gautier, 2026). Prima di discutere più a fondo come si può pensare di procedere ad una condivisione di fatto a livello europeo dell’estensione dell’ombrello nucleare all’Europa, è opportuno fare un quadro riassuntivo della capacità di dissuasione nucleare dei due paesi europei, Regno Unito e Francia, dotati dell’arma nucleare e che, recentemente, hanno sottoscritto la Northwood Declaration.


I vincoli politico-industriali alla deterrenza nucleare franco-britannica

Francia e Gran Bretagna hanno sempre cercato di portare avanti delle forme di collaborazione sia nel settore degli armamenti convenzionali che della dissuasione nucleare. La Northwood Declaration e la Lancaster House 2.0 Declaration del 10 luglio 2025 (UK Government, 2025) sono solo gli ultimi accordi che i due paesi, a partire dalla Chequers Declaration dell’ottobre 1995 (UK Government, 1995), hanno sottoscritto in materia di collaborazione nel settore delle armi nucleari. Fino ad ora, però, non sono state seguite da fatti di particolare rilievo (Dumoulin, 2012).

La Dichiarazione del luglio dello scorso anno, ha comunque individuato “tre aree” per il coordinamento formale tra i due paesi: politica nucleare, pianificazione operativa e sviluppo delle capacità. Se tra le tre aree così individuate vi fosse un legame logico, si potrebbe ritenere che la dichiarazione sottoscritta dai due paesi abbia gettato le fondamenta di una fattiva collaborazione (Chevreuil e Burchell, 2026).

La parte politica della Dichiarazione sottolinea l’importanza della collaborazione dei due paesi in merito alla non-proliferazione delle armi nucleari, alla messa al bando dei test nucleari e alla difesa del multilateralismo. Inoltre, si concorda sulla necessità della condivisione delle valutazioni in merito a quelle che possono definirsi le “minacce estreme per l’Europa” e di quelli che i due paesi considerano come i loro “interessi vitali”.

Va da sé che questa seconda parte dell’area politica è quella che dovrebbe dare un senso alla pianificazione operativa per quanto riguarda l’estensione della dissuasione nucleare al continente europeo ed allo sviluppo delle capacità. Fino a quando le dottrine militari dei due paesi non saranno coerenti tra di loro e con quella della NATO, sarà difficile parlare di una pianificazione operativa credibile delle missioni delle forze nucleari dei due paesi, così come dello sviluppo di capacità interoperabili. In effetti, le sole iniziative concrete di cui si parla nella dichiarazione riguardano la condivisione delle informazioni di intelligence e un limitato sostegno reciproco, come il monitoraggio delle attività antisottomarini di potenziali avversari. Va anche fatto presente che sotto l’aspetto tecnologico-industriale della dissuasione nucleare, Francia e Gran Bretagna non sono del tutto autonome, anche se le ragioni della mancanza di autonomia sono diverse.


Continua/3


*Vincenzo Camporini, consigliere scientifico Istituto Affari Internazionali è stato Capo di stato maggiore dell’Aeronautica militare e Capo di stato maggiore della difesa.

Domenico Moro, esponente del Movimento Europeo, è membro del Comitato federale del Movimento federalista europeo.

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