Un "ombrello nucleare" per l'UE
- Vincenzo Camporini e Domenico Moro
- 2 giorni fa
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Aggiornamento: 2 giorni fa
La proposta francese e l'opzione europea, prima parte
di Vincenzo Camporini e Domenico Moro*

L’ordine mondiale come l’abbiamo conosciuto negli ultimi ottant’anni, di fatto, non esiste più.
Questa è la conclusione cui sono arrivati i principali protagonisti della politica mondiale delle due sponde dell’Atlantico. Per l’Ue questo significa ripensare alla sicurezza del continente senza il tradizionale sostegno degli USA, non solo dal punto di vista degli armamenti convenzionali, ma anche per quanto riguarda la deterrenza nucleare.
Nel discorso pronunciato lo scorso 2 marzo, il Presidente della Repubblica francese, Emanuel Macron, ha ribadito la disponibilità della Francia ad estendere la dissuasione nucleare all’Europa, sia pure precisando che la responsabilità dell’impiego dell’arma nucleare rimarrà una prerogativa esclusivamente francese.
Con questo policy paper si discutono i contenuti ed i limiti della proposta francese, mentre dopo aver valutato le potenzialità ed i limiti della capacità di dissuasione delle due potenze nucleari europee,, vengono avanzate delle riflessioni su quali potrebbero essere le modalità attraverso cui può avvenire una condivisione di fatto della strategia di dissuasione nucleare francese. La dissuasione nucleare a livello europeo è destinata a diventare un tema strutturale di confronto tra i governi europei.
Il saggio che presentiamo a puntate è stato pubblicato lo scorso luglio nella collana Policy Papers della Fondazione CSF.
La Porta di Vetro ringrazia gli autori per la loro disponibilità.
Mark Carney, Primo ministro del Canada, intervenendo al World Economic Forum di Davos, ha esordito affermando che avrebbe parlato “della rottura dell’ordine mondiale, della fine di una bella storia e dell’inizio di una realtà brutale, in cui la geopolitica tra le grandi potenze non è soggetta ad alcun vincolo”; riconoscendo che “sapevamo che la storia dell’ordine internazionale basato sulle regole era parzialmente falsa. Sapevamo che i più forti se ne sarebbero approfittati quando lo avrebbero trovato conveniente e che le regole del commercio venivano applicate in modo asimmetrico. E che il diritto internazionale veniva applicato con rigore variabile a seconda dell’identità dell’accusato o della vittima”.
Carney ha voluto anche motivare la ragione per cui questo ordine mondiale, pur con i suoi limiti, ha saputo reggere la prova del tempo, osservando con grande lucidità che “questa finzione era utile, e l’egemonia americana, in particolare, ha contribuito a fornire beni pubblici: le rotte marittime aperte, un sistema finanziario stabile, la sicurezza collettiva e il supporto a strutture per la risoluzione delle controversie”, ma concludendo che “questo patto non funziona più” (World Economic Forum, 2026).
Il Cancelliere tedesco Friedrich Merz, intervenendo alla Munich Security Conference, è andato anche oltre la denuncia di Carney. Riferendosi al titolo della Conferenza (Under destruction), ha affermato che “questo titolo significa probabilmente che l'ordine internazionale, fondato sul diritto e sulle regole, è sull'orlo del collasso. Temo che sia necessario affermarlo in modo ancora più chiaro. Questo ordine, per quanto imperfetto fosse anche al suo apice, non esiste più nella sua forma originale”. E, più avanti, con maggior enfasi – volendo così rimarcare il divario culturale tra le due sponde dell’Atlantico - ha continuato il suo discorso dicendo: “Permettetemi di iniziare con una verità scomoda. Tra l'Europa e gli Stati Uniti d'America si è creato un divario, una profonda frattura. Il vicepresidente J. D. Vance lo ha affermato proprio qui a Monaco un anno fa. La sua analisi era corretta. La guerra culturale del movimento MAGA negli Stati Uniti non ha nulla a che vedere con la nostra libertà di espressione; la nostra libertà finisce quando questo discorso attacca la dignità umana e la Legge fondamentale [N.d.A., la Costituzione tedesca]” (Federal Government of Germany, 2026). L’intervento di Marco Rubio, Segretario del Dipartimento di Stato degli USA, nel corso della medesima Conferenza, è stato invece gattopardesco (U.S. Department of States, 2026). Infatti, se, da un lato, il Segretario di Stato americano ha riconosciuto che il vecchio ordine mondiale non esiste più, dall’altro ha affermato che il nuovo ordine mondiale lo sta costruendo il Presidente Trump, lasciando intendere che gli europei non potranno che decidere di accodarsi. Di quale ordine mondiale si tratti e di quali mezzi ci si debba servire, Rubio ne ha tracciato le linee quando, dopo il lip service alla comune civiltà occidentale ed alle Nazioni Unite, ha affermato che queste ultime non hanno risolto le principali sfide del momento, ma che solo la leadership americana “ha consentito una tregua fragile” in Palestina e che solo la leadership americana è riuscita a portare attorno al tavolo dei negoziati russi ed ucraini. Questo, però, non solo non è avvenuto, visto che i bombardamenti russi non sono mai cessati, ma prima del cosiddetto negoziato, gli USA hanno appoggiato un piano di pace chiaramente ispirato dal solo Cremlino.
Rubio ha anche teorizzato il cambiamento della politica americana, quando ha affermato che “non possiamo più anteporre il presunto ordine mondiale agli interessi vitali dei nostri popoli e delle nostre nazioni”. Per gli USA, l’ordine mondiale è ormai una preoccupazione secondaria. Quello che conta – e che è il cuore dell’ideologia MAGA – è solo l’interesse americano ed agli europei non resterebbe che continuare ad accettare l’egemonia politico-culturale americana sul continente europeo: mai il distacco tra un’Amministrazione americana e l’Ue è stato così profondo.
Più recentemente, sul tema dell’ordine mondiale è intervenuta anche la Presidente della Commissione europea. Ursula von der Leyen, la quale, nel corso della Conferenza degli ambasciatori dell’Ue, ha affermato che “[…] l’Europa non può più essere la custode dell’ordine mondiale tradizionale, di un mondo che non esiste più e che non tornerà. Difenderemo e sosterremo sempre il sistema basato sulle regole che abbiamo contribuito a costruire insieme ai nostri alleati, ma non possiamo più fare affidamento su di esso come unico strumento per difendere i nostri interessi, né dare per scontato che le sue regole ci proteggano dalle complesse minacce che dobbiamo affrontare. Dobbiamo quindi tracciare il nostro percorso europeo e trovare nuovi modi di cooperare con i nostri partner” (European Commission, 2026). Von der Leyen ha quindi concluso il suo discorso sostenendo che “il nostro sostegno all'ONU e alla sua Carta è una parte essenziale della nostra identità” e che l’Ue deve promuovere “una politica estera che sia un pilastro fondamentale dell'indipendenza europea, che tuteli i nostri interessi e promuova i nostri valori. Non con nostalgia, né rimpiangendo il mondo di un tempo, ma plasmando quello nuovo”.
La conclusione che si può trarre dalle analisi di Carney, Merz, Rubio e von der Leyen è che l’Ue dovrà provvedere da sé alla propria sicurezza e, per la prima volta, si pone il problema di includere nella politica di sicurezza anche la deterrenza nucleare. Pertanto, per provare a indicare la prospettiva verso cui si potrebbe orientare una politica europea di sicurezza comprensiva dell’arma nucleare, si riprendono le conclusioni del discorso pronunciato dal Presidente della Repubblica francese, Emanuel Macron, il 2 marzo scorso e che costituiscono lo spunto per il presente lavoro. Macron ha affermato che “nel periodo turbolento che stiamo vivendo, sarà necessario […] ripensare le regole che disciplinano la sicurezza del nostro continente e del mondo” (Elysée, 2026). A sostegno di questo obiettivo ha ricordato che gli accordi internazionali sul controllo degli armamenti, sottoscritti a suo tempo da USA ed URSS, senza coinvolgere gli europei, sono oggi in discussione, in quanto ogni potenza mondiale ha agito secondo i propri interessi, per cui “gli Stati Uniti hanno posto fine ai trattati sui missili antibalistici. Gli Stati Uniti e la Russia hanno posto fine ai trattati sulle forze nucleari intermedie, le cui disposizioni erano state violate da tempo dalla Russia. Il trattato New Start, che disciplinava gli arsenali nucleari americani e russi, ha cessato di esistere alcune settimane fa. La Russia ha denunciato il trattato sul divieto dei test nucleari, che gli Stati Uniti non avevano mai ratificato. Una ripresa dei test romperebbe una moratoria di quasi 30 anni [trad. nostra]”. Macron avrebbe potuto aggiungere anche la fine del trattato sulla riduzione delle forze armati convenzionali in Europa, sottoscritto da USA, URSS e dai paesi aderenti all’Alleanza atlantica ed all’ex-Patto di Varsavia. L’amara conclusione di Macron è che “il campo delle regole è un campo di rovine”.
I trattati elencati da Macron risalgono al periodo della Guerra fredda ed erano volti ad istituire un’architettura della sicurezza europea discussa ad insaputa dei paesi europei, spesso a loro spese e “che sono stati successivamente denunciati da coloro che li avevano firmati senza alcuna consultazione, anche se [gli USA] erano nostri alleati”.
Continua/1
*Vincenzo Camporini, consigliere scientifico Istituto Affari Internazionali è stato Capo di stato maggiore dell’aeronautica militare e Capo di stato maggiore della difesa.
Domenico Moro, esponente del Movimento Europeo, è membro del Comitato federale del Movimento federalista europeo.
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