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Un "ombrello nucleare" per l'UE

4 giorni fa
Tempo di lettura: 6 min

Aggiornamento: 3 giorni fa

La proposta francese e l'opzione europea, seconda parte


di Vincenzo Camporini e Domenico Moro*  



Prima di valutare quanto c’è di nuovo nella dottrina francese di dissuasione nucleare si riassumono quelli che ne costituiscono gli elementi strutturali. Il primo è quello di mantenere una quantità di armi nucleari sufficienti ad infliggere danni inaccettabili per la controparte. L’idea è quella di non partecipare ad una simmetrica corsa al riarmo allo scopo di avere un arsenale nucleare pari a quello del potenziale avversario. L’armamento nucleare francese è esclusivamente strategico e non prevede il ricorso al nucleare tattico, un concetto militare già abbandonato da Mitterrand. La  dottrina  francese  rifiuta,  dunque, l’idea di una risposta nucleare graduale, implicita nella dottrina americana della flexible response, che trasformerebbe il continente europeo in un campo di battaglia catastrofico. Non è del tutto evidente se la dissuasione francese rifiuti anche la strategia del primo colpo[1].

Il generale Thierry Burkhard, Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate francesi, intervenendo ad un’audizione dell’Assemblea nazionale sulla dissuasione nucleare, ha sostenuto quanto segue: “Su quali principi – si è chiesto il gen. Burkhard - si fonda la nostra deterrenza? Il primo principio è quello della deterrenza basata sulla rappresaglia, che ha il vantaggio di seminare il dubbio nell’avversario. La domanda che si pone è: « Vale la pena tentare un’aggressione, visti i rischi che comporta? ». I presidenti della Repubblica francese hanno scelto questa forma di deterrenza perché risponde a un'aspirazione esclusivamente difensiva. […] Inoltre, mantiene un’ambiguità: sulla natura dei nostri interessi vitali e sull’accettazione delle forme di minaccia che potrebbero gravare su di essi, nonché sulla natura della risposta e dei danni inaccettabili per il nemico. Non si articola attorno al concetto di soglia, poiché ciò consentirebbe ai nostri avversari di aggirarla consapevolmente e di eludere la nostra deterrenza «dal basso». La nostra capacità di deterrenza garantisce la possibilità di un secondo attacco grazie alla ridondanza dei mezzi e all’invulnerabilità della componente oceanica. L'eventualità di utilizzare per primi l'arma nucleare è prevista: la nostra dottrina non è né quella del non impiego per primi né quella della finalità unica, secondo la quale l'arma nucleare è destinata solo alla minaccia nucleare. È proprio qui che risiede tutta l'ambiguità voluta per consentire la piena efficacia della nostra deterrenza” [traduzione nostra] (Assemblée nationale de France, 2023). L’altro punto della dottrina francese su cui è necessario soffermarsi è quello che Macron, nel suo discorso ha definito gli “interessi vitali della Nazione”. Rifacendosi ai suoi predecessori, da un lato, ha affermato che questi “interessi vitali”, non sono mai stati precisati e che, per loro natura, non possono esserlo in quanto elemento decisivo dell’ambiguità strategica e, dall’altro, che essi “non possono essere confusi con il solo tracciato dei nostri confini nazionali”, in quanto la sopravvivenza degli alleati non può essere messa in pericolo senza che vengano messi in discussione gli interessi vitali della Francia. È per questo che anche i suoi predecessori hanno evocato la loro “dimensione europea"[2].

A questo scopo e per dare concretezza a questa visione, la Francia propone ai paesi europei di condividere le rispettive forze di dissuasione (nucleari e convenzionali) e che Macron chiama “dissuasione avanzata”. Quest’ultima sarebbe composta: dalle aperture che la Francia ha proposto ai paesi europei e che riguardano l’approfondimento della “dimensione europea degli interessi vitali; dalla partecipazione agli esercizi della dissuasione; dalla partecipazione delle forze convenzionali alle attività nucleari; e dal dispiegamento delle forze di dissuasione francese nei paesi che accettano l’estensione dell’ombrello nucleare.

Per quanto possa essere contraddittorio con l’apertura fatta ai paesi europei, Macron ha subito specificato che “non ci sarà alcuna condivisione della definizione degli interessi vitali”, che resterà una competenza esclusiva della Francia, le cui caratteristiche saranno il fatto che “non ci sarà alcuna condivisione della decisione finale, né della sua pianificazione, né della sua attuazione. In virtù della nostra Costituzione, essa spetta esclusivamente al presidente della Repubblica, responsabile nei confronti del popolo francese. Di conseguenza, non ci sarà nemmeno condivisione della definizione degli interessi vitali, che rimarrà di competenza sovrana del nostro Paese. E per questo motivo, come nelle altre alleanze nucleari, anche quando hanno piani e procedure, non ci sarà alcuna garanzia in senso stretto”.[3]

 

Sempre per quanto riguarda “la dissuasione avanzata”, Macron ha precisato che “la nostra dottrina conserverà le sue fondamenta originali, il suo carattere strettamente difensivo, il rifiuto della battaglia nucleare, la rottura totale e consapevole tra il convenzionale e il nucleare. Lo stesso vale per l'opportunità di un unico avvertimento nucleare non rinnovabile. Sarà sempre deciso, a discrezione esclusiva della Francia, per segnalare in modo molto concreto che il conflitto ha cambiato natura e che la Francia intende in questo modo preservare un'ultima possibilità di ripristinare la deterrenza. La Francia deciderà quindi sempre da sola, integrando nella sua riflessione gli interessi dei nostri alleati, il superamento deliberato della soglia nucleare. La deterrenza avanzata è un approccio progressivo. Offre innanzitutto ai partner la possibilità di partecipare alle esercitazioni di deterrenza. Ciò potrà comportare anche segnalare l'attività di allerta, anche al di là dei nostri confini; o la partecipazione convenzionale delle forze alleate alle nostre attività nucleari. Infine, in determinate circostanze, potrà prevedere lo schieramento di elementi di forze strategiche presso i nostri alleati” [trad. nostra].

L’attenzione del Presidente francese si è quindi spostata su quelle capacità di difesa convenzionali di cui l’Europa manca e di cui, quindi, si dovrà dotare. Si tratta di tre settori in cui l’Europa, se dovesse affrontare un'escalation e gestirla al di sotto della soglia nucleare, trarrebbe vantaggio da nuovi mezzi collettivi. Essi sono: l'allerta avanzata, ovvero la capacità, grazie a una combinazione di satelliti e radar, di individuare e seguire i missili che potrebbero colpire il territorio europeo; il controllo dello spazio aereo con la difesa aerea estesa e le protezioni antimissili e anti-droni; le capacità di attacco in profondità.[4]

Questa impostazione della politica di dissuasione, quanto meno nel medio periodo, è difficile che venga modificata. Del resto, alcuni giorni prima che Macron presentasse la proposta aggiornata della strategia francese di dissuasione nucleare, il leader del Rassemblement National, Jordan Bardella, si è detto contrario all’idea di “europeizzare” la dissuasione nucleare francese, anche se ha riconosciuto che “gli interessi vitali del Paese non si fermano ai confini francesi”. In particolare, per quanto riguarda l’uso dell’arma nucleare, ha puntualizzato che “non ci può essere condivisione, cofinanziamento e codecisione sul pulsante nucleare” (Kayali, 2026).

Alcuni analisti hanno affermato che il discorso tenuto da Macron, il 2 marzo 2026, alla base militare dell’île Longue, non contiene novità rilevanti (Verstraete, 2026), ma alcuni passi avanti contenuti in quel discorso e le reazioni che ne sono seguite, non possono essere minimizzati. Rispetto al discorso pronunciato il 7 febbraio del 2020 (Elysée, 2020), non è stato solo ribadito il fatto che gli interessi francesi hanno ormai una dimensione europea e che la Francia è disponibile a costruire e condividere una comune cultura strategica con gli alleati europei, ma ha anche annunciato la disponibilità a stazionare i velivoli dotati dell’arma nucleare nei paesi europei che lo vorranno.

Questa volta l’invito è stato accettato da otto paesi europei: Belgio, Danimarca, Germania, Grecia, Olanda, Polonia, Svezia e, più recentemente, Norvegia. L’adesione dei paesi europei alla proposta francese non ha lasciato indifferenti gli USA, i quali si sono affrettati, a loro volta, a dichiararsi favorevoli ad estendere il numero dei paesi europei disponibili ad ospitare velivoli americani attrezzati anche per l’impiego dell’arma nucleare, i cosiddetti dual-capable aircraft (DCA) (Reuters, 2026).


Continua/2


Note

[1]Come è stato osservato da Tertrais (2020), ad oggi “there is no evidence that France has ever considered first strike options, i.e. destroying opposing nuclear means by a massive nuclear strike meant to be preventive or pre-emptive in nature”. (Non vi è alcuna prova che la Francia abbia mai preso in considerazione opzioni di primo colpo – ovvero la distruzione delle risorse nucleari avversarie tramite un massiccio attacco nucleare di natura preventiva).

[2]Nel suo discorso, Macron parla di “dimensione europea” degli interessi vitali della Francia, evitando di riferirsi esplicitamente all’Unione europea. Se questo è comprensibile, dal momento che il riferimento all’Ue richiederebbe l’adesione formale di quest’ultima alla proposta francese, d’altro lato resta oscuro il contesto istituzionale nel quadro del quale la dissuasione nucleare francese è parte di un’architettura di sicurezza europea.

[3]Come si precisa nel discorso: “Una garanzia rigida, del resto, sarebbe imprudente. Abbasserebbe la soglia nucleare e ridurrebbe di conseguenza l'incertezza dei nostri avversari”.

[4]Macron, in particolare, ha ricordato tre progetti: per quanto riguarda l'allerta avanzata, innanzitutto il programma JEWEL, che fornirà agli europei le capacità per rilevare dallo spazio i missili diretti verso l’Europa; 2) per quanto riguarda la difesa aerea, il sistema SAMP/T NG, che offrirà prestazioni di prim'ordine a livello mondiale; 3) per quanto riguarda gli attacchi in profondità, Germania, Regno Unito e Francia, nell'ambito dell’iniziativa denominata ELSA, lavoreranno insieme a progetti di missili a lunghissimo raggio.



**Vincenzo Camporini, consigliere scientifico Istituto Affari Internazionali è stato Capo di stato maggiore dell’Aeronautica militare e Capo di stato maggiore della difesa.

Domenico Moro, esponente del Movimento Europeo, è membro del Comitato federale del Movimento federalista europeo.

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