top of page
logo.jpg

OSSERVANDO I NOSTRI TEMPI

21 ore fa
Tempo di lettura: 3 min

Conservare l'umanità nell'era dell'Intelligenza Artificiale

di Domenico Cravero


La sfida digitale può diventare un’imperdibile opportunità: possiamo promuovere un nuovo umanesimo, dove le tecnologie non sovrastano l’umano ma la elevano. La risposta critica e la difesa dall'incalcolabile potere delle macchine (l’algocrazia) provengono dall’algoretica: un’etica all’altezza della sfida, perché lo sviluppo dell'IA rimanga sempre sotto la responsabilità umana. L’algoretica studia i principi etici necessari per rimanere umani. Non si tratta solo di imparare a usare correttamente l’IA ma di comprenderne criticamente la logica, in modo che i valori irrinunciabili dell’umano: la giustizia, l’equità, l’inclusione e il rispetto della privacy, possano essere compresi e rispettati fin dal codice della loro programmazione.

Il filosofo Luciano Floridi ha proposto una macroetica universale ed ecologica, che non si limita a regolare l'uso dei computer, ma ridefinisce i concetti di esistenza, responsabilità e valore morale nell'era digitale. Qualsiasi entità esistente, in quanto cluster di informazioni, merita rispetto morale. Viviamo, infatti, in una costante simbiosi tra analogico e digitale. L'Intelligenza Artificiale possiede un'immensa capacità di agire (agency), ma nessuna comprensione (intelligence). L'etica digitale deve potersi evolvere in un'azione sociale e politica condivisa.


La posta in gioco è alta

Non basta comprendere come funzionano le macchine dell’IA, ma occorre capire anche perché sono progettate in certi modi, quali valori incorporano, quali effetti producono. II discernimento va fatto con prudenza e responsabilità. La prudenza impegna a fare i conti con la realtà, a distinguere tra valori e norme, a considerare parzialità e provvisorietà. La responsabilità mette in gioco l’impegno di ciascuno per favorire un uso positivo delle nuove tecnologie, al servizio della crescita umana personale e della convivenza civile. L’orizzonte si apre alla massima complessità per prendere in considerazione le capacità estese, le intelligenze ibride, le esperienze ampliate. La posta in gioco è alta: preservare la dignità, l’autonomia, la capacità di trascendenza dell’umano.

Se ci accontentassimo delle sole risposte digitali e non ci interrogassimo anche del modo in cui sono state ottenute, come potremmo conservarci soggetti critici? Come potremmo fidarci delle macchine, se non comprendessimo come “pensano” cioè come calcolano? I linguisti e i filosofi faticano a decodificare il comportamento delle macchine “intelligenti”. I tecnici si chiedono come decifrare il processo delle loro risposte, i filosofi si interrogano se la macchina possa avere “idee”. L’IA comprende ciò che fa? “Come se [’architettura delle macchine] resistesse ai tentativi di decifrarli. Non riusciamo a capirne il senso” (Nello Cristianini, Forma Mentis, p. 55).


Il mondo è la realtà costruita dalle nostre parole

Ecco la nuova sfida scientifica e umana. Il nostro modo naturale di esistere è tramite l’artefatto tecnico del linguaggio, un generatore di cultura. Nella lunga evoluzione umana, la più grande invenzione tecnica è stata il linguaggio, che non è un mero utensile, ma un costrutto sociale intriso di intenzionalità, che permette di comunicare direttamente con l’immaginazione degli interlocutori. Con il linguaggio possiamo comunicare il passato, ipotizzare il futuro, narrare storie nel presente. La parola nella quotidianità è lo strumento dell’incontro, nella poesia è la mediazione della trascendenza, nel rito è la cifra del mistero dell’origine e della destinazione dell’Universo.

Il mondo è la realtà costruita dalle nostre parole. Noi abitiamo il mondo perché possiamo parlare, fatto talmente ovvio che per lo più non ce ne rendiamo conto. Con la lingua si interagisce e ci si trasforma, in un processo di reciproca influenza. La digitalizzazione dei significanti e dei significati è la più grande rivoluzione comunicativa dopo la stampa.

Si può quindi definire l’IA come una "macchina tecno-radicale". L'IA penetra profondamente nel tessuto della vita quotidiana, standardizza i comportamenti di massa basandosi su calcoli statistici, condiziona l'accesso alle informazioni (i feed dei social). Non si adatta quindi al mondo esistente, ma ne impone uno nuovo, impattando sulla persona nelle sue abitudini più intime e quotidiane.

 

Commenti


L'associazione
pdv_cover_edited.jpg

Approfondisci la nostra storia

Post recenti
bottom of page