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Non si parte da zero: l’Ue, pilastro mondiale del multilateralismo

20 ore fa
Tempo di lettura: 4 min

di Domenico Moro


La principale politica che sta caratterizzando la seconda Amministrazione Trump, e che può essere considerata come la più dirompente, per le gravi conseguenze che avrà per il resto del mondo, è quella di un sistematico indebolimento delle istituzioni multilaterali. Non si tratta, quindi, solo del ritiro USA da decine di organizzazioni internazionali e dell’indebolimento dell’Alleanza Atlantica, ma soprattutto di guerre illegali, e dei ripetuti attacchi alla Corte Penale Internazionale e della violazione delle regole commerciali previste dalla World Trade Organization.

Questa politica ha un convinto sostenitore e ispiratore all’interno dell’Amministrazione Trump: il Segretario di Stato Marco Rubio. Quantomeno, questa è la tesi di Amanda Klasing, autrice di un articolo pubblicato dalla rivista Foreign Policy che ha come titolo “Marco Rubio Burned Down the House to Fix a Sink” e, come significativo sottotitolo, “The secretary of state must be seen as the chief architect of the Trump administration’s assault on the rules-based order” [1].


In questo contesto mondiale, in cui il principale all’origine della nascita delle principali organizzazioni multilaterali - a partire, oltre che dalle Nazioni Unite, dalla WTO, fino al FMI, e alla World Bank -, le sta oggi indebolendo, non era facile trovare una comunità politica in grado di difendere un ordine mondiale aperto, fondato sulla collaborazione reciproca e su regole comuni. L’Ue, nonostante le sue fragilità istituzionali, ha avuto questo coraggio. A fronte delle misure protezionistiche degli USA, l’Ue, a partire dall’inizio di quest’anno, attuando politiche in cui ha la competenza esclusiva, ha risposto promuovendo accordi commerciali con le principali aree geografiche del mondo: ha firmato l’accordo con i paesi del Mercosur (che l’Italia deve ancora ratificare), con l’India, con il Messico, con l’Australia, con l’Indonesia e con le Filippine.

La misura più significativa è stata però annunciata di recente, in occasione del discorso della Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, sullo Stato dell’Unione (16 settembre 2026). In questa circostanza, la Presidente della Commissione europea, rivolgendosi al Primo ministro canadese, Mark Carney, dopo aver affermato che l’Ue intende passare dal “CETA a un'Alleanza per il futuro, per creare uno spazio comune di prosperità e sicurezza economica”, ha aggiunto di voler “avviare i lavori per accogliere il Canada come primo membro associato dell'UE”. 

Mark Carney, intervenendo il giorno successivo, ha risposto alla Presidente della Commissione con le seguenti parole: “Ieri, la Presidente von der Leyen ha parlato di andare oltre il CETA verso un’alleanza per il futuro – aprendo la porta al Canada, che diventa il primo membro associato dell’Unione europea. Il Canada accoglie con favore questa ambizione: i sondaggi mostrano che la stragrande maggioranza dei canadesi sostiene legami molto più stretti con l’Europa”. Carney ha quindi avanzato delle proposte concrete di collaborazione tra Canada e Ue, tra cui la collaborazione nel settore delle materie critiche, dell’IA, dell’energia e dell’integrazione dei mercati finanziari. Pertanto, le affermazioni di Carney ridimensionano la portata delle notizie, diffuse dai media europei, secondo cui il Primo ministro canadese sarebbe rimasto sorpreso dalle dichiarazioni della von der Leyen e minimizzano le sottili distinzioni tra “paese membro associato” e “Stato associato” avanzate da alcune personalità politiche europee.

Nei giorni successivi, l’Ue ha compiuto un altro passo verso il rafforzamento del multilateralismo. Il 21 settembre, a margine dei lavori dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, insieme ad Australia, Barbados, Brasile, Canada, India e Kenya, l'UE ha avviato l’iniziativa "Partner per il multilateralismo" (vertice P4M) (https://www.consilium.europa.eu/it/events/p4m-summit/). All’iniziativa, che ha l’obiettivo di riformare e rafforzare le istituzioni multilaterali, hanno successivamente aderito anche Albania, Barbados, Bosnia Erzegovina, Croazia, Finlandia, Guatemala, Lichtenstein, Lussemburgo, Moldavia, Norvegia, San Marino, Slovacchia, Spagna, Turchia e Uruguay.

Nella Dichiarazione finale che ha fatto seguito all’avvio dell’iniziativa si può leggere, tra l’altro, la seguente affermazione: “We reaffirm that the multilateral system founded on the United Nations Charter remains indispensable. It has helped provide a framework for peace, decolonisation, prosperity, and human dignity. It must now respond to a world that is more interconnected and complex, more contested and more multipolar.

We affirm the need to uphold and enforce the rules, principles and commitments that remain essential to international order, while renewing and reforming the multilateral system so that it is more effective, representative, inclusive and fit for purpose”[2] .

In un comunicato stampa, il Presidente del Consiglio europeo, António Costa, il Presidente del Brasile, Inácio Lula da Silva, da parte loro, dopo aver elencato le principali sfide che attendono tutti i paesi del mondo (“The climate emergency is going beyond even the most alarming predictions. Artificial intelligence is advancing faster than our capacity to control it. Pandemics can spread across continents in weeks, while financial shocks can disrupt markets in hours. Armed conflicts can destabilise entire regions and force millions to flee from their homes. Global maritime chokepoints, such as the Strait of Hormuz, constrained by conflicts, can paralyse supply chains around the world”) hanno tenuto a precisare che “No country, however powerful, can manage these challenges alone. Cooperation is not an act of idealism; it is a practical necessity”.[3]

Ciò che va sottolineato di quest’ultima iniziativa è l’adesione di alcuni paesi che fanno parte dei BRICS, come il Brasile e l’India e l’impegno a sostenere e far rispettare le regole e i principi essenziali per l’ordine internazionale, ed a riformare il sistema multilaterale affinché sia più rappresentativo e inclusivo, in modo che possa operare per le finalità per le quali è stato istituito circa ottant’anni fa.

C’è, infine, una considerazione più generale e che riguarda l’Unione europea. Con le iniziative che, a partire dall’inizio dell’anno, ha adottato, l’Ue si sta affermando, a livello mondiale, come il polo attorno al quale si può pensare di agire per rafforzare l’ordine mondiale, riformando le istituzioni multilaterali in modo da renderle più inclusive e meno dipendenti dalla prevalente volontà degli USA. Ma non è solo questo. Le iniziative dell’Ue evidenziano anche il fatto che essa, sfruttando i poteri che i trattati le concedono, è in grado di perseguire una propria ed innovativa politica estera, la quale si manifesta con la politica commerciale, la politica delle alleanze, la politica dell’allargamento e quella dell’associazione. Questo significa che tutte le volte che si rimprovera all’Ue di non avere una politica estera, si fa un’affermazione che non corrisponde alla realtà. È giusto sollecitarla, tenendo però presente che non si parte ogni volta da zero, ma che occorre piuttosto consolidare ed estendere quanto in gran parte già esiste.


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