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Un "ombrello nucleare" per l'UE

14 ore fa
Tempo di lettura: 8 min

La proposta francese e l'opzione europea, quarta parte

di Vincenzo Camporini e Domenico Moro*



La capacità di dissuasione nucleare del Regno Unito 

Generalmente, quando gli inglesi parlano della loro forza di dissuasione, tendono a fare la distinzione tra structural dependence e operational independence. In effetti, per quanto riguarda la tecnologia di produzione e l’impiego dell’arma nucleare, la Gran Bretagna, a partire dagli accordi di Nassau di fine 1962, ha abbandonato la scelta di essere indipendente, affidandosi agli USA (Allison, 2025). Da allora, i missili imbarcati sui sottomarini nucleari sono forniti dagli USA in leasing e le testate nucleari dei missili sono di produzione americana. Come è stato ricordato ancora recentemente, gli USA assicurano sia la manutenzione dei missili che quella delle testate, e senza la quale l’arsenale nucleare britannico, nel giro di un breve periodo di tempo, sarebbe inutilizzabile (Messmer e O’Sullivan, 2025). In secondo luogo, e come si afferma negli accordi di Nassau, fatto salvo il momento in cui “il Governo di Sua Maestà ritenga che siano in gioco interessi nazionali di primaria importanza, tali forze britanniche saranno impiegate, in ogni circostanza, ai fini della difesa internazionale dell'Alleanza occidentale” [trad. nostra] (Nassau Agreement, 1963).

Quando il Presidente degli Usa, John Fitzgerald Kennedy, chiese al Primo Ministro britannico, Harold MacMillan quali fossero - oltre ad un attacco diretto al Regno Unito -, gli “interessi nazionali di primaria importanza”, Macmillan citò “le minacce bellicose di Krusciov contro Londra durante la crisi di Suez, un attacco iracheno ai pozzi petroliferi in Kuwait o una minaccia a Singapore” (Cunningham, 2010). La sicurezza del continente europeo, nella visione inglese, era considerato   esclusivamente un problema della NATO. Da allora, l’arsenale nucleare britannico assegnato al Nuclear Planning Group della NATO si è attenuto   agli obiettivi   militari di competenza della politica di dissuasione dell’Alleanza atlantica e, quindi, con una responsabilità decisiva degli USA. McNamara aveva già chiarito questo punto quando, al vertice NATO di Atene del 1962, aveva affermato che la strategia nucleare della NATO, sulla “risposta flessibile”, era unica e gestita dagli USA, i quali non avrebbero tollerato un uso indipendente dell’arma nucleare da parte dei paesi europei che ne erano in possesso. Dopo aver elencato le ragioni per le quali il controllo dell’arma  nucleare  era  indivisibile, McNamara aveva concluso l’incontro affermando che “it is for these reasons that I have laid such stress on unity of planning, concentration of executive authority, and central direction. Without them general nuclear war means certain ruin; with them we have a chance of survival as nations” (McNamara, 1962).

Pochi anni dopo la nuova dottrina militare USA, la Francia di De Gaulle usciva dalla struttura militare dell’Alleanza atlantica e, quindi, dal Nuclear Planning Group. Il Regno Unito, invece, decise di rimanervi e l’autonoma attivazione dell’arma nucleare poteva avere luogo solo se era minacciata la sicurezza del suo territorio.

Al tempo dell’accordo di Nassau, De Gaulle si oppose all’ingresso del Regno Unito nella CEE proprio perché quell’accordo sanciva la dipendenza del Regno Unito dagli USA. Nello stesso momento, gli stessi vertici militari americani sottolinearono il fatto che “the British Polaris flotilla will not be an independent nuclear force in any future situation their military advisers can seriously envisage” (The Times, 24 dicembre 1962)[1]. Durante la campagna elettorale del 1964, Harold Wilson criticò l’accordo di Nassau, in quanto il deterrente nucleare era “neither indipendent, nor British, nor a deterrent”. Neanche la lettura dell’accordo firmato a Nassau il 21 dicembre 1962 scioglie tutti i dubbi, in quanto non chiarisce se la decisione di impiegare l’arma nucleare spetta esclusivamente al governo o seprevede anche il consenso americano[2] ed ancora oggi vi sono perplessità sulla possibilità che lo UK possa ricorrere all’impiego dell’arma nucleare senza il consenso degli USA (Lory, 2025).

Per concludere il punto, da allora la deterrenza nucleare, avendo il Regno Unito abbandonato l’impiego di bombardieri strategici in grado di trasportare l’arma nucleare, si basa unicamente su quattro sottomarini che impiegano missili e testate di produzione americana. Ma nel corso del 2025 il governo inglese ha deciso di acquistare un certo numero di F-35 abilitati anche per il trasporto di armi nucleari (dual capable aircraft), al fine di aumentare la propria capacità di deterrenza (UK Government, 2025).


La capacità di dissuasione nucleare della Francia

Come si è appena visto, la Gran Bretagna ha una indiscutibile dipendenza industriale e tecnologica dagli USA e che può trasformarsi in una dipendenza politica, ma la stessa Francia, nonostante la retorica dell’autonoma dissuasione nucleare (Rogel, 2025)[3], non è del tutto indipendente dal punto di vista tecnologico ed industriale. Le considerazioni fatte per la Gran Bretagna possono essere parzialmente fatte anche per quanto riguarda l’arma nucleare francese. Se è vero che quest’ultima non dipende, come nel caso inglese, interamente da una potenza terza, essa dipende però dal sistema industriale europeo.

La dissuasione nucleare francese si basa su due strumenti: le testate nucleari montate sui missili intercontinentali a bordo dei sottomarini e le testate nucleari montate sui missili trasportati dai velivoli Rafale. Ciascun sommergibile nucleare francese è dotato di 16 missili intercontinentali, ognuno dei quali trasporta fino a sei testate nucleari di progettazione e produzione francese. Il missile che trasporta le testate nucleari è però prodotto dalla joint-venture ArianeGroup controllata per il 50% da Airbus, una società europea i cui principali azionisti sono i governi di Francia, Germania e Spagna e per il rimanente 50% dalla società francese Safran. ArianeGroup assicura anche la manutenzione dei vettori.

Per quanto riguarda, invece, i missili Air Sol Moyenne Portée (ASMP) di cui sono dotati i Rafale e che, come nel caso dei missili intercontinentali, hanno la testata nucleare di progettazione e costruzione francese, sono prodotti dal consorzio europeo MBDA controllato per il 37,5% da Airbus, per il 37,5% da Bae Systems, e per il 25% dalla società italiana Leonardo. Recentemente, Eric Béranger, Presidente del consorzio MBDA, nel corso di un’audizione dell’Assemblea nazionale francese, ha insistito sull’autonomia francese sotto l’aspetto strettamente industriale, ma non ha potuto evitare di ricordare che parti dei missili ASMP sono di progettazione inglese (Assemblée Nationale, 2024)[4].

Per cui, se è vero che l’Ue avrebbe bisogno della dissuasione nucleare francese, è anche vero che la Francia ha bisogno dell’industria e della tecnologia europea per la sua capacità di deterrenza. A differenza della dissuasione nucleare britannica, che fa affidamento sull’industria e la tecnologia americana, la dissuasione nucleare francese è, nei fatti, l’esito dell’interdipendenza industriale e tecnologica europea[5]. Quindi, mentre con l’ombrello nucleare britannico non si consegue l’indipendenza europea in materia di dissuasione, con l’ombrello nucleare francese si è già fatto un passo avanti verso l’obiettivo dell’autonomia tecnologica ed industriale dagli USA. Come procedere ad una “condivisione di fatto”, a livello europeo, dell’ombrello nucleare francese? 


Prime considerazioni

La proposta francese, nonostante le criticità che sono state evidenziate sopra, nelle conclusioni del discorso del Presidente Macron, presenta aspetti positivi che possono costituire un buon punto di riferimento per quanto riguarda la possibile condivisione della dissuasione francese o un suo inserimento nel quadro istituzionale europeo. Per provare ad avanzare una credibile soluzione su un tema di grande complessità e di grande impatto per la sicurezza europea e mondiale – dato che si sta parlando di armi che possono portare, con un loro dispiegamento incontrollato, alla distruzione dell’umanità -, bisognerà tenere distinti gli aspetti militari da quelli istituzionali nel cui quadro vanno inseriti i primi.

Il limite principale della proposta francese, e che si tratta di superare, sta nel fatto che non prende in considerazione il quadro istituzionale rappresentato dall’Unione europea: la dissuasione è l’esito di accordi, inizialmente, bilaterali e che potranno essere successivamente trasformati in accordi multilaterali tra più paesi europei disposti ad accettare l’ombrello nucleare francese. Il problema è quello di vedere come si può tenere conto della disponibilità francese e come si può inserire nel quadro istituzionale europeo, anche perché non si può immaginare di far credibilmente convivere una strategia militare basata sulle armi convenzionali e nucleari tra la Francia ed il gruppo di paesi che si sono detti disponibili a discutere la proposta, quando sono esclusi altri paesi dell’Ue. Del resto, una soluzione europea è sempre più necessaria, come dimostra il dibattito che si è aperto in Germania (Segre, 2026; Kohler, 2026) e Polonia (Politico, 2026) sull’opportunità di dotarsi dell’arma nucleare.

La condivisione di fatto della dissuasione nucleare francese è certamente il punto più complesso. Qui di seguito vengono discusse tre possibilità che sono tra loro complementari, ma che presentano un grado di difficoltà crescente.


Note

[1] I missili Polaris utilizzavano una testata nucleare di produzione inglese, ma basata sulla tecnologia di una testata nucleare americana. I missili Polaris sono stati successivamente sostituiti dai missili Trident e questo conferma la dipendenza del Regno Unito dalla tecnologia americana e dal suo aggiornamento. Gli attuali missili Trident sono prodotti dall’americana Lockheed Martin e dati in leasing al Regno Unito. La periodica manutenzione è fatta negli USA sempre a cura della Lockheed Martin, della Boeing e della Nortrop Grumman. I missili utilizzano una testata nucleare prodotta dall'Atomic Weapons Establishment (AWE) di Aldermaston, nel Berkshire. L'AWE è un consorzio, di cui un terzo è detenuto dall'azienda Lockheed Martin. Questo conferma l’impossibilità per lo UK di fare a meno dell’assistenza americana anche nella produzione della testata nucleare. La dipendenza britannica dagli USA è destinata ad aumentare con l’avvio della produzione dei sottomarini nucleari di nuova generazione che saranno equipaggiati con un «sistema di propulsione nucleare di terza generazione sviluppato in collaborazione con la Marina degli Stati Uniti” (vedi https://www.naval-technology.com/features/feature-nuclear-submarine-successor-uk-royal-navy/?cf-view) , così come sarà comune il compartimento di lancio dei missili. Lo stesso discorso può essere fatto per le testate nucleari in corso di ammodernamento (vedi Chuter A. (2025, 25 febbraio), Britain confirms new nuclear warhead project after US officials spill the beans, Defence News, https://www.defensenews.com/global/europe/2020/02/25/britain-confirms-new-nuclear-warhead-project-after-us-officials-spill-the-beans/). Peraltro, i timori legati ad una eccessiva dipendenza tecnologica dagli USA, qualora i rapporti tra i due paesi si deteriorassero, sono stati espressi dallo stesso governo britannico (vedi Mills C. (2020).

[2] Il punto 8 dell’accordo prevede che: “The Prime Minister made it clear that except where Her Majesty's Government may decide that supreme national interests are at stake, these British forces will be used for the purposes of international defense of the Western Alliance in all circumstances” (International Legal Materials, marzo 1963, n. 2, https://www.jstor.org/stable/20689610?seq=1.)

[3] L’Ammiraglio Bernard Rogel, già consulente militare di Macron, sostiene che “la credibilità della dissuasione si fonda su un trittico”: la credibilità politica, cioè la determinazione del Presidente della Repubblica di ricorrere, se necessario, all’arma nucleare; la credibilità operativa, dimostrata quotidianamente dal pattugliamento dei sottomarini e dagli esercizi delle forze aeree; la credibilità tecnologica, che si fonda sul talento della Direzione Generale dell’Armamento, del Commissariato all’Energia Atomica e del settore industriale che fornisce i mezzi materiali della dissuasione e che assicura “una sovranità totale”. In base a quello che si è dimostrato, dal punto di vista tecnologico, la Francia non è del tutto sovrana, ma dipende dal sistema industriale europeo, il quale, per la verità, essendo anche responsabile della manutenzione dei missili di cui sono dotati i sottomarini e la forza aerea, condiziona anche la credibilità operativa.

[4] Eric Béranger, Presidente di MBDA, nel corso di un’audizione presso l’Assemblea nazionale francese ha dichiarato che “[…] la chaîne de production de MBDA France pour le missile de la composante aéroportée de la dissuasion nucléaire (ASMP-A puis le futur ASN4G) est composée uniquement d’acteurs français”. Tuttavia, ha dovuto ammettere che “[...] les calculateurs de missiles et les équipements de test sont développés sur le territoire français, tandis que les liaisons de données embarquées sur les missiles et les actionneurs de gouvernes le sont sur le territoire britannique”. Pertanto, la Francia su una componente essenziale della dissuasione non è del tutto autonoma.

[5] Con ciò non si vuole certo esaurire il quadro della dipendenza tecnologica francese da paesi terzi. Basta aggiungere, per fare solo alcuni altri esempi riferiti alla portaerei francese di nuova generazione, ai cavi di arresto Advanced Arresting Gear (AAG) che sono un sistema di frenata di nuova generazione destinato all'appontaggio di aerei e droni e che sono sviluppati dalla General Atomics e progettati per funzionare in combinazione con le catapulte elettromagnetiche Electro-Magnetic Aircraft Launch System (EMALS), sempre della General Atomics (vedi Le Monde (2024, 7 aprile), Le successeur du porte-avions « Charles-de-Gaulle », un chantier géant aux enjeux militaires et civils, https://www.lemonde.fr/economie/article/2024/04/07/le-successeur-du-porte-avions-charles-de-gaulle-un-chantier-geant-aux-enjeux-militaires-et-civils_6226524_3234.html?    search-type=classic&ise_click_rank=2). 

Lo stesso dicasi per la fornitura di uranio arricchito, in quanto negli anni scorsi la Francia ha dismesso gli impianti per l’arricchimento. Attualmente, per la fornitura di uranio arricchito (per uso civile), la Francia, almeno fino al gennaio 2026, si è avvalsa delle forniture dalla Russia (Le Monde (2026, 28 gennaio), Le commerce d’uranium entre la France et la Russie se poursuit, près de quatre ans après l’invasion de l’Ukraine, https://www.lemonde.fr/economie/article/2026/01/28/pres-de-quatre-ans-apres-le-debut-de-la-guerre-en-ukraine-le-commerce-d-uranium-entre-la-france-et-la-russie sepoursuit_6664394_3234.html).

Con il discorso del 2 marzo 2026, Emmanuel Macron ha ricordato l’avvio del programma Tritium destinato ad aumentare la produzione di uranio arricchito per nuove testate nucleari (vedi Les Echos (2024, 18 marzo). Dissuasion nucléaire: EDF va produire du tritium pour l'armée française, https://www.lesechos.fr/industrie-services/air-defense/nucleaire-militaire-accord-entre-edf-et-la-defense-pour-produire-du-tritium-dans-la-vienne-2083443)


Continua/4

*Vincenzo Camporini, consigliere scientifico Istituto Affari Internazionali è stato Capo di stato maggiore dell’Aeronautica militare e Capo di stato maggiore della difesa.

Domenico Moro, esponente del Movimento Europeo, è membro del Comitato federale del Movimento federalista europeo.

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