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Storia del Movimento5Stelle-19 Dalla partecipazione al concetto di democrazia digitale

di Giorgio Bertola


Diciannovesima puntata della storia del Movimento 5 Stelle scritta da Giorgio Bertola, consigliere regionale del Piemonte (Gruppo misto-Europa Verde), uno dei fondatori di quest'esperienza a Torino, le cui vicende entrano a far parte della scena politica italiana nel 2009. In questo passaggio l'autore si sofferma sul concetto di democrazia digitale con le sue implicazioni.

Quello di democrazia digitale è un concetto assai più recente e ancora in fase di definizione e di studio, e presuppone delle pratiche che non rappresentano un superamento delle forme di democrazia partecipativa e deliberativa, ma bensì una possibilità aggiuntiva, determinata dallo sviluppo di tecnologie informatiche che hanno favorito la partecipazione politica dei cittadini.

Prima di procedere ad una più approfondita analisi delle sue caratteristiche è tuttavia necessario soffermarsi brevemente sul rapporto tra i media digitali e la democrazia. Lo studio della e-democracy non può infatti prescindere da considerazioni legate all’analisi del ruolo sociale e politico dei media digitali, oggetto di crescente attenzione da quando, negli anni Novanta, nuovi movimenti sociali hanno iniziato ad usare gli strumenti messi a disposizione dallo sviluppo delle ICT (Information and Communication Technology) come mezzi di comunicazione alternativi rispetto a quelli tradizionali per trasmettere i loro messaggi e coordinare la loro azione a livello globale[1].

Lo studio delle tecnologie della comunicazione ha portato a una suddivisione in due filoni teorici principali[2]: quello dei “cyber-ottimisti” (o nei casi più estremi, “cyber-utopisti”) e quello dei “cyber-pessimisti” (o “cyber-scettici”). Gli esponenti del primo filone esaltano le potenzialità di ampliamento delle possibilità di accesso alla sfera pubblica, di partecipazione e di democratizzazione, mentre i secondi si approcciano alle nuove tecnologie con atteggiamento diffidente, poiché ritengono che esse possano rinforzare le disuguaglianze nella distribuzione della conoscenza e del potere, e che rappresentino un ulteriore strumento di controllo in mano ai governi e ai grandi gruppi economici. Tale suddivisione, tuttavia, non è mai stata troppo rigida, e deve fare i conti con i rapidi cambiamenti del panorama digitale; nel tempo si è sviluppata una posizione che De Blasio definisce come “tecno realista”, che trova ampio spazio nella ricerca sulle relazioni fra social media e democrazia.

Il primo aspetto sul quale intendiamo focalizzarci è quello relativo al ruolo della tecnologia rispetto alle modalità di partecipazione, con particolare riferimento ad Internet. La rete non è neutra, ma è caratterizzata da variabili che possono influenzare le modalità di partecipazione online. La variabile più importante è quella rappresentata dall’accesso alla rete, in quanto elemento fondamentale ai fini dello sviluppo di pratiche di democrazia digitale. Nel capitolo precedente[3] abbiamo parlato del digital divide come elemento di ostacolo alla partecipazione online, questione che attiene a limiti legati sia alle infrastrutture tecnologiche che a fattori socio-culturali.

Un aspetto non meno importante di cui tener conto è quello relativo all’evoluzione della sfera pubblica nell’epoca dello sviluppo delle tecnologie digitali, di Internet in particolare. Alla base dei concetti di sfera pubblica c’è il dialogo fra cittadini su questioni pubbliche, ritenuto da Habermas elemento fondante della democrazia contemporanea[4]. La sfera pubblica mette in relazione lo Stato e la società civile; si colloca alla periferia del sistema politico, originando messaggi ed opinioni originati da tutti gli attori sociali, consentendone la circolazione dal basso verso l’alto, e viceversa. La crescente centralità dei media nella società postindustriale e la sempre maggiore pervasività del sistema economico-finanziario diluiscono la sfera pubblica tradizionale. L’avvento di Internet e dei media digitali ha allargato la partecipazione al dibattito nella sfera pubblica, ma questo non ha apportato elementi di progresso. Secondo Habermas, infatti, la trasformazione dei “lettori” in “autori” consentita dalle tecnologie digitali ha portato ad una eccessiva frammentazione discorsiva.

La sfera pubblica classica nasceva dal fatto che l’attenzione di un anonimo pubblico di cittadini veniva “concentrata” su poche questioni politicamente importanti che si trattava di regolare. Questo è ciò che la rete non sa produrre: anzi la rete, al contrario, distrae e disperde.[5] 

Oltre alla frammentazione si assiste anche alla polarizzazione della sfera pubblica. Dahlgren[6] parla di cyber-ghetti nei quali si frammenta lo spazio pubblico: si creano gruppi sociali fortemente omogenei, ma sempre più lontani dalla comunità più ampia, con posizioni sempre più polarizzate. Giacomini definisce il fenomeno come “paradosso del pluralismo[7]”; i media digitali avrebbero infatti aumentato la possibilità per tutti di esprimere la propria voce in termini quantitativi, ma avrebbero accentuato la distanze fra le voci presenti, rendendo più difficile, dal punto di vista qualitativo, la costruzione di un sistema politico autenticamente pluralista. Se, infatti, la rete permette di reperire una grande mole di informazioni, di conoscere molteplici pareri e di esprimere liberamente il proprio, è per contro piuttosto diffusa la tendenza a confrontarsi soltanto con chi ha un’opinione simile alla propria. Si assiste quindi ad una crescente polarizzazione delle opinioni; gli individui si chiudono nelle loro eco chambers (stanze dell’eco), astenendosi dall’interagire con chi la pensa diversamente[8]. Parisier[9] definisce filter bubble (bolla del filtro) il fenomeno per il quale ognuno si ritrova in una bolla nella quale riceve solo informazioni che confermano le sue opinioni, e non viene esposto a punti di vista differenti. Si ritiene che questo processo sia esacerbato dal funzionamento degli algoritmi alla base dei social media, che presentano agli utenti contenuti basati sulle loro attività recenti, al fine di catturare il loro interesse, limitando così la varietà e la diversità di informazioni alle quali vengono esposti. Una rassegna di studi sul tema[10] ha evidenziato che solo in 5 dei 55 casi presi in esame l’analisi dei social media non aveva trovato prove dell’esistenza di eco chambers.


Note

[1] Secondo Manuel Castells si tratta di movimenti che originano dal peggioramento delle condizioni materiali di vita e dalla sfiducia nella politica. Sono movimenti attivi sia a livello locale, occupando spazi urbani, che a livello globale, usando la rete per organizzarsi e collegarsi ad altre esperienze. Le opere del sociologo spagnolo che abbiamo usato come riferimento per questo tema sono Comunicazione e potere, Milano, EGEA, 2014, e Reti di indignazione e di speranza, Milano, Università Bocconi Editore, 2015. Sui movimenti sociali in rete cfr. anche cap. 2, par. 2.1.

[2] De Blasio, op. cit., p. 5.

[3] Cfr. cap. 2, par. 2.1.

[4] Habermas, Jurgen, Storia e critica dell’opinione pubblica, Roma, Laterza, 1962, citato in Giacomini, op.cit., p. 21.

[5] Habermas, Jurgen, Habermas su web e sfera pubblica. Quello che la rete non sa fare, Traduzione italiana, realizzata da Leonardo Ceppa, dell’intervista ad Habermas effettuata da Markus Schwering e pubblicata nel giugno del medesimo anno sulla Frankfürter Rundschau in occasione dell’ottantacinquesimo compleanno del filosofo, citato in Maceratini, Arianna, La sfera pubblica dei media nella teoria del discorso di Jürgen Habermas, Tigor: rivista di scienze della comunicazione e di argomentazione giuridica, A. VIII, 2016, p. 50.

[6] Dahlgren, Peter, The Internet, public spheres, and political communication: Dispersion and deliberation, Political communication 22.2, 2005, pp. 147-162.

[7] Giacomini, op. cit., pp. 114-160.

[8] Mutz, Martin, 2001; Huckfeldt ed altri, 2004; Quattrociocchi, Vicini, 2016; Sunstein, 2017, citati in Giacomini, op. cit., p. 116.

[9] Parisier, Eli, Il filtro, Milano, Il Saggiatore, 2012, citato in Giacomini, op. cit., p. 137.

[10] Terren, Ludovic, e Borge, Rosa, Echo Chambers on Social Media: A Systematic Review of the Literature, Review of Communication Research, Vol. 9, 2021.


Precedenti puntate in:




https://www.laportadivetro.com/post/storia-del-movimento5stelle-14-piattaforma-rousseau-e-l-eredità-di-gianroberto-casaleggio; 

https://www.laportadivetro.com/post/storia-del-movimento5stelle-15-piattaforma-rousseau-criticità;



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