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ORIZZONTI D'EUROPA. Settimana complicata per il Green Deal a Strasburgo

Aggiornamento: 11 dic 2023

di Mercedes Bresso




Ogni lunedì e fino alle prossime elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo, Mercedes Bresso - al suo secondo mandato di europarlamentare Pd dall'estate 2023 in sostituzione di Pierfrancesco Majorino, prima degli esclusi alle elezioni del 2019 - ci racconta l'attività politica che si svolge nelle commissioni e dai banchi di Bruxelles e di Strasburgo.[1]




Nella scorsa settimana alla plenaria di Strasburgo abbiamo vissuto momenti di grande interesse, ma anche di grande difficoltà. Si votavano quattro provvedimenti chiave: tre legati al Green Deal, il regolamento per dimezzare l’utilizzo dei pesticidi quello sulla riduzione degli imballaggi e quello sulle emissioni dei veicoli pesanti. Il quarto era probabilmente il testo più importante della legislatura: la richiesta da parte del Parlamento Europeo di avviare una Convenzione per la modifica dei trattati; a tal fine doveva approvare un testo che precisasse gli emendamenti che vuole proporre.

I tre regolamenti su temi ambientali hanno visto il formarsi di maggioranze anomale e segnalano grandi difficoltà della cosiddetta "maggioranza Ursula" (dal nome della presidente della commissione europea Ursula Von der Leyen), che sull’ambiente non riesce più a trovare ragionevoli compromessi per approvare altrettanto ragionevoli testi. Il caso più emblematico è il regolamento sul packaging: la delegazione italiana aveva proposto con prima firma mia (condivisa da oltre 60 parlamentari di tutti i paesi e gruppi politici,) tre emendamenti che insieme a quelli già negoziati, avrebbero consentito di garantire la filiera italiana del riciclaggio, che è la migliore d’Europa, e al tempo stesso di approvare un testo forte sul tema del riuso e della riduzione degli imballaggi.

I nostri colleghi S&D responsabili delle politiche ambientali non hanno accettato e quindi abbiamo votato tutti gli emendamenti presentati di tutela del sistema imballaggi, con un risultato persino al di là di quanto ritenevamo necessario. Stessa situazione per la norma per dimezzare i pesticidi, su cui la commissione agricoltura aveva presentato dei ragionevoli emendamenti che potevano essere una buona base per un compromesso. Il rifiuto di negoziare ha prodotto un risultato, certo buono per gli agricoltori, ma troppo modesto per le ambizioni del Green Deal.

Serve quindi una riflessione su come varare buone normative sull’ambiente senza mettersi contro tutto il sistema produttivo e senza dividere il Parlamento fra pro e contro il Green deal, cosa che non corrisponde alla realtà delle posizioni della maggioranza dei suoi membri.

Da ultimo un piccolo ma importante successo lo ho ottenuto sulla questione delle emissioni dei veicoli pesanti. Nel regolamento sono riuscita a far approvare tre emendamenti che reinseriscono i biocarburanti, bio gas e carburanti sintetici, nelle opportunità per la transizione energetica anche per i Tir ( sono già previsti per aerei e navi). Adesso toccherà al governo che sul tema aveva dovuto rinunciare, rilanciare su questa possibilità nuova offerta dal voto del Parlamento. Il tema è rilevante, perché con i biocarburanti (che sono a emissioni nette zero e possono essere utilizzati in tutti i motori attuali) si può sperare di riuscire ad arrivare davvero alla decarbonizzazione per tutti i casi in cui con il solo elettrico sarà difficile riuscirci.

Ho lasciato per ultimo il voto sulla richiesta al Consiglio Europeo di avviare una Convenzione per la modifica dei trattati ai sensi dell’ articolo 48, che dà questo potere al Parlamento. Il testo era stato elaborato da cinque relatori dei principali partiti (PPE, S&D, REnew, Verdi e Sinistra) e votato da una larga maggioranza in commissione. Al voto della plenaria le cose sono andate diversamente: certo il testo è stato approvato, ma sono passati molti emendamenti che lo hanno indebolito. Soprattutto hanno votato a favore 291, contro 274 e 44 si sono astenuti. Una maggioranza debole e, fatto ancora più grave, solo 1/3 dei deputati del PPE ha votato a favore. Hanno tenuto invece S&D, Verdi e REnew.

Adesso la palla passa ai capi di Stato e di Governo, che potrebbero tenere conto della necessità di modificare i trattati prima di affrontare il nuovo allargamento e della richiesta della Conferenza sul futuro dell’Europa che andava nella stessa direzione di quelle del Parlamento. Oppure potrebbero una volta di più bloccare ogni riforma, condannando l’Europa all’irrilevanza politica.

Le riforme che il Parlamento chiede sono fondamentali: dal voto a maggioranza qualificata in Consiglio, per un’Europa capace di decidere, all’aumento delle competenze in politica estera e difesa, per l’industria e l’economia digitale, delle politiche sociali e della salute, alla competenza esclusiva sui negoziati per il clima, infine alle risorse proprie necessarie per svolgere i propri compiti.

Il Parlamento, sia pure con una maggioranza risicata, ha fatto una proposta: avranno i capi di Stato e di governo, che parlano un po’ troppo rispetto a quello che fanno, avere il coraggio di prendere una decisione?

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