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Torino, "la città del verde" scende in piazza

Aggiornamento: 7 feb

di Aida dell'Oglio*


Domani, 28 ottobre, con raduno alle 16 in piazza Vittorio Veneto, il centro di Torino sarà partecipe di una manifestazione di Resistenza Verde. Vi saranno tutti quei gruppi che in questi mesi hanno fatto una precisa scelta di campo: l'impegno di salvaguardare la salute dei cittadini salvando gli spazi che hanno contribuito a rendere Torino la città più verde d'Italia. Il verde ci salva, anche perché è bello. E non soltanto esteticamente.

Ora tutti i Comitati sono riuniti in un unico intento e lo dichiarano espressamente alla Città, in difesa del verde cittadino. Una difesa che ha dato voce dal basso quattro mesi fa. Era, infatti, il ventisei giugno, quando un gruppo di signore con i bimbi nelle carrozzine, assieme a una decina di ragazzi più o meno attempati, con cartelli e striscioni, si sono posti davanti ai furgoni degli operai attrezzati con potenti motoseghe, pronte a ridurre gli aceri di corso Belgio in legna buona da ardere. Alcuni, arrampicati sugli alberi, i più vicini alla zona di inizio lavori, a legare grandi striscioni con scritte che diffidavano il Comune dal procedere all'operazione annunciata solo due settimane prima. Qualcuno si era persino incatenato ad un acero.

“Riqualificazione ambientale” hanno definito l'operazione dell'abbattimento dell'intera alberata. Una definizione che all'epoca non ha convinto tutti i cittadini. Di vero c'era già allora che, a distanza di pochi mesi, in altra zona di Torino, in Corso Umbria, la riqualificazione ambientale aveva prodotto la sparizione di una bellissima verdeggiante prospettiva di aceri, a cui erano stati sostituiti gli esili pyrus calleryana della varietà chanticleer ( i peri cinesi) che, piantumati in primavera, a fine giugno dovevano in buona parte essere sostituiti, non per senescenza, ma per deperimento organico, ossia per mancanza delle cure che una pianta giovane richiede.

Nonostante questo, il Progetto comunale, che prevedeva, come secondo “esperimento” gli abbattimenti in Corso Belgio, era diventato esecutivo a partire dal 12 giugno. Salvo sollevazione popolare, che ne aveva impedito l'effettuazione per due volte, il 12 e il 26 dello stesso mese. Il secondo tentativo ha convinto i residenti e simpatizzanti che occorreva ideare una struttura stabile che permettesse di monitorare costantemente la situazione, per impedire l'iniziativa: la nascita del Presidio del Comitato.

Da allora molte cose sono accadute. I cittadini si sono resi che l'unico modo per impedire che si potesse procedere ad effettuare il Programma era un Ricorso per le vie ordinarie, che avrebbe quanto meno imposto una seria riflessione sulle conseguenze dell'abbattimento dell'alberata. Ora il Ricorso comincia a dare i frutti desiderati, perché un intero staff di esperti agronomi è impegnato nell'esaminare lo stato di salute dei nostri aceri e, se sarà necessario, saranno anche coinvolti medici e scienziati per valutare gli effetti sulla salute di una massiccia operazione che prevede di portare all'eliminazione dell'alberata intera, per sostituirla con essenze di gran lunga meno efficienti.

Fin qui la veloce cronaca dei fatti. Ma l'esperienza in sé è stata molto più significativa di quanto possano suggerire i fatti schematicamente riassunti. L'esperienza del Presidio in difesa degli alberi di Corso Belgio, è stata di profondo significato politico. Per quattro mesi il Presidio ha visto non soltanto avvicendarsi, a turno, decine di presidianti , alcuni dei quali provenienti da zone periferiche della città, e persino della cintura, assai distanti, ma ha assistito ad un via vai di persone veramente interessate, dapprima a conoscere i fatti, che dai mass media non sempre avevano avuto una narrazione oggettiva, poi, spesso, a mettersi a disposizione, secondo le loro possibilità, per fare i turni, per stampare manifesti, per offrire un pezzo di focaccia ai presidianti.

Ci sono stati momenti di vera ,intensa emozione, come di fronte al ragazzo che pur avendo solo dodici anni, chiede di firmare per manifestare la sua opposizione all'abbattimento, o lo stupore commosso dei passanti che si sono fermati ad ammirare l'aiuola creata vicino al presidio, in uno spazio che prima era arido di ghiaia. Appena ieri si discuteva con un signore anziano sul tagete, nelle varietà che l'aiuola presenta, che, ci spiegava, in Piemonte si chiamano “carognette”.

Qualcuno ha voluto abbracciare, ringraziando chi era di presidio in quelle ore. Il quartiere, dopo le iniziali diffidenze, si è posto accanto al Comitato. Capisce e condivide le ragioni per cui molti di noi hanno rinunciato alle vacanze per presidiare.

E poi non siamo più soli nemmeno come Comitato. Ora con noi, in questi quattro mesi, è cresciuta la solidarietà dei vari piccoli gruppi che difendono molte delle zone minacciate dalla motosega, alcune, purtroppo già raggiunte da questa, in nome di progetti di costruzione di impianti vari, che si tratti del Meisino, dove si progetta una cittadella sportiva, o della Pellerina, depredata di alberi secolari per fare spazio ad un Centro Ospedaliero, che con un occhio più attento e rispettoso delle vere esigenze della città potrebbe essere meglio collocato, evitando altra massiccia cementificazione o del bosco Artiglieri d'Italia, sul quale hanno avuto la meglio progetti che riteniamo speculativi, ma l'elenco purtroppo non finisce qui.


* Comitato "Salviamo gli alberi di corso Belgio"


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