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Ceuta, domande sulla mancata mobilitazione del "Tercio"

Aggiornamento: 55 minuti fa

La Spagna ha ignorato i rapporti di intelligence e nello stesso tempo non ha messo in stato d'allarme preventivo uno dei suoi migliori reggimenti, dotato di una forza di 3mila effettivi.


di Michele Corrado*


@2025 La Legion
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A più di un mese dal riuscito episodio di “guerra ibrida” che ha avuto come obiettivo il territorio spagnolo di Ceuta in Africa, al confine con il Marocco, e visto il persistere degli effetti all’interno dell’area obiettivo, si possono fare alcune constatazioni.

La prima riguarda la possibilità di applicare azioni che oggi si definiscono ibride, per differenziarle dalle attività tradizionali di guerra guerreggiata, come quelle  in corso nel Donbass, avendo infinite modalità di applicazione come Ceuta sta dimostrando.

La seconda è l’utilizzo di attori inconsapevoli che sommariamente indirizzati sono diventati l’equivalente di una armata combattente, essendo riuscita a penetrare ed occupare il territorio di Ceuta in un tempo brevissimo.

La terza è data dalle condizioni che hanno suggerito ai vertici marocchini di intraprendere una simile azione confidando nelle norme spagnole riguardanti gli ingressi nel loro territorio e la volontà aprioristica di non considerare i rapporti di intelligence al riguardo.

Poi, in fase condotta (le prime 48 ore), le autorità spagnole hanno avuto una capacità di reazione praticamente inesistente per una lampante e precisa volontà politica. Eppure a Ceuta le forze militari presenti assommano a circa tremila effettivi. Si tratta di forze inquadrate nella Comandancia General de Ceuta (COMGECEU), che comprende anche un Reggimento della Legione spagnola di oltre 600 effettivi, il Tercio “Dunque de Alba”, (il generale Francisco Franco preparò il suo putsch militare contro la legittima Repubblica spagnola nel 1936 scatenando la guerra civile, proprio al comando del Tercio, le truppe d'oltremare). E il Comandancia General de Ceuta ha come missione primaria quella di esprimere un gruppo tattico per la difesa immediata della città, delle isole e degli scogli sotto la responsabilità del Comandante Generale militare, definite come Plazas de soberania (piazze di sovranità). Termine che storicamente identifica i possedimenti spagnoli nel Maghreb.

Ora, non è necessario essere fini strateghi, in materia di prevenzione e sicurezza, per comprendere che con tali disponibilità, se opportunamente utilizzate, non ci sarebbe stato alcun evento incontrollato. Per analogia, ricorda il raid criminale di Hamas in Israele del 7 ottobre 2023: tutto si sapeva, ma nulla è stato fatto, secondo la denuncia del quotidiano progressista di Tel Aviv Haaretz che ha puntato il dito sul premier Netanyahu, in prossimità delle elezioni del prossimo 27 ottobre.

Da parte marocchina, che ha dimostrato insospettate capacità di organizzare e condurre una azione di guerra ibrida che resterà nel tempo come esempio di riferimento, vi è stata la dimostrazione dell’efficacia di tali azioni se condotte nei confronti di un avversario debole e titubante che ha preferito “minimizzare” l’accaduto ed affidare la risoluzione del problema ad una tempistica dilazionata. Confidando, forse, nella gestione marocchina dell’evento che, come fulmineamente l’ha attuato, altrettanto rapidamente poteva normalizzarlo.

Un esempio di fiducia "tradita", quanto singolare per la Spagna che da decenni conosce le ambizioni della monarchia del Marocco su Ceuta. Ambizioni che risalgono al padre dell'attuale re Muhammad VI, Hassan II, sul trono dal 1961 al 1999, personaggio che ha governato con mano ferrea e dittatoriale il Paese, sfuggendo a più attentati negli anni Settanta e "regolando" in prima persona, secondo le testimonianze, l'esecuzione dei golpisti.

Ora, è abbastanza evidente che il Marocco non ha voluto sfruttare il successo per mezzo di una seconda ondata preannunciata per il 15 agosto, forse perché non adeguatamente supportato dallo sponsor principale, la Casa Bianca, o, probabilmente, soddisfatto dell'eco ottenuta sul piano internazionale, che pone le basi per un futura rivendicazione dei territori di Ceuta e Melilla, da sempre contesi alla Spagna.

Rimane nella memoria recente un fattore non secondario da analizzare: le forze marocchine si sono dimostrare efficaci nell’annullare l’annunciata azione del 15 agosto, dimostrando di riuscire a correggere gli eventi in corsa e in grado di controllare e gestire attività di guerra ibrida condotte da “volenterosi” di circostanza.

La Spagna è stato colta, o meglio, ha preferito farsi cogliere, di sorpresa, non apprezzando nel modo dovuto i rapporti di intelligence e continuando poi a non agire per il ristabilimento della normalità nel territorio di Ceuta.

Ciò ha dimostrato che anche Paesi con limitate risorse possono essere pericolosi nei confronti di identità statuali di primo livello, come ad esempio la Spagna, se promotori di azioni di guerra ibrida in un contesto di sorpresa e permeabilità ad azioni ostili come avvenuto nell’enclave di Ceuta. Ciò, nonostante la presenza del Tercio, che è una forza di élite.

 

*Col. (Ris.) Esercito Italiano

 

 

 

 

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