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- Marco Berruti
- 2 ore fa
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Dalle sponde del Mississippi, con le note di Cassandra Wilson
di Marco Berruti

Ci ha lasciati lo scorso 1 settembre a settant’anni. Jazz singer, Cassandra Wilson è stata una figura emblematica della musica afro americana, per l’approccio originale con cui vi si è avvicinata. Cassandra era radici e ali. Radici che affondavano nel blues rurale - era nata a Jackson nel Mississippi. Ali che spiegava nel momento in cui dialogava con la contemporaneità - l’hip hop e l’avanguardia.
Giunta a New York nei primi anni ‘80, insieme al saxofonista Steve Coleman aveva contribuito a creare il collettivo M-Base, originale esperienza di improvvisazione e funk, jazz e geometrie non euclidee[1]. Nel corso di una lunga carriera, ha prodotto alcune pietre miliari. La prima fu quel Blue light till down, con il quale esordì per l’etichetta Blue Note del 1993. La sua interpretazione di I can’t stand the rain[2]classico r&b di Ann Peebles, è una dichiarazione programmatica. Una cover di questo brano era stata presentata da Tina Turner nel 1984. Il rischio era appiattirsi su questa versione. L’arrangiamento di Cassandra Wilson è invece ridotto all’essenziale, chitarre slide e accordature aperte nella quale si sentono gli echi del Delta del grande fiume. E poi la sua voce scura, in equilibrio fra la drammaticità di Billie Holiday e una modernità dolente.
Successivamente avrebbe vinto due volte il Grammy Award, mentre nel 2010 sarebbe stata insignita del Mississippi Blues Trail[3]. Riconoscimento, quest’ultimo, che dice molto della rilevanza di Cassandra Wilson, il cui merito consiste nell’aver riaffermato l’importanza del blues come presenza viva. Non ne ha proposto una semplice riproduzione, affidata a stilemi ormai codificati, ma lo ha fatto dialogare con i ritmi urbani, con il jazz, il rock e le musiche africane, mostrando come linguaggi apparentemente diversi condividano una medesima origine: un brodo primordiale che continua ad affascinarci e, soprattutto, a percorrerci.
Ha interpretato anche mondi lontani dalla tradizione - Bob Dylan[4], Sting, Joni Mitchell, gli U2 - riconducendoli ad una matrice comune, quella che Paolo Conte definirebbe “origine d’Africa”. Nel 1999 Cassandra Wilson realizzò un piccolo capolavoro, dedicando un disco alla musica di Miles Davis, Travelling Miles, forse il suo lavoro più esemplare. Il connubio fra Miles Davis e il blues è naturale; tutt’altro che scontato è invece il punto di vista attraverso il quale Wilson lo rivela. Anche la musica di Davis aveva origine d’Africa. Quello di Cassandra Wilson è un viaggio a ritroso attraverso la genealogia davisiana, non un semplice “disco su Miles Davis” ma una ricerca su quello che la precede e ancora pulsa nella sua musica[5].
Ci mancherà Cassandra Wilson. La salutiamo riprendendo il suo Little wing, brano di Jimi Hendrix che unisce blues, psichedelia ed epica.[6]
Note
[1] https://youtu.be/4Y73eCvd4sg?si=N0n-a3U0K4jvqNxT questa One bright morning contiene molti degli elementi topici della formazione.
[3] Il Mississippi Blues Trail è un grande itinerario storico-musicale che attraversa il fiume Mississippi e ricostruisce, attraverso apposite targhe commemorative, i luoghi e le persone che hanno dato origine al blues. Comprende una costellazione di di luoghi del blues, comprende la tomba di Carley Patton, i luoghi di Robert Johnson, la casa natale di Muddy Waters, il museo di B. B. King. La targa dedicata alla Wilson si trova a Jackson.











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