L'estrema destra tedesca "pesca" tra i delusi della democrazia che non può entrare "in sonno"...
- Giancarlo Rapetti
- 20 ore fa
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di Giancarlo Rapetti

La Sassonia-Anhalt è un Land della Repubblica Federale Tedesca. Conta poco più di due milioni di abitanti. Si trova a sud ovest di Berlino, in quella che fu la Germania Est. Il suo reddito pro-capite è di circa 38 mila euro (contro una media federale di 53 mila), dato che la colloca all'ultimo posto tra i sedici Länder. A questo si somma la crisi demografica: è il Land più anziano della Germania (età media 48,3 anni) e ha perso quasi un quinto della popolazione dal 1990, con un'emorragia costante di giovani e forza lavoro qualificata verso l'Ovest.
È balzata agli onori della cronaca, perché le elezioni regionali di ieri, domenica 6 settembre, hanno segnato il passaggio dai sondaggi alla realtà delle urne per quanto riguarda la “resistibile ascesa” della nuova estrema destra tedesca. Elezioni sentite come non mai, si è recato alle urne il 78 per cento degli aventi diritto al voto, quasi il doppio rispetto alla volta precedente; e i risultanti sono eclatanti. AfD, il partito percepito (in Italia, ma anche in Germania) come epigono del nazismo, ha ottenuto circa il 44 per cento dei voti, che, tradotto in seggi (nel sistema quasi proporzionale tedesco, che presenta uno sbarramento al 5 per cinque), gli fa sfiorare la maggioranza assoluta.
L’intero sistema politico è tramortito da questo risultato, anche se riguarda, per ora, solo la regione meno ricca e tra le più piccole della Germania: è però il segno di una tendenza, in atto da anni, e temuta inesorabile.
Chi conosce la storia, sa che le democrazie sono salde quando i cittadini vedono migliorare la propria condizione, economica, civile e sociale. Se la tendenza è opposta, le democrazie vanno in crisi. Gli estremismi populisti hanno successo perché fanno due cose: individuano un nemico e offrono soluzioni semplici e radicali. Chi conosce la storia, sa anche come va a finire: gli estremismi populisti applicano le loro ricette, le portano alle estreme conseguenze, e trascinano tutti nel baratro. Ma la conoscenza della storia non è un prodotto di massa. Lo è la memoria individuale, che scompare con le persone. Cent’anni dopo la Repubblica di Weimar e la non resistibile ascesa del nazismo, non c’è più nessuno che possa ricordare e si possono fare gli stessi errori pensando siano scelte nuove.
Proprio per questo motivo, gli appelli alla difesa della democrazia contro il risorgere del fascismo lasciano il tempo che trovano. Occorre individuare i problemi che turbano le persone, riconoscerne l’esistenza, trovare soluzioni praticabili e attuarle. La competizione è asimmetrica: il pubblico che dai governi democratici pretende risultati, dagli estremisti populisti si accontenta degli slogan. Almeno fino a quando i governi democratici ci sono.

Naturalmente, esistono anche altri tipi di problemi, la guerra ibrida, le ingerenze straniere, l’invasività dei social. Tutte cose che vanno affrontate, gestite, combattute. Ma è ragionevole supporre che il voto del comune cittadino sia influenzato dallo spacciatore sotto casa più che dai bot russi.
L’elenco dei problemi irrisolti è lunghissimo, ed è cresciuto in scala logaritmica a causa dell’accelerazione del mondo dopo la caduta del muro di Berlino. Miliardi di persone sono uscite dalla povertà grazie alla globalizzazione portata dall’Occidente, che ha subito il contraccolpo dei nuovi concorrenti. Ma soprattutto, anziché gestire lo straordinario fenomeno che ha messo in movimento, si è trastullato con la “fine della storia”, con i “diritti”, con l’autoflagellazione, trasformando in una colpa il più straordinario processo di sviluppo umano mai offerto al mondo.
Come si lega tutto questo al voto della Sassonia-Anhalt? Prendiamo un solo esempio: la “remigrazione”, cioè l’espulsione di tutti gli immigrati. Non c’è bisogno di studiare molto per capire che è un progetto privo di qualunque motivazione razionale e di ogni praticabilità.
Se guardiamo ai numeri italiani, solo per capirci meglio, attualmente vengono rimpatriati circa cinque mila immigrati irregolari all’anno. Per rimpatriare i cinque milioni di immigrati totali, regolari e non, ci vorrebbero mille anni. Ammettendo che con la bacchetta magica tutto ciò si potesse fare in un giorno, il giorno dopo non aprirebbero bar e ristoranti, gli anziani resterebbero senza badanti, le RSA senza personale, gli ospedali andrebbero in crisi, i cantieri edili si fermerebbero, la magnifica industria lombarda si trasformerebbe in capannoni vuoti. E l’elenco potrebbe continuare.
È sufficiente questa risposta per l’elettore che ha scelto AfD? No, per niente. Non gli interessano i grandi numeri e i discorsi generali, gli interessa la sua vita quotidiana. Se interi quartieri sono ostaggio della violenza e della criminalità, la risposta deve essere efficace e visibile: gli strumenti preventivi e repressivi dello Stato devono funzionare. Il soggetto che ha ricevuto un provvedimento di espulsione, non può circolare liberamente, deve essere trattenuto fino a quando il rimpatrio non è eseguito. Le condanne devono essere effettive e non virtuali. Se mancano i posti nelle carceri, bisogna crearne di nuovi. E via discorrendo.
E, soprattutto, bisogna intendersi su che cosa significa “integrazione”. Integrazione non è sinonimo di “accoglienza”. Integrazione significa che tutti coloro che si trovano nel territorio dello stato sono soggetti alle stesse leggi, senza eccezioni. La marginalità non è un’attenuante. La religione è confinata alla sfera privata, ma non giustifica i comportamenti pubblici, né la condotta in contrasto con le leggi. Ci abbiamo messo secoli per arrivare allo stato laico, non è che possiamo lasciarlo crollare adesso, pensando di essere buoni e tolleranti, o semplicemente deboli.
Si obietterà: perché gli argomenti degli estremisti, pur così inadeguati oggettivamente, hanno successo? Se il pubblico fosse più attento, non seguirebbe le sirene di chi in realtà non ha nessuna soluzione vera da offrire. Gli estremisti hanno successo per lo stesso motivo per il quale si ricorre alle medicine alternative: si tenta qualunque cosa, quando la malattia è considerata grave e la situazione non si risolve. Si ricorda il caso Di Bella per la cura del cancro? E poi c’è l’effetto onda lunga, che tutto travolge: il Parlamento italiano, qualche anno fa, votò un provvedimento a favore dell’agricoltura biodinamica (una cosa priva di fondamento scientifico) con un solo voto contrario. Più recentemente, ha istituito una nuova festività (di cui non c’è proprio bisogno), con solo due voti contrari.
Le democrazie, a dire il vero, sarebbero più efficaci nel risolvere i problemi, perché sono in grado di mobilitare forze libere e plurali. Devono dimostrarlo sempre, non possono permettersi fasi di sonno o di divagazione. Altrimenti l’elettore non perdona, anche a costo di farsi del male da solo.










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