Il voto Afd: un siluro alla politica di riarmo di von der Leyen e Merz
- Vice
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di Vice

L'ascesa di AfD nel voto (44 per cento dei suffragi) per il rinnovo del Parlamento in Sassonia-Anhalt, che ha disgregato l'elettorato conservatore della Cdu (la sinistra nel complesso ha retto), può anche essere letto come una sonora bocciatura dell'asse Merz-von der Leyen, le due figure principali riferimento dei democristiani tedeschi. Il test per numero di elettori è modesto. Ma è significativo che nel piccolo land di poco più di due milioni di abitanti - che può essere definito più propriamente assistito (cui non sono mai venuti meno sussidi da tutte le coalizioni, dall'unità ritrovata della Germania) che povero - sia stato dato con il voto all'estrema destra un chiaro alt anche alla politica fondata sul riarmo, patrocinata dalla presidente della Commissione europea, e alle dichiarazioni muscolari del Cancelliere, quest'ultimo auspice di ritorno a un potente esercito germanico, tutt'altro che gradito nell'anima di numerosi paesi d'Europa.
Il partito guidato da Ulrich Siegmund ha intercettato, sostengono gli analisti, la rabbia, la frustrazione e l'insoddisfazione che producono tra l'elettorato problemi irrisolti, quali migranti e sicurezza. Cose note, secondo uno schema che da decenni assicura una notevole posizione di rendita alla destra, cui progressisti e riformatori non hanno però dato risposte convincenti. Ma non si può nel contempo ignorare che nel raccogliere il messaggio dell'estrema destra su Europa e su politica interna, quello stesso elettorato - in parte ritornato alle urne, dunque due volte conquistato da AfD - abbia voluto esprimere un giudizio negativo su due figure, sopravvalutata quella di Ursula von der Leyen, sbiadita e priva di carisma quella del cancelliere Merz, ritenute inaffidabili dalle rispettive tolde di comando sulle prospettive economiche e di sviluppo sociale che la Germania richiede. Il che non si deve tradurre con automatismo pavloviano o semplificatorio sul rigetto dell'unità europea, ma sulle contraddizioni che si sono accentuate negli anni lustri nella gestione dell'Unione Europea.
Associare l'attualità della crisi economica attuale con quella vissuta dalla Repubblica di Weimar che portò nel 1932 all'avvento di Hitler è senza dubbio forzoso, ma le preoccupazioni sulla congiuntura economica del presente sono fondate e da tempo. A luglio 2026, però, secondo i dati elaborati dall'Ufficio Federale di Statistica della Germania (l'analogo dell'Istat), la produzione industriale ha registrato un calo dell'1,1 per cento su base mensile. Calo inatteso, hanno affermato gli addetti ai lavori, staccando un'altra cedola d'incertezza sulle azioni tedesche. Non a caso, alla prima prova politica, né il piano di riarmo della von der Leyen, né il sogno dell'esercito più potente d'Europa, hanno affascinato gli elettori della Sassonia-Anhalt, e difficilmente potranno convincere i tedeschi alle prossime elezioni calendarizzate. E sarà bene non accarezzare con eccessiva facilità l'idea che schiacciando il pedale sulla demonizzazione del ritorno dello spettro neonazista si possa "rimuovere" il problema. Gli effetti di trascinamento potrebbero durare nel tempo, soprattutto se la Cdu dovesse impelagarsi in una crisi di successione a Merz. Potrebbe non bastare, per esempio, promuovere il giudizio di chi è preposto alle tutela della Costituzione, che ha definito l'attività di AfD contraria ai principi essenziali dell'ordinamento democratico liberale", in particolare alla "garanzia della dignità umana sancita dalla Legge fondamentale. Se gli elettori dovessero continuare credere la dignità sia calpestata proprio da chi si dichiara loro difensore, come la si mette? In Germania, come in Italia, come in Francia, in Spagna e ancora oltre?
I nodi di una politica verbosa e velleitaria su cui von der Leyen ha costruito la sua lunga carriera in patria e nella UE, e di un potere anacronistico su cui si regge l'instabile Merz, sono ora venuti al pettine. Ma non deve stupire se si sono manifestati attraverso il voto di protesta (?) di cui ha beneficiato l'estrema destra. Gli avvisi, è indubbio, possono avere uno specifico gradiente politico rispetto a chi li invia, ma in qualunque caso, quando le democrazie mostrano fragilità, sono sempre da prendere con serietà.











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