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Identità europea e Ceuta: momento d'unità, non di divisione

di Stefano Rossi


La crisi di Ceuta non è soltanto una crisi migratoria. È un attacco politico alla Spagna e all’Unione europea, il cui costo viene riversato sulla pelle di decine di migliaia di persone. L’ennesima emergenza indotta è un evidente attacco ibrido contro l’Unione da parte di organizzazioni criminali (con l’apparente benedizione del governo marocchino), consentito dalla difficoltà ventennale dei governi europei di gestire il fenomeno strutturale della migrazione. Un fenomeno che interessa valori fondamentali della nostra comunità politica europea: la sicurezza, la dignità umana, la solidarietà e l’accoglienza.


La nuova emergenza pone al Vecchio Continente tre sfide fondamentali

La prima è la sfida umanitaria. Migliaia di persone si trovano oggi in condizioni drammatiche, prive di assistenza adeguata e spesso senza alcuna prospettiva. La tutela della dignità umana non è un principio opzionale: è uno dei valori fondanti dell’Unione europea.

La seconda è una sfida di sicurezza. Una comunità di appena 85.000 abitanti si trova a dover gestire un afflusso improvviso e straordinario di persone. Garantire ordine pubblico e protezione dei cittadini è un dovere delle istituzioni nazionali ed europee.

La terza è una sfida politica. Quando uno Stato membro subisce una pressione migratoria organizzata e strumentalizzata da ragioni geopolitiche, non è soltanto quel Paese a essere colpito. È l’intera Unione europea.

Di fronte a questa situazione, il governo italiano può scegliere due strade. Può contribuire ad alimentare polemiche e divisioni, dando ragione a chi ha orchestrato la crisi per indebolire la coesione europea. Oppure può dimostrare solidarietà alla Spagna, sostenendo il governo Sanchez nonostante le differenze politiche, prima che socialista, Sanchez è il capo di governo di uno Stato membro, nostro partner politico ed economico.

Così facendo, affermerebbe un principio semplice e potente: quando l’Europa è sotto pressione, gli europei restano uniti. È questa la migliore deterrenza per scoraggiare altri attacchi, evitare minacce alle comunità locali e in definitiva salvare le vite di chi paga il prezzo più alto.

Sicurezza, solidarietà e umanità non sono valori in contraddizione. Al contrario, si rafforzano reciprocamente. Un’Europa più capace di accogliere con umanità, di controllare le proprie frontiere e di contrastare trafficanti e strumentalizzazioni esterne è un’Europa più sicura.

Se Meloni vuole sconfiggere Vannacci, nell'interesse di un Paese che non vuole avventure al buio con capipopolo demagoghi dell'ultima ora, non deve inseguirlo sul suo terreno. La storia politica insegna che la rincorsa agli estremismi finisce sempre per rafforzarli e scuotere pericolosamente l'albero della democrazia. Serve invece una risposta europea, coesa e umana, capace di coniugare sicurezza e solidarietà.

A Ceuta si difende l’idea stessa di Europa. E questo è il momento dell’unità, non della divisione.

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