OSSERVANDO I NOSTRI TEMPI
- Domenico Cravero
- 19 ore fa
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Il mistero assoluto è potenza della vita
di Domenico Cravero

Ripensare la nascita e situarla nel racconto concreto e vitale dell’essere madri (la matrescenza) e dell’essere padri (la patrescenza) può essere un modo efficace per incidere sull’ordine simbolico della caduta della speranza. Il nostro tempo si è concentrato sull’essere-per-la-morte, perché saturo di morte e incapace, finora, di contrastare la dissoluzione che avanza.
La speranza ha bisogno di un punto di partenza per lanciarsi in un’avventura complicata e drammatica come la vita di oggi. Questo punto di innesco è il venire al mondo di un figlio.
La comunità ha bisogno di gesti e parole per interpretare il mistero umano della generazione e li può trarre fuori dal tesoro inesauribile della sua tradizione per costruire nuovi itinerari di generazione alla fiducia nella vita. Non esiste cultura, legata alla vita concreta, senza proiezione nel futuro. Non è data possibilità di reagire alla caduta della speranza senza la chiarezza degli obiettivi e senza passione per l’umano comune.
Che fare?
Contro il “nulla” e la sua violenza, suggerisce J-L. Marion, non serve opporre: “una più grande potenza affermativa” di forza mondana. Al vuoto non si risponde neppure con “formule da catechismo”. Secondo la pedagogica contemporanea l’educazione etica e la sensibilità estetica contribuiscono parimenti allo sviluppo della persona. L’umanizzazione, attraverso la trasformazione delle condizioni personali e sociali di vita, avviene anche attraverso la ricerca della bellezza. I problemi sono meglio compresi e affrontati se considerati ecologicamente. Questa nuova sensibilità valorizza soprattutto le risorse e i punti di forza. Cerca di rendere visibile quanto di bello e positivo esiste nell’altro e nell’esperienza umana. Coltiva la sensibilità estetica, educa ai linguaggi del corpo e dei sensi, per superare una visione frammentata e riduttiva della persona, per connettere le scissioni, per colmare le mancanze affettiv..e e formative.
Non troviamo nulla già pronto, a nostra misura. Dobbiamo inventarcelo. La realtà ci resiste. Se non impariamo ad adattarci e mantenerci liberi soccombiamo. Chiamiamo speranza la volontà di creare il proprio essere. Questa speranza decide della qualità e del senso della vita. Dalla speranza che si è capaci a coltivare dipende la possibilità di ri-nascere (dando alla vita uno scopo) o, all’opposto, di dis-nascere (rassegnandosi al destino del nulla). L’esperienza umana è una continua offerta di occasioni, un inesauribile dischiudersi di potenzialità. Ce le offre la vita, attraverso il dono degli altri, ma dobbiamo anche guadagnarle, meritarcele. Siamo costretti ad affrontare la fatica di “generarci” ogni giorno, nella speranza di essere ancora “generati” da libere relazioni di dono e reciprocità. Queste potenzialità sono già contenute all’inizio della vita, nel bagaglio genetico, culturale (e religioso) che riceviamo, ma vanno coltivate e attualizzate. Questa passione di portare a compimento ciò che portiamo dentro solo in abbozzo, questo desiderio di nascere del tutto si chiama appunto “speranza”. Grazie a essa siamo creature dei nostri sogni, rinasciamo a ciò che non vediamo ancora, perseguiamo ciò che non possiamo verificare. Il riconoscimento, che costruisce la base sicura dell’autonomia, è una specifica esperienza emozionale, affettiva ed etica che si compie in famiglia ed è indicata con la parola “amore”. L'amore familiare è la rassicurante esperienza dell'”altro che mi dà la vita”. In questo ambiente vitale, il bambino prende coscienza di sé, della sua identità unica. Si può essere solo ciò che si riceve.
La perdita della speranza ci rende tristi e disorientati
“Che ne sarà di questo figlio che vogliamo che nasca?”. “Abbiamo strumenti potenti, basteranno per evitare la catastrofe?”. Generare però è sempre prendersi cura del mondo, nonostante tutto. Pienamente aderente alla vita, la generazione attraversa il più ampio ventaglio della tonalità dell’esistere: dedizione e lotta, impegno e passione, successo e fallimento, speranza e ansietà, morte e rinascita. Nasciamo senza scegliere ma siamo vivi solo alla condizione che ci appropriamo della prima nascita attraverso un atto di libertà e volontà. Essere vivi comporta la capacità di volere; ma per volere è necessario intervenga una decisione radicale, che ha la figura dell’atto di fiducia nella vita, del credito accordato a una promessa. La nascita umana rimanda oltre sé, perché possa dirsi effettivamente compiuta. Si nasce per il mondo.
La speranza non può però essere posta solo nella scienza e nella ricerca. Parte del problema dell’attuale confusione a proposito dell’IA è creato, infatti, dal razionalismo scientifico che non sa vedere ciò che non riesce a misurare. La persona non sarà mai riducibile a oggetto della scienza. Rimane mistero, così come mistero sono l’identità maschile e femminile e mistero assoluto è la potenza della vita.











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