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Trump e Alberto Sordi, la guerra oggi e domani, chissà, la malattia

9 ore fa
Tempo di lettura: 2 min

Come Donroe "copia" il grande attore...

di Indiscreto controcorrente

@Pubblico dominio in Wikipedia
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Peccato, davvero peccato di non avere ancora tra di noi l'Albertone nazionale, il grande Alberto Sordi, magari con quei dentoni di scena che tanto fecero colpo ne I complessi, film diretto da Dino Risi. Lui sì che avrebbe spiegato al presidente degli Stati Uniti, solo mazziato dai democratici, per il momento, con il voto di mid-term, tutti i trucchetti e movenze, ma soprattutto come ci si lamenta quando si tira in ballo la guerra per giustificare mancanze, insufficienze e incapacità personali. Da professore sul set Alberto Sordi gli avrebbe insegnato come intercalare in "perfetto" anglo-americano l'immortale A me m'ha rovinato la guerra, un tormentone ripreso dal grande Ettore Petrolini che l'aveva reso celebre con il suo personaggio Gastone. 

Quello stesso personaggio, Albertone l'aveva trasferito sic e simpliciter nel film omonimo del 1960 per la regia di Mario Bonnard. Andando avanti, se non bastasse la guerra, pensiamo che Donroe potrebbe attingere come scusante dei suoi fallimenti anche all'Albertone - un carico da novanta - che piange e grida io c'ho avuto la malattia in Un giorno in Pretura di Steno, dove nei panni di Nando Moriconi "l'americano" dà di testa per essere stato condannato dal giudice, interpretato da un Peppino De Filippo in stato di grazia, per avere fatto il bagno nudo nella marrana.

Quell'interpretazione fu un autentico do di petto, tanto da suggerire e indurre Steno, al secolo Stefano Vanzina, il maiuscolo Un americano a Roma, film che sbancherà ai botteghini e che da quel momento farà di Sordi uno dei principi della commedia all'italiana.

E chissà che a breve, anche Donroe non dovrà invocare anche lui la malattia per non pagare dazio di tutte le sue mattane con cui sta tormentando il mondo.

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