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ELEZIONI MID-TERM USA. Democratici a valanga su Trump

13 ore fa
Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 4 ore fa


I democratici sconfiggono il G.O.P., scrive il New York Times, dove l'acronimo sta per Grand Old Party, che significa "Grande vecchio partito", nomignolo attribuito storicamente al Partito Repubblicano. I democratici si prendono il Congresso, ancora più secco il titolo del Washington Post, cui segue l'editoriale di Isaac Arnsdorf, "inviato" del giornale alla Casa Bianca, che va diritto al significato centrale di queste elezioni di mid-term: gli elettori hanno imboccato la strada dei democratici. In altri termini, chi aveva votato repubblicano alle presidenziali ha fatto l'opposto. Che non equivale a sostenere, come ha affermato proprio il presidente Usa Donald Trump sulla sua sito Truth, più o meno testuale "Non ero sulla scheda elettorale e, se lo fossi stato, avremmo vinto con una vittoria schiacciante!". Anzi. Pensiamo che se ci fosse stato Trump il voto sarebbe andato anche peggio per il Grand Old Party, perché ogni giorno sarebbero state associate tutte le "perle" infilate in due anni di amministrazione devastante per la democrazia e l'economia statunitensi, talmente numerose che si fa fatica a citarle, alcune addirittura crudeli e volgari, in linea con la sua cattiveria che per fortuna in questo passaggio elettorale di metà mandato non è stata condivisa dai suoi connazionali che hanno imposto una netta inversione di marcia. Così si spiegano le vittorie dei democratici in Texas, storica roccaforte dei repubblicani, con il seminarista di trentasette anni James Talarico, in Kansas, per la prima volta dal 1932, con Adam Hamilton, e nell'Iowa, stato di fede repubblicana che vede la sconfitta di Zach Lahn che deve lasciare il posto di governatore al democratico Rob Sand.

Non a caso, anche Wall Street Journal, quotidiano storicamente vicino ai conservatori, sottolinea l'avanzata dei Dem, con Le conquiste negli stati chiave [che] hanno portato il partito a maggioranza al Senato e alla Camera, il che costringerà Donald Trump a trascinarsi come "un'anatra zoppa", lame duck, deprivato del suo potere, ma non privato della sua arroganza e prepotenza verso gli avversari o chiunque non la pensi come lui. Tra i paesi chiave, ricordiamo in particolare il Michigan che ha votato il democratico Abdul El Sayed rispetto al repubblicano Mike Rogers, nonostante gli strali che su di lui si sono riversati per tutta la campagna elettorale per voce di Donroe.

Inutilmente, è come se volesse sottolineare USA Today News, quando oggi scrive, riandando ai pronostici della vigilia, che "Tre elettori su quattro hanno dichiarato, in un sondaggio sponsorizzato da NBC e altre organizzazioni giornalistiche, di essere insoddisfatti o arrabbiati con il modo in cui stanno andando le cose negli Stati Uniti − inclusi quasi tutti i democratici e quasi la metà dei repubblicani. Sette elettori su dieci si sono lamentati che il Congresso non aveva fatto abbastanza per limitare i poteri della presidenza".

I risultati sono sotto gli occhi di tutti: Trump ha subito uno tsunami.



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