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Quando la radio diventò "libera"

14 ore fa
Tempo di lettura: 3 min

Un convegno a Pistoia organizzato dall'Archivio Roberto Marini sulla liberalizzazione dell'etere negli anni '70


Wikipedia sul tema va direttamente al cuore del problema e vi si legge: "In Italia fino al 1974 i privati non potevano aprire una stazione radio. La legge riservava allo Stato l'esercizio esclusivo della radiodiffusione circolare. Le uniche eccezioni, dopo la caduta del regime fascista, erano state Radio Sardegna (1943-1952) e Radio Ferrara (per alcuni mesi del 1946). Si ascoltava la radio pubblica (Radio Rai) e si guardava la televisione pubblica (Rai TV). Solo nel Nord Italia potevano essere ricevute le tre emittenti estere che trasmettevano in lingua italiana: Radio Capodistria, Radio Monte Carlo e Radio Svizzera Italiana. Il segnale delle tre emittenti era ricevibile in territorio italiano grazie alle trasmissioni in onde medie (AM). Per quanto riguarda invece le trasmissioni in modulazione di frequenza (FM) si avvalevano di cosiddetti "ponti caldi", cioè ripetitori non autorizzati (i quali da anni trasmettevano anche il segnale televisivo delle stesse emittenti).

Poi, non con la bacchetta magica, ma con il coraggio di quanti sono decisi a non arrendersi, o di chi sull'onda del '68 fiuta che l'aria sta cambiando, ecco che in Italia arriva il diluvio di radio private, locali e nazionali. A favorire il cambiamento nel 1974 è la Corte costituzionale che con una storica sentenza assegna ai privati la facoltà di trasmettere via cavo in ambito locale, rompendo il monopolio statale. La prima radio "pirata" in Italia fu Radio Valle Camonica, le cui trasmissioni cominciarono il 6 novembre 1974 alle ore 15:30, cui seguirono il 23 novembre 1974 le trasmissioni di Radio Bologna per l'accesso pubblico, ideata dalla Cooperativa Lavoratori Informazione. Questi gli inizi di una incredibile avventura che ha segnato la storia culturale e politica del nostro Paese. E da quegli anni si parte per ritornare a parlare di radio libera a Pistoia su iniziativa dell'Archivio Roberto Marini nel pomeriggio di oggi, venerdì 23 ottobre alle ore 17.30 con il professor Raffaello Doro, professore all'Università della Tuscia e autore del saggio 'In Onda', insieme con Sara Patrizia Maggi (Direttrice responsabile di Controradio di Firenze), Alvaro Alberti (ex direttore di Radio Onda Libera di Pistoia) e Roberto Niccolai (Direttore dell’Archivio Roberto Marini e Studioso degli anni '60 e '70).  

Sarà una full immersion nella storia delle radio offshore in Nord Europa fino ai primi esperimenti clandestini in Italia, dalla Radio Sicilia Libera di Danilo Dolci alla legge di Riforma della Rai del 1975 e alla sentenza della Corte costituzionale del 1976... E non solo. Una finestra si apre, ovviamente, anche sulla Toscana, dove sorse una radio 'impegnata', tra cui la fiorentina Controradio, che proprio quest'anno ha compiuto i suoi primi cinquant'anni, che fece da battistrada a tanti neofiti desiderosi di dare vita a nuove emittenti private. Soltanto nel Pistoiese tra il 1975 e la prima metà degli anni '80 nacquero, tra le altre, Radio Pistoia, Radio Onda Rossa, Radio Antenna 104, Radio Cracc, Radio Sound fino a Radio Onda libera che trasmetteva dal Circolo Arci di Pontelungo.

Come sempre in queste occasioni gli organizzatori hanno allestito una mostra sul tema della serata con giornali, riviste, dischi e manifesti conservati in quell’autentica miniera documentale che è l’Archivio Roberto Marini Oltre il Secolo Breve.

Non mancheranno, non potrebbe essere altrimenti, musiche e canzoni di Eugenio Finardi che proprio nel 1976 pubblicò il suo «Musica ribelle» contenente la famosa canzone «La radio».

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