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Ordine pubblico, purtroppo mancano la Dc e il Pci

12 ore fa
Tempo di lettura: 2 min

di Giorgio Merlo


La violenza di piazza è sotto gli occhi di tutti. E si è un po' con il fiato sospeso in attesa di domani, sabato 24 ottobre. Chi la minimizza o chi, peggio ancora, finge che il tutto si possa giustificare o comprendere solo con un crescente “disagio sociale” avalla, di fatto, il ritorno di questo imbarbarimento nelle nostre comunità e nelle nostre città. Ora, a fronte di questa situazione concreta ed oggettiva, se avessimo una politica adulta, matura, ma soprattutto responsabile, si imporrebbe quasi per legge un “patto”, frutto di un ragionamento, tra la maggioranza e l’opposizione. Un “patto” politico che avrebbe come unico se non esclusivo obiettivo quello di cercare di arginare e, se possibile, battere insieme il ritorno e il consolidamento della violenza. Una violenza che può avere effetti devastanti per la nostra società e per la stessa conservazione della nostra democrazia.

Ma per potere centrare questo obiettivo è indispensabile avere partiti e soggetti politici responsabili, animati dalla volontà di difendere la democrazia, di non soffiare sugli istinti violenti e in ultimo, ma non per ordine di importanza, di non lavorare per l’antico ma sempre attuale slogan del “tanto peggio tanto meglio”. Del resto, è appena sufficiente rileggere la storia politica del nostro paese per rendersi conto che nei momenti di maggiore difficoltà, di norma, emerge da un lato lo spessore della classe dirigente politica e, dall’altro, il senso delle istituzioni che posseggono gli stessi partiti.

Quando si dicono queste cose il pensiero corre immediatamente agli anni ‘70 e alla lotta dura e senza di esclusione di colpi contro il terrorismo rosso e nero. Ma un'iniziativa del genere richiede anche e soprattutto un forte senso delle istituzioni. Certo, se il confronto politico tra i partiti ha come principale, se non esclusivo, obiettivo quello di distruggere e annientare il nemico politico è difficile, molto difficile poi trovare seri punti di convergenza su come affrontare le principali emergenze sul tappeto. Eppure nel passato questo obiettivo è stato possibile centrarlo concretamente e credibilmente. E lo hanno centrato, nello specifico, le classi dirigenti dei principali partiti di governo e di opposizione. Nello specifico, si pensa subito alle classi dirigenti della Dc e al Pci.

Insomma, e per farla breve, sarebbe indispensabile avere partiti popolari, di massa, democratici e con un alto senso dello Stato. Cioè partiti che di fronte al rischio di mettere in discussione le fondamenta democratiche e costituzionali del nostro Stato agiscono di comune accordo. Certo, e per tornare all’oggi, se il comportamento concreto resta quello di speculare sulle difficoltà - in questo caso si parla di una dura e spietata violenza di piazza - e di pensare di trarne vantaggi politici ed elettorali, il rischio è quello di mettere definitivamente in crisi i valori e i principi su cui regge la nostra democrazia e il nostro assetto istituzionale. Ecco perché, infine, si tratta di sciogliere un nodo. Ovvero, o prevale la responsabilità politica dei principali attori politici oppure, e di conseguenza, prepariamoci ad una stagione ricca di avventure, di insidie e di sistematica e potenziale violenza distruttiva. Molto, anche se non tutto, dipende dalla politica. Ieri c’erano la Dc e il Pci. Oggi chi abbiamo?

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