Il voto alle donne: cambiamento, nel riconoscimento di un diritto
immagine di Daniela Nardelli

Le figure, le loro posizioni, i colori dell'opera di Daniella Nardelli si raccordano alla conclusione del lungo racconto di Elisabetta Dellavalle sulle Madri Costituenti[1]. II rosso e il blu, rispettivamente simboli delle virtù guerriere e della fedeltà e giustizia, non sono soltanto colori, ma raccontano un'identità italiana fatta di sacrificio, valore e progresso. Le figure storiche e simboliche, intrise di questi colori e rappresentate in un dinamismo tridimensionale, sfuggono ai rigidi confini che le cornici vogliono imporre e, senza volerle scardinare, ne creano di più ampie dimensioni per una continuita ampliata dei valori del passato, rinnovati e aderenti all'attualità in una narrazione stratificata che unisce passato, presente e futuro.
Le immagini storiche, da sempre dominate da figure maschili in divisa o in posizioni di comando, si trasformano radicalmente. Nelle rappresentazioni grafiche e pittoriche - spazi simbolici da sempre appannaggio degli uomini - cominciano ad affiorare volti e corpi femminili, protagoniste di una narrazione fino ad allora rimossa o marginalizzata. Donne in uniforme, cittadine attive nella ricostruzione civile e democratica del Paese: nuove figure che rompono la tradizionale iconografia bellica e istituzionale, ridefinendola in chiave inclusiva.
Queste immagini non sono semplici aggiunte decorative, ma veri e propri atti di riscrittura visiva della storia. Collocare le donne in scenari militari, politici o pubblici - ambienti storicamente riservati agli uomini - significa restituire dignità a una memoria collettiva più veritiera, più plurale. È un modo per riconoscere e celebrare il ruolo fondamentale che le donne hanno avuto, soprattutto a partire dalle elezioni del 1946, quando per la prima volta votarono ed entrarono nelle istituzioni.











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