Omicidio Politkovskaja, 20 anni di oblio, ma va ricordato
Il 7 ottobre del 2006 veniva uccisa la giornalista russa, severa critica di Putin
di Igor Boni

In Russia il tasso di morte dei giornalisti che osano attaccare il regime raccontando la verità è molto elevato, lo stesso tasso di mortalità colpisce dissidenti, oppositori, artisti che non si piegano, liberi cittadini, gerarchi del regime che provano a dire qualcosa contro il nuovo Zar. Ma la storia di Anna Stepanovna Politkovskaja, nata Anna Mazepa a New York il 30 agosto 1958, ha qualcosa in più perché ci ha raccontato per tempo quale era la realtà che avevamo di fronte e, contemporaneamente, l'ipocrisia e l'inerzia di un Occidente che si è voltato dall'altra parte in nome degli affari, del businnes, dell'energia a prezzi contenuti. La giornalista russa che ha avuto il coraggio di denunciare dalle colonne di «Novaja Gazeta» i crimini di Vladimir Putin e dell’esercito russo durante la Seconda guerra cecena, lo ha fatto senza peli sulla lingua e sulla penna, lo ha fatto da persona libera che ha raccontato nei suoi articoli e nei suoi libri tutto quello che molti (non tutti a dire il vero) hanno compreso solo il 24 febbraio del 2022 con l'invasione su larga scala dell'Ucraina.
Per le sue denunce e per far tacere la sua voce fu uccisa a colpi di pistola, nell’androne di casa, nel giorno del compleanno di Putin; un evidente regalo al despota russo che non sopporta che di lui si dica la verità, parola che accanto al suo nome costituisce un tragico ossimoro. Ma per ricordare Anna dobbiamo ripercorrere cosa è stata la Seconda guerra cecena, scatenata proprio da Vladimir Putin pochi mesi dopo il suo arrivo al Cremlino nel 1999. Una guerra che ha prodotto 200.000 morti civili e distruzioni totali, come a Grozny, la capitale della Cecenia rasa al suolo; il tutto nel silenzio delle diplomazie internazionali. Una guerra contro un piccolo territorio che aveva ottenuto l'indipendenza dal giogo sovietico e che, con elezioni riconosciute dalla comunità internazionale, aveva un governo democraticamente eletto, guidato da Aslan Maschadov.
Il sacrificio di Antonio Russo
Da Radicali facemmo l'impossibile per tenere accesa una fiammella di fronte alla ferocia dell'esercito di Mosca. Antonio Russo, giornalista di Radio Radicale, avendo raccolto le prove dell’utilizzo di armi non convenzionali e di torture da parte dei militari del Cremlino fu torturato e ucciso dai servizi segreti di Mosca nel 2000. Nel 2002 Olivier Dupuis (che ci ha lasciati il maggio scorso), allora segretario del Partito Radicale, lanciò una mobilitazione nonviolenta di sciopero della fame a difesa dei diritti umani e civili dei ceceni alla quale aderirono 12.000 rifugiati ceceni, compresi membri del governo in esilio. Da allora, e per gli anni successivi, si svolse una mobilitazione a sostegno del piano di pace predisposto da Ilyas Akhmadov, ministro degli affari esteri ceceno, per una amministrazione controllata dell’ONU in Cecenia; piano che fu promosso in ogni angolo d'Europa. Nel 2003 Umar Khanbiev, già ministro della Sanità ceceno tenne una serie di conferenze a Torino, Genova, Roma, Firenze, Siena, Perugia, Pesaro e Fano per denunciare i crimini e promuovere il piano di pace.
Nel 2004 Olivier Dupuis attuò un durissimo sciopero della fame finalizzato a chiedere all’Unione Europea di riconoscere il genocidio a opera della Russia in Cecenia e per appoggiare il “Piano Akhmadov”. Molti parlamentari italiani ed europei aderirono così come molti consigli regionali (Piemonte compreso). Khanbiev intervenne nuovamente a nome del Partito Radicale all’ONU denunciando torture, crimini, sparizioni e assassini da parte delle truppe di Mosca. Nel 2005 il presidente Maskhadov fu assassinato dai russi. L'anno dopo, fu spenta per sempre la voce di Anna Politkovskaja che incessantemente dalla Russia denunciava i crimini e sosteneva le campagne radicali.
A conclusione di questo breve ricordo voglio fare un ulteriore nome, quello di Marco Pannella, unico politico europeo che ebbe il coraggio di presenziare ai funerali a Mosca di Anna per denunciare il regime del Cremlino e l’inerzia complice europea.
Di ritorno dal funerale intervenne nell'aula per dire tra l'altro: "Ventiquattr'ore fa ero a Mosca e per un istante stavo per prendere la fascia di parlamentare europeo mentre ero in mezzo alle migliaia di persone che rendevano l'estremo omaggio e il saluto a Anna Politkovskaja; poi ho pensato che sarebbe stata un'offesa per quegli occhi che non potevano vedermi, vedere inalberato il nostro emblema. Ci ha raccontato questa donna, questa giornalista, quello che non avete voluto sentire, non avete voluto vedere".
Ciao Anna, per noi la lotta per la libertà, la verità e la democrazia va avanti, anche in tuo nome.











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