Obesità, oltre lo stigma: un disagio da riconoscere e curare
di Rosanna Caraci

Dal costo della spesa alla qualità del cibo, dallo sport alle disuguaglianze sociali: la prevenzione dell’obesità comincia molto prima dell’ambulatorio. Le disuguaglianze sociali si vedono ogni giorno, nel contenuto della borsa della spesa, anche senza bisogno di statistiche: basta guardare a che cosa si mette in tavola. Si vedono nella qualità degli alimenti che una famiglia può permettersi, nel tempo che i genitori hanno per cucinare, nella possibilità di acquistare frutta, verdura e pesce con regolarità. Si vedono nella merenda che un bambino porta a scuola, nelle abitudini alimentari che si formano in casa e nelle opportunità di praticare sport. E si vedono, inevitabilmente, anche nella salute.
Per questo, quando un’amministrazione pubblica affida il servizio di mensa scolastica, non sta semplicemente acquistando pasti. Sta compiendo una scelta che riguarda il benessere dei bambini, l'educazione alimentare e, in parte, il contrasto alle disuguaglianze. Il capitolato di un appalto, i criteri con cui si seleziona un gestore, la qualità delle materie prime, la varietà dei menù e l'attenzione alle esigenze nutrizionali non sono dettagli burocratici: sono strumenti di una politica pubblica di prevenzione.
Le linee di indirizzo nazionali per la ristorazione scolastica del Ministero della Salute riconoscono alla mensa una funzione che comprende la promozione di abitudini alimentari corrette e l'educazione alla salute. Questo significa che la qualità del servizio non dovrebbe essere valutata soltanto in base alla conformità formale del contratto. Conta anche ciò che accade ogni giorno nei refettori: se i pasti sono equilibrati, se i bambini vengono accompagnati a conoscere alimenti diversi, se il momento del pranzo è vissuto con serenità e se il personale è messo nelle condizioni di svolgere il proprio lavoro.
Anche la lotta allo spreco alimentare merita attenzione. Un pasto equilibrato che finisce regolarmente nel cestino non raggiunge il proprio obiettivo educativo. Ascoltare gli studenti, migliorare la qualità delle preparazioni, rispettare i tempi del pranzo e coinvolgere la comunità scolastica sono passaggi che possono contribuire a rendere il servizio più efficace.
Sovrappeso nell'infanzia: un problema che riguarda anche il Piemonte
Secondo la sorveglianza OKkio alla SALUTE 2023 dell'Istituto superiore di sanità, in Italia il 19% dei bambini di 8 e 9 anni è in sovrappeso e il 9,8% presenta obesità, compresa quella grave, che riguarda il 2,6%. Complessivamente, quasi tre bambini su dieci sono in eccesso ponderale.
Il Piemonte presenta valori inferiori alla media nazionale, ma tutt'altro che trascurabili. La rilevazione regionale indica che il 16,9% dei bambini è in sovrappeso e il 6,2% è obeso; l'1,6% presenta obesità severa. Nel complesso, il 24,7% dei bambini piemontesi di 8-9 anni è in eccesso ponderale: quasi uno su quattro.
Non sono numeri che autorizzano all'allarmismo, ma neppure all'indifferenza. Raccontano una condizione che richiede interventi precoci e continuativi, senza aspettare che il problema si consolidi nell'adolescenza o nell'età adulta.
Soprattutto, impongono di superare una lettura semplicistica dell'obesità come conseguenza esclusiva di scelte individuali sbagliate. Il peso corporeo è influenzato da una pluralità di fattori: predisposizione biologica, ambiente, abitudini familiari, qualità dell'alimentazione, sonno, condizioni psicologiche, opportunità di movimento e contesto socioeconomico.
Quando si parla di obesità, dunque, non si parla soltanto di calorie. Si parla anche delle possibilità concrete che una persona ha di prendersi cura della propria salute.
La classe sociale nel carrello della spesa
Il problema si manifesta anche davanti agli scaffali del supermercato. Per una famiglia che deve far quadrare il bilancio, il prezzo diventa spesso un criterio decisivo. Gli alimenti pronti, gli snack confezionati e molti prodotti ad alta densità energetica possono apparire soluzioni più convenienti e pratiche rispetto a una spesa basata su ingredienti freschi, varietà e qualità nutrizionale.
Non significa che tutti gli alimenti confezionati siano poco salutari, né che la trasformazione industriale sia di per sé negativa. Occorre però prestare attenzione agli alimenti ultra-processati, una categoria che comprende numerosi prodotti formulati industrialmente, spesso caratterizzati da ingredienti raffinati, sale, zuccheri o grassi in quantità elevate e da una limitata presenza di alimenti freschi.
Uno studio coordinato dall'Istituto superiore di sanità, pubblicato nel 2025, ha rilevato che in Italia questi alimenti rappresentano circa il 6% del peso del cibo consumato, ma contribuiscono al 23% dell'apporto energetico giornaliero. La ricerca segnala inoltre un peggioramento dell'aderenza ad alcune raccomandazioni alimentari, tra cui un consumo insufficiente di vegetali e legumi.
Se una famiglia ha poco tempo per cucinare, vive in un quartiere con un'offerta limitata di alimenti freschi o deve contenere ogni spesa, suggerire semplicemente di mangiare meglio rischia di essere insufficiente. La prevenzione deve accompagnarsi a politiche che rendano le scelte salutari accessibili, sostenibili e compatibili con la vita reale delle persone.
Il nodo centrale non è stabilire se il cibo sano sia più caro, ma fare in modo che una dieta equilibrata non diventi un privilegio sociale. La qualità dell'alimentazione non dovrebbe dipendere dal reddito, dal quartiere in cui si vive o dalla possibilità di dedicare ore alla preparazione dei pasti. È proprio in questo divario che la prevenzione dell'obesità incontra le politiche contro la povertà e le disuguaglianze.
Movimento e sport: opportunità, non privilegi
L'alimentazione, da sola, non basta. La prevenzione richiede anche movimento quotidiano, occasioni di gioco, attività fisica e possibilità di praticare sport in ambienti sicuri e inclusivi.
Secondo l'ISTAT, nel 2024 il 37,5% della popolazione italiana dai tre anni in su praticava sport nel tempo libero. Tra gli 11 e i 14 anni la percentuale saliva al 75,6%, ma il quadro generale mostrava differenze significative per genere e territorio: praticava sport il 43,4% degli uomini, contro il 31,8% delle donne, mentre la quota di praticanti era mediamente più elevata nel Nord rispetto al Mezzogiorno.
Per i bambini, il movimento non coincide necessariamente con l'iscrizione a una società sportiva. Camminare per andare a scuola, giocare all'aperto, utilizzare spazi pubblici accessibili e partecipare alle attività motorie scolastiche sono opportunità importanti.
Eppure, anche qui le condizioni economiche contano. Le quote associative, l'attrezzatura, i trasporti e gli orari delle attività possono rappresentare ostacoli per molte famiglie. Per questo promuovere lo sport significa anche investire in impianti accessibili, attività inclusive e occasioni gratuite o a costi contenuti.
La scuola può svolgere un ruolo fondamentale, purché l'attività motoria non venga considerata un'aggiunta facoltativa. Servono spazi adeguati, proposte diversificate e attenzione ai bambini che, per condizioni fisiche, disabilità o difficoltà personali, rischiano di sentirsi esclusi.

Dalla mensa alla sanità: una responsabilità condivisa
Il tema dell'alimentazione scolastica si collega direttamente al confronto che si è svolto a Palazzo Lascaris sul tema Obesità: prevenzione, cura e consapevolezza. Un incontro che ha messo al centro la necessità di superare risposte frammentate e di costruire un dialogo stabile tra istituzioni, professionisti e associazioni.
In Piemonte, il lavoro dell'associazione Rinati sotto la Mole e del suo presidente Roberto Anardu richiama l'attenzione proprio su questo aspetto: le persone che vivono con l'obesità hanno bisogno di essere ascoltate, rispettate e accompagnate in percorsi di cura adeguati. Non devono essere lasciate sole né esposte a giudizi e discriminazioni.
Ben quattro proposte di legge, due della maggioranza e due dell’opposizione in Consiglio Regionale, a prima firma Icardi, Magliano, Conticelli e Valle, vanno nella prospettiva di rafforzare la prevenzione, migliorare la presa in carico multidisciplinare, collegare i servizi sanitari e sociosanitari e promuovere il coinvolgimento delle associazioni.
Se una strategia efficace deve cominciare prima che si renda necessario un intervento clinico, deve coinvolgere la scuola, le famiglie, i servizi territoriali, i Comuni, il mondo dello sport e chi si occupa di alimentazione. Deve anche riconoscere che le politiche sanitarie non possono compensare da sole le disuguaglianze economiche e sociali.











Commenti