top of page
logo.jpg

Medico di famiglia, come la burocrazia sta danneggiando il rapporto con i pazienti

1 giorno fa
Tempo di lettura: 3 min

Alle radici della medicina primaria, un incontro ad Alessandria

di Alberto Ballerino


Il medico di famiglia è da sempre alla base del sistema sanitario. Oggi, però, sono in molti ad avvertire come questo rapporto fondamentale per la tutela della salute stia cambiando per diversi motivi. Il tema viene affrontato mercoledì 7 ottobre ad Alessandria nell’incontro Alle radici della medicina primaria che si tiene alle 17 nella sede dell’Isral in via Guasco 49. L’incontro è organizzato da Irccs Aou Al, Solidal Ricerca, Università del Piemonte Orientale, Iconografia della Salute (Festival delle Medical Humanities), Amici della Biblioteca dell’Ospedale di Alessandria e Isral. Hanno dato il loro sostegno anche il Centro Studi Cura e Comunità per le Medical Humanities e la Biblioteca Civica di Alessandria.

L’appuntamento verterà intorno al libro Stipendiare moderatamente un medico. Alle radici della medicina primaria di Franco Lupano, presidente della sezione piemontese del Centro Italiano di Storia Sanitaria e Ospitaliera (Ciso). Apriranno l’incontro Antonio Maconi, direttore scientifico ff Irrcs Aou Al, e Antonella Ferraris, direttrice dell’Isral. Interverranno quindi il già citato Lupano, Alberto Stura, direttore SC del Distretto Alessandria Valenza dell’Asl Al, Sandra Preite, medico di medicina generale, e Marco Polverelli, già direttore del Dipartimento di Riabilitazione Aou Al.    

“Io sono stato medico di famiglia – dice Franco Lupano - per gran parte della mia carriera professionale. Già parecchi anni fa, insieme ad altri colleghi, curavo la redazione di una delle tante riviste rivolte ai medici di famiglia. Dovendo iniziare questo impegno, mi era venuto in mente, considerate le lamentele già allora diffuse sulla burocrazia, di indagare su come si lavorava in passato. Così ho cominciato a contattare alcuni medici condotti ancora in vita e fare ricerche. Da qui nacque una rubrica dal titolo ‘Come si lavorava’. Raccogliendo tutto questo materiale, ho pensato al libro per ordinarlo in modo organico. È venuta fuori non solo la storia dei medici condotti, peraltro mai ricostruita in Italia, ma anche un percorso del diritto alla salute in Italia. I medici condotti erano pagati per curare gratuitamente i poveri ma gradualmente, tra Ottocento e Novecento, si sono aggiunti ulteriori provvedimenti e istituzioni che hanno portato a una copertura totale che può richiamare un Servizio Sanitario Nazionale”.

Oggi c’è carenza di medici di famiglia. “Sono diminuiti di numero per motivi che avevamo già segnalato da decenni. Il numero chiuso all’Università non sarebbe di per sé negativo ma va programmato. Già all’inizio del secolo era facile calcolare quando i medici di famiglia sarebbero andati in pensione ed era evidente che ci sarebbe stata una concentrazione di questo circa vent’anni dopo. Un calcolo fatto dall’Ordine dei Medici, purtroppo però non si è tenuto conto del problema nella programmazione del numero chiuso. Quest’ultimo comunque c’è anche ora: hanno cambiato le modalità ma di fatto non tutti coloro che vogliono fare medicina riusciranno nel loro intento. Probabilmente hanno aumentato il numero complessivo degli ammessi. L’importante è che ci sia stata una programmazione in base alle esigenze non difficili da prevedere”.

Il libro può aiutare a capire se e come il lavoro del medico di famiglia è cambiato. “Con la tecnologia, ci sono nuovi elementi che però non dovrebbero cambiare la sostanza del rapporto medico – paziente. Purtroppo la componente burocratica è aumentata in modo davvero pesante per i medici e questo sicuramente è un elemento di disturbo nel rapporto con il paziente. Tuttavia, si può ancora fare il medico se lo si vuole anche se è più difficile mantenere il rapporto personale con il malato. Sicuramente il Covid  ha dato una spinta grossa: ora tutto è legato a contatti per email o per whatsapp, ma la sostanza del rapporto tra medico e paziente deve rimanere la visita, sono fermamente convinto di questo. Il Covid  ha avuto anche conseguenze positive: per esempio prima dell’epidemia pochissimi lavoravano su appuntamento, io ero uno di questi. Ora è quasi le regola”.

Oggi ci sono meno visite a domicilio. “Già in molti paesi, soprattutto nel Nord Europa, erano un’eccezione se non completamente abolite. Ci sono sicuramente quelle inutili che è giusto non siano pretese dai pazienti. Però una volta ogni tanto una visita a domicilio può essere illuminante per capire l’ambiente famigliare, senza contare che a volte una persona ha davvero grosse difficoltà a muoversi”.   

 

Commenti


L'associazione
pdv_cover_edited.jpg

Approfondisci la nostra storia

Post recenti
bottom of page