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Droni dal mare: non confondiamo ipotesi (allarmanti) con le certezze

9 minuti fa
Tempo di lettura: 2 min

vignetta e testo di Alberto Scafella


Un’ipotesi rilanciata dalla stampa spagnola ha riportato l’attenzione sulla sicurezza del Mediterraneo. Secondo El Mundo, l’intelligence statunitense avrebbe segnalato una possibile operazione russa con droni lanciati dal mare contro alcuni Paesi europei, tra cui Italia, Francia e Spagna.

Lo scenario descritto prevederebbe il trasporto di droni Gerbera all’interno di container imbarcati su navi commerciali. Al momento, tuttavia, non risultano in Italia conferme operative, diplomatiche o militari dell’allarme.

Il ministro della Difesa Guido Crosetto, con un opportuno senso della misura, ha definito la notizia priva di riscontri e ha invitato a non alimentare ulteriormente la tensione in un contesto internazionale già delicato. Fonti citate dall’agenzia ANSA hanno inoltre riferito che un allerta di questo tipo non sarebbe stato trasmesso alle autorità italiane competenti. La distinzione tra fatti verificati, ipotesi e valutazioni è quindi essenziale.

Un’ipotesi giornalistica non può essere presentata come certezza. Allo stesso tempo, l’assenza di conferme non significa che ogni scenario debba essere escluso a priori. La sicurezza nazionale richiede raccolta di informazioni, verifiche e risposte proporzionate: senza allarmismi, ma anche senza sottovalutare rischi e potenziali pericoli.

Il Mediterraneo è un’area strategica in cui si concentrano traffici commerciali, infrastrutture energetiche, cavi sottomarini, porti, rotte militari e interessi di numerose potenze. È quindi normale che le strutture di sicurezza monitorino con attenzione le attività marittime. Monitorare, però, non significa accusare, né considerare ogni nave commerciale una potenziale minaccia. Tuttavia, la cosiddetta shadow fleet russa, le attività di intelligence marittima e le nuove forme di guerra ibrida rappresentano questioni concrete per la sicurezza europea. Va da sé che attribuire automaticamente a Mosca ogni comportamento anomalo, incidente o attività sospetta sarebbe però un serio errore: significherebbe trasformare un’ipotesi investigativa in una conclusione politica.

La questione dei droni merita comunque attenzione. Se non altro, perché la diffusione di sistemi relativamente economici e facilmente impiegabili ha modificato le modalità con cui vengono valutati i rischi per la sicurezza. Infatti, il drone Gerbera è un velivolo di dimensioni contenute, con un’autonomia dichiarata di circa 600 chilometri. A questi dati, che rendono tecnicamente ipotizzabili modalità di impiego non convenzionali, l'Italia contrappone una capacità di sorveglianza marittima, difesa aerea, intelligence e cooperazione con gli alleati. Il controllo del Mediterraneo si svolge anche attraverso missioni europee e il coordinamento tra strutture nazionali e internazionali.

La sfida consiste dunque in un lapalissiano miglioramento delle capacità di individuare attività anomale, senza trasformare la sicurezza in una condizione permanente di allarme. In questo quadro assume rilievo anche la diplomazia. I rapporti tra Russia, NATO e Paesi europei sono già caratterizzati da forti tensioni. In tale contesto, è apprezzabile la linea del Governo italiano improntata a non presentare come accertati scenari privi di riscontri e a mantenere aperti, quando possibile, i canali di comunicazione.

La sicurezza non dipende soltanto dal numero di radar o di navi impiegati nel controllo del mare. Richiede anche lo scambio di informazioni con gli alleati, il coordinamento internazionale e la capacità di evitare escalation non necessarie. E in una fase così delicata per gli equilibri mondiali, anche le parole possono avere conseguenze strategiche. .

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