SETTIMANA FINANZIARIA. Governo bocciato: obiettivo riduzione deficit "non centrato"
Aggiornamento: 58 minuti fa
E sono i soliti noti a pagare le tasse... Intanto l'Eni mette un tetto ai carburanti
a cura di Stefano E. Rossi

L’Istat spegne le residue speranze sul rapporto deficit pil del 2025. Abbiamo oltrepassato di poco l’obiettivo del tre per cento, siamo cioè arrivati a un tristissimo -3,079%. Centrare l’obiettivo, che era stato concordato con Bruxelles dal Governo in carica, avrebbe permesso all’Italia di uscire dalla procedura di infrazione dell’UE. Ma il comunicato Istat non insegue colpi di scena. Ribadisce che il -3,1% è rimasto invariato rispetto alle stime di aprile scorso. Poi aggiunge che La pressione fiscale si è portata a 42,9% del Pil, in crescita di 0,7 punti percentuali rispetto al 2024. Infine, la spesa per interessi è cresciuta del 2,0%. La tristezza si amplifica e provoca le reazioni scomposte del Governo - il più longevo della storia repubblicana - che se la prende con l’Istituto di Statistica. Ma i numeri sono numeri.
E la matematica non è un’opinione anche per il presidente di Confesercenti, Nico Gronchi, che commenta il dato dell’aumento della tassazione. In un colloquio con l'ANSA afferma che le famiglie e le imprese hanno pagato circa 77 miliardi di euro di imposte in più rispetto a quanto avrebbero versato se la pressione fiscale fosse rimasta ferma al 2021. Un fisco più caro, quindi, ma anche sempre meno progressivo e men che meno proporzionato.
Iniquità fiscale, la denuncia di Alberto Brambilla
Sempre meno contribuenti sostengono il welfare di tutti. È questo il titolo del rapporto presentato al CNEL dall’Osservatorio Itinerari Previdenziali presieduto da Alberto Brambilla. Nuovamente i numeri sono implacabili. Gli italiani che presentano la dichiarazione dei redditi sono 42,8 milioni, di questi solo 34,1 milioni pagano almeno un euro di tasse. Ma è sulle spalle di solo 8 milioni di contribuenti che gravano i due terzi di tutta l’Irpef (65%). Il comunicato evidenzia l’insostenibilità del sogno italico di un welfare generoso, finanziato con il contributo di pochi: quasi la metà degli italiani non ha redditi e quindi vive di fatto “a carico” di altri cittadini, cioè di chi percepisce da 2 mila euro netti al mese in su.
Il presidente del centro studi Brambilla avanza alcune proposte e formula le sue considerazioni: è indubbio che resti fondamentale abrogare la flat tax che, oltre a presentare profili di incostituzionalità, alimenta fenomeni di sommerso. Come dimostra la scomposizione per fasce di reddito, i lavoratori dipendenti che pagano più tasse sono soprattutto quadri, funzionari e dirigenti, categorie ormai scarsamente rappresentate sia dalla politica sia dai sindacati. La rincorsa a nuovi bonus e agevolazioni da parte di una politica alla perenne ricerca di consenso elettorale, da una parte, e le inefficienze nelle verifiche e nei controlli hanno alimentato il mito del “meno dichiari e più avrai dallo Stato”, cui oggi il Paese appare pericolosamente aggrappato. Il ceto medio ringrazia per il pensiero.
Eni riduce il prezzo di gasolio e benzina
Chiude la settimana a 1,139 contro l’euro. in leggero calo è invece l’oro, che si ferma a 4.286 dollari l’oncia (121 euro al grammo).
Il petrolio riprende la sua corsa, poi ci ripensa e torna sui suoi passi. A Londra il Brent risale fino a 108, poi venerdì chiude a 104,45 dollari al barile; anche il greggio a New York resta a 92,44. Per contro, a scendere in modo vistoso è il prezzo del gas Dutch TTF ad Amsterdam: -11,23%. È il riferimento per le contrattazioni europee e adesso quota 70,59 dollari al MWh.
In settimana la situazione delle riserve europee totali è migliorata un pochino, dal 69,06% al 70,35% della capienza. La saturazione dei depositi italiani è all’86,16%, quindi è buona. Il prezzo medio della benzina self-service resta quasi invariato a 2,155 euro al litro. Invece quello del gasolio sale da 2,261 a 2,346% (+3,75%).
Intanto, Eni ha diramato un comunicato che va nella direzione della solidarietà. Ha fissato un price cap (limite massimo) al prezzo dei carburanti erogato dai distributori della rete Enilive. Il gasolio non supererà i 2,19 euro al litro e la benzina 1,99 euro al litro. Il risparmio è di circa 15 centesimi rispetto ai valori attuali e sarà applicato da lunedì 28 settembre. Durerà un mese, con possibilità di proroga fino a fine anno. Ma il vantaggio è in parte vanificato dalla perdita dello sconto sulle accise.
Piazza Affari parte fiacca, poi si ricompone
Segna una settimana positiva, nuovamente all’insegna dei titoli bancari. Il Banco Bpm ritorna al centro dell’attenzione. Oltre all’offerta ostile di Monte dei Paschi, anche Credit Agricole e UniCredit avrebbero aperto un dossier per spartirsi la banca milanese diretta da Giuseppe Castagna. Credit Agricole è già il primo azionista di Banco Bpm. Detiene una partecipazione del 29,3% e aveva già dichiarato di opporsi a un’eventuale aggregazione di Bpm con Mps. Prende così quota l’ipotesi di partecipare alla spartizione. Ma uno scenario nel quale la banca francese Credit Agricole divenga parte attiva del risiko bancario italiano, sarebbe una questione molto delicata. Specialmente sul piano politico, a così poca distanza dalle elezioni politiche e amministrative.
Stellantis cede in settimana un -4,08%. Nonostante l’aumento delle vendite di auto del +3,5%, pari a 109.823 veicoli, la quota di mercato in Europa è scesa ad agosto dal 14,2% al 14,0%. La crescita nel segmento elettrico, in mano alle marche cinesi registra costantemente nuovi record di vendite e comprime le prospettive dei costruttori che hanno indugiato sui tradizionali motori endotermici.
Il Borsino della settimana – rassegna dei migliori e dei peggiori titoli del listino FTSE MIB
I Tori: Banco Bpm +4,46%, ST Micro +3,90%,
Gli Orsi: Telecom Italia -6,51%, Fincantieri -5,23%.
FTSE MIB: +0,62% (valore indice: 51.866)
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