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Case popolari, il tempo delle polemiche è finito

11 ore fa
Tempo di lettura: 2 min

di Pasquale Fedele


In Italia ci sono più di 650.000 famiglie in graduatoria per avere una casa popolare. Ora, secondo i dati pubblicati da Nomisma in Italia ci sono 823.734 alloggi di edilizia residenziale pubblica (Erp). Ma in un recente articolo pubblicato su Fanpage.it, il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri ha affermato che in Italia la domanda reale è di un milione di case popolari, oltre a quelle esistenti. Premesso ciò non si può che accogliere con soddisfazione gli interventi di riqualificazione energetica, che forniscono un aiuto fondamentale per far pagare di meno le bollette a famiglie che versano già in uno stato economico precario. Tuttavia non si può sottacere che la priorità nel nostro Paese è la costruzione di nuove case popolari.

Il PNRR ha permesso la riqualificazione - che non significa costruzione - di oltre 25mila alloggi popolari. Il piano casa del governo prevede la riqualificazione di altri 60mila alloggi popolari; l'edilizia convenzionata, per cui si prevedono accordi col privato, è una cosa a parte e non deve creare confusione. Però, aspetto non secondario, la riqualificazione avviata o promessa investe una percentuale minima dell'esistente.

E questo rende comprensibile la recente richiesta di chiarimenti avanzata dal gruppo Pd Piemonte in Consiglio Regionale sui finanziamenti PNRR per l'edilizia pubblica. Chiarimenti che investono indirettamente anche il Governo. Non a caso. Perché la progettualità sull'edilizia pubblica è una sfida che non può essere risolta unilateralmente dalle Regioni, ma presuppone un "sistema" Paese unito, che rema nella stessa direzione di marcia. Per questo fanno amaramente sorridere le polemiche politiche decisamente fuori tempo massimo rispetto alle situazioni emergenziali, per lo più strumentali e a favore di campagne elettorali prossime o future, che spesso agitano lo spauracchio dell'origine e della provenienza delle persone a cui si dovrebbero assegnare le case popolari.

All'opposto, l'azione governativa e regionale si dovrebbe concentrare sulla ricerca di risorse, sulla programmazione manutentiva, su piani a favore dell'ambiente per fronteggiare l'emergenza climatica di concerto con i comuni utilizzando anche quote ERP.

Intanto le persone che hanno bisogno continuano ad aver bisogno. Oltre i dati sulla povertà Istat, si aggiunge la fotografia fornita di recente da Eurostat al 2025: l'Italia è fanalino di coda tra i paesi europei per occupazione giovanile; infatti, è tra i paesi in cui i giovani se lasciano la casa, lo fanno oltre a 30 anni.

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