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Ceuta, perfetta applicazione di forme di guerra ibrida per la soluzione di un annoso problema... per la Spagna

Aggiornamento: 5 ago

di Michele Corrado

 

Andando a scavare sulle implicazioni geopolitiche che offrono i territori spagnoli in Marocco, dopo i fatti di Ceuta, l'elemento che offre maggiore interesse per continuità storica è la rivendicazione di quei territori dei vari sultanati marocchini nel corso dei secoli. Una rivendicazione che si è accentuata su Madrid a partire dall'ascesa al potere dello spietato re Hassan II, esplicito nel desiderio di occupare Ceuta e Melilla, oltre ad avere guerreggiato per il Sahara con l'Algeria. Altra annotazione di rilievo: il Marocco è stato uno dei primi e pochi stati islamici a riconoscere lo Stato di Israele. Una posizione che si è avvalsa anche di una importante carta di credito: l'opposizione del sultano Muhammad V alle leggi antisemite emanate dal regime francese di Vichy, in ossequio al III Reich, e alla protezione offerta ai suoi sudditi ebrei locali cui venne evitata la deportazione nei campi di sterminio (circa un milione e duecentomila persone). Ultimo, ma non meno importante, la "qualità" dei rapporti diplomatici con le autorità statunitensi che ha permesso l'inserimento di rappresentanti governativi marocchini nella task force voluta dagli americani per dare una soluzione alla crisi di Gaza.

Se poi si aggiunge che i comportamenti spagnoli nei confronti dell’amministrazione Trump sono da sempre conflittuali, si rileva un quadro di situazione locale molto definito. Nel senso che in Marocco, forse il Paese più stabile dell’intera regione rivierasca africana, e dove nulla accade se non vi è l'espressa autorizzazione delle autorità, è andata in scena un'operazione che può essere contemplata come appartenente al contesto di guerra ibrida. In altri termini, priva di "parentela" con il fenomeno migratorio, ma che utilizza tale possibilità per interessi locali della monarchia marocchina con ricadute geopolitiche nei confronti della Spagna, paese Nato, ultimamente alquanto recalcitrante nei confronti dei desiderata americani. Questo il problema il più obiettivo possibile dello scenario su cui si è calata l'invasione dei 70 mila a Ceuta.

È plausibile che si sia voluto “testare” la capacità di reazione della Spagna nella gestione di un evento di quel tipo ed il responso è stato che è possibile condurre una azione di guerra ibrida utilizzando sedicenti migranti, guidati da agitatori e messaggi social, con lo scopo di occupare le due enclave spagnole in Marocco, immettendone in quei territori un numero superiore ai residenti (85mila per Ceuta). Questo con lo scopo di far collassare le strutture spagnole locali ed impedire il ristabilimento del controllo non avendo questi le forze per procedere ad uno sgombero forzate dei “migranti”, a preludio di una occupazione de facto ed al successivo accorpamento di quei territori allo stato marocchino.

Considerata poi la solidarietà espressa solo a parole della Unione Europea, che in fondo potrebbe considerare quei territori africani cascami coloniali di epoche lontane (da lì partì l'armata del Tercio comandata dal generalissimo Francisco Franco per il colpo di stato contro la Repubblica spagnola nel 1936) il governo di Sanchez, lasciato solo, non potrebbe che abdicare ad una situazione insostenibile, anche sotto il profilo politico, oltre che nella sostanza dei fatti.

Con la premessa di una America trumpiana che sta a guardare, e una possibile evoluzione di quei territori, come l’abbandono degli italiani negli anni Settanta del secolo scorso dei territori libici sotto la spinta del colonnello Gheddafi, il cerchio si potrebbe chiudere. Anzi, l'invasione di Ceuta si potrebbe prefigurare come una piccola benedizione per risolvere una situazione che si protrae ingiustamente da varie centinaia di anni.

E le tante vittime? È bene ricordare che nell’ottica della monarchia marocchina, unico caso nell'Islam a coincidere anche con la guida spirituale e religiosa della nazione, sono i sudditi ad essere in funzione della stessa e non viceversa. Quindi tutto è nell’ordine naturale delle cose, anche degli spagnoli che si libererebbero di un annoso e costoso problema.

 

 


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