Bilancio Regione Piemonte: nei conti "ballano" 410 milioni di euro
- Anna Paschero
- 28 lug
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di Anna Paschero

Non è un mistero contabile. Però alcuni indizi portano a sospettarlo. E non deve stupire. La contabilità di un'istituzione pubblica come la Regione Piemonte, non nuova a situazioni in cui i numeri litigano tra di loro - oltre ai normali litigi tra maggioranze e opposizioni - è in questi giorni sotto la lente d'ingrandimento della 1^ commissione consiliare e dell'aula del Consiglio regionale a palazzo Lascaris. Oggetto di notevole attenzione sono i conti dell’esercizio 2025, in particolare la cancellazione di un rilevante debito dal bilancio regionale che si è formato negli anni 2013/2015 attraverso l’acquisizione di anticipazioni di liquidità, concesse dal Ministero delle Finanze, per pagare i debiti certi ed esigibili delle Regioni con i conti in rosso. In questo contesto, la Regione Piemonte ha beneficiato, non senza costi aggiuntivi, di oltre 4 miliardi e 800 milioni di euro.
Si tratta di una operazione di facciata, perché cancella, per oltre tre miliardi di euro, solo formalmente il debito accantonato nel bilancio regionale per la restituzione di tali anticipazioni in quanto il pagamento delle sue rate commerciali viene sostituito con il versamento diretto delle stesse risorse al bilancio dello Stato. In altri termini, ad essere generosi, è un regalo del governo amico che ha previsto questa possibilità con la Legge di bilancio 2026 (L. 199/2015) di cui la Regione Piemonte rappresenta il principale beneficiario, se di benefici si può parlare. Nella realtà, infatti, oltre a poter annunciare - come è già stato fatto - che il disavanzo della Regione Piemonte scende da 4,8 miliardi del 2024 a 1 miliardo e 600 milioni del 2025, altri benefici non ce ne sono. Il debito dovrà essere comunque ripianato da parte della Regione. In altri termini il debito è cancellato, ma la Regione lo paga lo stesso.[1]
Tuttavia questa operazione, dal punto di vista dei piemontesi, ha un grande merito: quello di avere fatto emergere, ancora una volta, (come già accaduto nel 2014 con la giunta Cota) le modalità discutibili di gestione delle risorse finanziarie, in gran parte versate con le loro tasse dai cittadini. Mi spiego meglio.
Il MEF ha comunicato con un proprio decreto gli importi da versare al bilancio dello Stato (corrispondenti alle rate precedentemente pagate dalla Regione) segnalando che il debito residuo ancora da estinguere alla data del 31/12/2025 è pari a 3,440 milioni di Euro. Dalle scritture contabili dell’Ente, alla stessa data, emerge invece un debito residuo di 3.029 milioni di Euro, ovvero inferiore di 410 milioni e rotti a quello indicato dal Ministero.
Nella Commissione Consiliare è stato chiesto dai gruppi di minoranza, dal Pd a Avs e Cinquestelle, la ragione di questo disallineamento contabile, ma la risposta della Giunta e dei tecnici presenti non è pervenuta.
Ora, con l'esperienza che mi deriva dall'essere, da oltre 30 anni, un revisore legale iscritto all’Albo del Ministero delle Finanze, di essere da sempre un tecnico della materia che si occupa di bilanci pubblici e in ultimo, ma non meno importante, di essere un cittadino residente in Piemonte, ho analizzato tutti i dati dell’ultimo rendiconto in approvazione per capire l’origine di questa differente valutazione del residuo debito e per essere certa che lo Stato non chieda più soldi del dovuto alla nostra Regione.
La causa risiede nella mancata iscrizione del debito di tre anticipazioni di liquidità contrattate nel 2013 e rinegoziate a gennaio del 2022 (giunta Cirio) senza aver modificato i piani di rientro precedenti a tale operazione. Il raffronto tra i valori, prima e dopo la rinegoziazione, fanno emergere esattamente la differenza di cui sopra. Si tratta di un grave disordine contabile? Di errore? E se lo sono entrambi, come personalmente ritengo, a chi si devono addebitare?
In qualunque caso, la Regione Piemonte dovrebbe dover riapprovare i propri rendiconti dal 2022 e a rivedere i dati del rendiconto 2025, con implicazioni politiche non marginali.
L'elenco delle implicazioni, in linea teorica, rischia di allungarsi. Infatti, per quattro anni è stato accantonato per la sua estinzione un disavanzo inferiore di 410 milioni di Euro rispetto a quello effettivo, dando fittiziamente spazio a maggiori spese che sono state sostenute. La Corte dei Conti, nonostante ciò ha parificato il rendiconto 2025, sia pure rilevando alcune criticità soprattutto in termini di liquidità di cassa la cui consistenza risulta irrisoria rispetto agli oltre 20 miliardi di spese del bilancio, con un sostanziale peggioramento degli equilibri di bilancio, che, come hanno certificato i due precedenti Collegi Sindacali continuano ad essere particolarmente precari.
Note
[1] Le opposizioni, da Pd a Movimento5stelle e Avs, in conferenza stampa hanno denunciato oggi, 28 luglio, la "forte tensione finanziaria" che attraversa la regione con gravi ripercussioni sui servizi per imprese e famiglie. All'unisono, i consiglieri di minoranza hanno affermato che il miglioramento dei conti è solo apparente, "perché il disavanzo resta pesante, la sanità peggiora, i territori aspettano risorse e la nostra economia cresce meno del resto del Nord e dell’Italia".
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