Papa Leone XIV in Francia e il paradigma di una laicità dialogica
di Luca Rolandi

Sarebbe fuorviante e di limitata prospettiva leggere la visita di Papa Prevost in Francia concentrandosi sui numeri (comunque impressionanti) o sulle valutazioni meramente politiche e diplomatiche. In realtà il viaggio conferma, come osservato in questi ultimi giorni e da Pier Giuseppe Accornero su La Porta di Vetro[1], una fisionomia di pontificato originale e molto radicata nella dimensione profonda del mistero cristiano, immerso nel mondo, ma rivolto con lo sguardo verso l’Assoluto.
Al bando le armi nucleari
L’attualità del mondo, fatta di conflitti e violenza, è stato lo spunto per il Pontefice per un forte appello a non restare indifferenti di fronte alle “sofferenze che feriscono la dignità umana e gridano giustizia a Dio”. Situazioni che chiamano ad una vera e propria “conversione del cuore e a un cambiamento di atteggiamento” per costruire insieme, “nel cuore del mondo”, “la civiltà dell’amore”. Leone XIV insiste sulla necessità di mettere al bando le armi nucleari, di ridurre gli armamenti esistenti perché “la pace non è un equilibrio di forze, ma si costruisce ogni giorno attraverso il dialogo e la giustizia”.
Nella veglia allo Stade de France di Parigi, Leone XIV ha dialogato con ragazzi e ragazze francesi. Il loro storico ideale di libertà sgorga autenticamente dalla scelta rivoluzionaria del bene, che “dà la vita, non la toglie mai”. Li ha esortati a “lottare” contro potenze contrarie che dividono i popoli e tolgono la felicità che promettono. Li invita poi a prendere atto dei conflitti esteriori e interiori, perdonando e perdonandosi per le proprie ansie e incertezze.
Vengono alla mente il non “abbiate paura” di Giovanni Paolo II e l’andare controcorrente di Francesco. Ma c’è di più, la necessità già pensata e con difficoltà proposta da Benedetto XVI, di considerare la dimensione interiore, spirituale e di adesione al Vangelo come fondamento della vita, dell’irruzione di amore e bene ma soprattutto di Salvezza che Gesù Cristo ha rivelato con la sua morte e resurrezione. La fede è dentro questa dimensione sempre, con il passare dei secoli delle stagioni, delle civiltà. Ripartire dunque, non tanto da un superamento della secolarizzazione che è innervata nel moderno, ma una sete di senso di umanità e cristianesimo liberato da ogni sovrastruttura. In questo senso l’appello alla difesa della dignità di ogni persona, il no forte e senza se e senza ma della guerra, la cifra di un Papa umile e coraggioso.
Al servizio del bene comune
Tra le molte dichiarazioni, discorsi e omelie colpisce molto questo pensiero di Papa Leone, perché ripensa il tema della laicità andando oltre le incrostazioni di concetti superati dall’epoca digitale e della intelligenza artificiale, spesso inconsapevoli, e di un rapporto tra Fedi e storia, fede e ragione, religioni e umanità plurale: «Il cristiano coinvolto nella vita pubblica, che agisce alla luce della propria coscienza illuminata dalla fede, non può essere considerato un proselitista o una minaccia all’unità della patria. Infatti, la vera laicità non esclude la dimensione religiosa, ma sa al contrario trarne vantaggio come risorsa educativa. È proprio per questo motivo che la scuola cattolica occupa un posto di rilievo nel panorama educativo di un Paese come la Francia».
Ancora. «(…) Una giusta laicità non consiste quindi nell’escludere la religione dalla sfera pubblica o dall’istruzione, ma nell’impegnarsi affinché lo Stato e le istituzioni religiose dialoghino tra loro e uniscano le loro forze al servizio del bene comune, affinché il mondo abbia la vita. (…) Effettivamente, l’instancabile opera della Chiesa cattolica, attraverso la ricchezza delle sue espressioni e istituzioni, è certamente preziosa e lodevole per il benessere dell’intera società».
Note











Commenti