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Un ricordo di Cesare Alvazzi Del Frate

Aggiornamento: 17 ore fa

A cento anni dalla sua nascita


di Piera Egidi Bouchard


È una fortuna straordinaria poter conoscere di persona qualcuno di cui abbiamo letto in uno storico libro: così è successo a me tanti anni fa, vedendo arrivare al Centro Gobetti Cesare Alvazzi Del Frate: ormai uomo fatto, ma sempre rimasto entusiasta e attivissimo, come quel ragazzo diciassettenne di cui scrive Ada nel suo “Diario partigiano”, compagno di coraggiose imprese sui monti della Valsusa, come il figlio Paolo, quasi un secondo figlio...

Cesare si infortuna gravemente con una bomba che gli esplode in mano, viene anche poi arrestato e incarcerato a Torino. Ada racconta e segue con angoscia di madre le sue peripezie, e in un’intervista che gli feci in “Eppur bisogna andar” (Claudiana) lui la definisce proprio così. A Cesare si deve anche un’audace impresa di traversata delle Alpi, per creare collegamenti con i maquis, e per questa importante operazione venne decorato al merito dalla Francia, e partecipò ogni anno alle commemorazioni: lo si vede in tante fotografie, tra gli stendardi, col suo cappello da alpino.

Cesare, giovanissimo, è stato comandante partigiano con gli “Autonomi” di Marcellin, e quindi di Serafino: sua è stata l’iniziativa dell’ultimo sabato di agosto al Sestriere, in ricordo dei combattenti e dei caduti delle valli lì confluenti: Val Pellice, Val Chisone e Germanasca, Valle di Susa. E per quanti anni ci andammo: una breve predicazione ecumenica con Giorgio e il parroco della cittadina (una volta toccò pure a me, in quanto pastora locale di Meana), e poi i discorsi dei protagonisti: ricordo fino all’ultimo ad esempio Serafino… adesso i protagonisti non ci sono più.

Ma Cesare fu fondatore anche della sezione Anpi di Chiomonte, Alta Valle Susa,  presidente onorario fino alla fine, e fu anche vicepresidente dell’Anpi provinciale. E contribuì a trasmettere la memoria di quei caduti, raccogliendo anche le spoglie di quattro suoi compagni e seppellendole nel cimitero di Oulx, mi condusse a visitarle, quando nel tempo diventammo amici: lui, Bianca Guidetti Serra e Carla Nosiglio Gobetti, a cui si aggiunse anche la sua compagna Elena Ottolenghi; venivano tutti ogni anno a Meana, alla “Giornata gobettiana” dell’ultima domenica di agosto, da noi istituita proprio in ricordo di Ada, che tra lì e Torino operò nella Resistenza.

Cesare era legatissimo alla Valsusa e in particolare a Oulx, dove c’è la bellissima e storica casa dei Prat, il ramo materno, mentre il padre, Alessio Alvazzi fu magistrato, di quel gruppo di giudici antifascisti che operarono a Torino, come Domenico Riccardo Peretti Griva e Alessandro Galante Garrone: affascinata da quella magione, trasformata da Alessio - che fu anche poeta in piemontese - quasi in un museo di importanti memorie famigliari, a lui ho dedicato un libro “Honeste vivere” (Claudiana).

E adesso, nel centenario dalla nascita (11 luglio 1926), proprio in quella casa, nelle secentesche ex-stalle ora riattate, si sono riunite una sessantina di persone tra figli, nipoti, amici vari, alla presenza anche di Nino Boeti, presidente dell’Anpi provinciale, che hanno voluto ricordarlo, in un clima festoso, iniziato al canto corale di “Bella ciao”. L’organizzazione della giornata, con letture di testi, la musica, ricordi condivisi si deve soprattutto ai figli Anna e Paolo, oltre che alla nipote Ludovica, autrice di un emozionante video in cui si riprende Cesare in diversi momenti e testimonianze, che ce lo hanno ricordato com’era, nella sua generosa vivacità.


 

 

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