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Le fragilità nascoste nell'ultimo libro di Raffaella Romagnolo

Tra le pagine de La segreta cura, nell'intervista all'autrice


di Alberto Ballerino


Raffaella Romagnolo ha sorpreso tutti con il suo ultimo libro ‘La segreta Cura’, pubblicato da Mondadori. Un volume in cui l’autrice si racconta, decisamente diverso dai romanzi storici che l’hanno fatta conoscere al grande pubblico. Il 17 luglio 2026 alle ore 18 lo presenterà presso la Cascina La Maddalena in località  Piani del Padrone nella frazione  San Giacomo di Rocca Grimalda. L’autrice dialogherà con Roberto Lasagna (psicologo e saggista) e Daria Ubaldeschi (psicoterapeuta). L’iniziativa è organizzata con il patrocinio del Comune di Rocca Grimalda e il sostegno di Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, Fondazione CRT e Cascina La Maddalena.

“Non ho mai scritto – dice - una storia così personale, autobiografica. Evidentemente era arrivato il momento. Io sono una scrittrice di fiction, una narratrice. Ma, ormai tre anni fa, sono stata inserita in un progetto di antropologia medica perché avevo conosciuto una studiosa che stava facendo la sua tesi di dottorato sull’iter terapeutico dei malati di sclerosi multipla in Italia. Poiché ho una lunga storia di malattia ero una buona candidata per essere intervistata. Quindi sono stata inserita e ho fatto una lunga chiacchierata con lei  a distanza, dal momento che in quel momento si trovava in Spagna, seguendo le domande che faceva a tutti  i suoi intervistati. Di fatto si è trattato di ricostruire esattamente la mia storia clinica  e il corrispondente iter terapeutico. Ma, alla fine di questa chiacchierata, mi sono accorta che questi trent’anni di vita raccontati a lei potevano essere interessanti per altri”. Una storia di convivenza con una malattia che non ha una cura risolutiva. “Esistono terapie di supporto ma al momento non si può guarire. Ho pensato che potesse interessare altri, non limitatamente ai malati di sclerosi multipla, ma in generale perché la fragilità è una condizione dell’umano”.

Le difficoltà ad avventurarsi in un libro così diverso dagli altri non sono state in realtà grandi. “Scriverlo è stato per certi versi diverso ma non posso dire sia stato difficile, lo è stato il deciderlo. Nel momento in cui ho fatto questa scelta, pensando avesse un senso, sono andata dietro questa decisione. In realtà per altri versi è stato un lavoro non così diverso dagli altri. Nei miei romanzi storici ho cercato sempre di  usare molto i documenti, basandomi spesso su fatti realmente accaduti e personaggi realmente esistiti. Qui non ho lavorato in modo tanto diverso perché ho utilizzato proprio come base di ricostruzione di quello che mi è capitato l’archivio messo insieme in questi anni. Noi tutti teniamo vecchi esami e referti. Io naturalmente ho conservato tutto perché quando si ha a che fare con malattie croniche tendi a state più attento a questo aspetto. Perciò ho fatto un lavoro non così diverso dal solito, solo che il protagonista ero io”.

Importante è stata anche la reazione dei lettori. “Poiché ho una disabilità che non si vede, molti  conoscenti non erano al corrente di questa mia malattia e ciò ha generato sicuramente una sorpresa. Con i lettori c’è stata subito una risposta molto calda e accogliente, forse anche per il tono confidenziale della scrittura. È un libro molto sincero. Allora in tanti sia alla fine delle presentazioni sia scrivendomi si sono sentiti al sicuro nel raccontarmi la loro segreta cura o qualcosa che non avevano comunque avuto il coraggio di dire. Perché in realtà tutti abbiamo un segreto affanno che ci condiziona la vita. Infatti le presentazioni sono sempre molto coinvolgenti”.

Alla presentazione del 17 luglio ci saranno uno psicologo e uno psicoterapeuta. “Ho fatto presentazioni con medici e storici della medicina. Come in altri libri, mi interessa collocare la vicenda in un contesto storico. Infatti, c’è anche un po’ di storia della malattia e anche il contesto sociale: cosa significa oggi avere una diagnosi di questo tipo nel nostro paese. Questi elementi fanno sì che le presentazioni non riguardino solo l’aspetto più intimo che pure c’è ed è importantissimo”.

Il termine cura è usato nel libro con un senso molto ampio. “In italiano diamo come significato principale quello di cura di malattia. In realtà nell’origine latina della parola i significati sono più ampi: l’affanno, la preoccupazione, la pena d’amore. E nel libro ha tanti significati, soprattutto per una malattia per cui non esiste una cura risolutiva al momento. Certo, si spera in passi avanti e devo dire dal mio osservatorio di ormai tre decenni ho visto fare molti progressi. Quando mi è stata fatta la diagnosi, l’unica terapia era l’interferone che ha tantissimi effetti collaterali, non testato in gravidanza. Ora, a parità di condizione, ci sono dieci farmaci di cui quattro testati in gravidanza. Questo è accaduto grazie alla ricerca e al Servizio Sanitario Nazionale che ha investito in questo”.

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