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Finché c'è guerra, c'è speranza, e tanta per i soliti noti...

Domani, 16 luglio, convegno a Genova promosso da Fair e The Weapon Watch

di Gianni Alioti


Nell’ambito del re-load del Genoa Social Forum a 25 anni dal luglio 2001 e dal sommovimento internazionale contro il G8 e la sua pretesa di imporre al mondo il “pensiero unico” della globalizzazione neoliberista, domani, 16 luglio, a Genova, all'interno di Palazzo Ducale, è in programma il primo dei Forum tematici che precederanno l’Assemblea NoKings.

Proprio a Palazzo Ducale, si svolse il “vertice dei grandi”, con la città bloccata e centinaia di migliaia di persone provenienti da tutto il mondo che manifestavano contro di loro.

 

Se oggi i Kings, oltre i despoti e i potenti della terra, sono i padroni della finanza, i signori della guerra, i proprietari dei nuovi nuovi domini tecnologici e digitali… Se sono le élite europee che smantellano il welfare e la sanità pubblica per investire nelle spese militari, che sono complici di Israele nel genocidio dei palestinesi e indirettamente coinvolti, con Russia e Emirati Arabi Uniti, in quello in atto in Sudan… Se il mondo è stretto tra guerre permanenti e riarmo infinito allora, al centro dell’agenda politica dei movimenti e del dibattito pubblico, dobbiamo collocare l’intreccio perverso tra la finanza (i padroni del mondo), i fabbricanti d’armi e la politica.

Per condurci in questa riflessione, possiamo contare con persone che offriranno il loro prezioso contributo.


Nel primo panel Il mondo tra guerre permanenti e riarmo globale interverranno:

Mario Pianta, professore ordinario in Politica Economica presso la Scuola Normale Superiore di Firenze, curatore e co-autore del libro “Rearming Europe. Politics, economics, technology" appena pubblicato da Routledge (prestigiosa editrice londinese), parlerà sulle conseguenze negative del riarmo in Europa sia sull’economia e l’occupazione, sia sul welfare, l’ambiente e la vita delle persone.

Widad Tamimi, giornalista e scrittrice di origine sia palestinese, sia ebrea, responsabile dell’Associazione ἰοίην-ioien "Oltre ogni confine, oltre ogni dolore”, porterà la sua lucida testimonianza di come ci sia un cordone finanziario, militare, tecnologico che lega il riarmo europeo e le guerre permanenti di Israele, che spiega in qualche modo il sostegno tacito o esplicito della UE e della maggioranza dei governi dei paesi occidentali nei confronti del genocidio palestinese.

Vittorio Agnoletto, medico e attivista, insegna Globalizzazione e Politiche della Salute all’Università Statale di Milano, ci farà capire come l’aumento delle spese militari, sottraendo risorse pubbliche destinabili ad altri capitoli di spesa, incidono pesantemente sulla qualità e sul costo dei servizi sanitari offerti, creando profonde disparità sociali all’accesso alla cura e rendendo le persone più vulnerabili.

 

Nel secondo panel L’intreccio perverso tra finanza, fabbricanti d’armi, politica interverranno:

Alessandro Volpi, professore di Storia Contemporanea all’Università di Pisa, economista esperto di tematiche finanziarie, che ci spiegherà come e perché i principali fondi istituzionali che controllano i mercati finanziari (i “padroni del mondo”)  e principali azionisti delle maggiori industrie militari americane ed europee (tra cui Leonardo), negli ultimi 5 anni hanno spostato migliaia di miliardi di dollari nei titoli in Borsa dei fabbricanti d’armi, investendo nelle guerre e nel riarmo degli Stati.

Anna Fasano, presidente di Impact sgr. (Banca Popolare Etica), ci racconterà come la finanza “armata” e l’industria militare hanno influenzato i decisori politici della UE e dei singoli Stati, affinché fossero spostate ingenti risorse pubbliche nel riarmo e nella guerra in Ucraina, e fosse creato un clima più favorevole agli investimenti nelle fabbriche d’armi. E, in questo contesto, indicherà come la finanza etica rappresenti una scelta alternativa e quali azioni debbano essere messe in campo dalle singole persone e dalla società civile organizzata.

Una ricercatrice e un tecnico informatico in rappresentanza del Gruppo Lavoratori Leonardo Torino, che ha preso posizione pubblica contro le responsabilità dirette della loro azienda nell’economia del genocidio di Israele. Condivideranno la loro esperienza all’interno di una realtà dove il lavoro fa spesso a pugni con la coscienza. Ci aiuteranno a capire se, nonostante contraddizioni e difficoltà, esiste ancora uno spazio tra i lavoratori di Leonardo e i loro rappresentanti sindacali per interrogarsi su cosa produrre e, soprattutto, per chi produrre. E se esistono i presupposti per riaprire una discussione sulle politiche industriali di Leonardo, finalizzate a valorizzare e sviluppare attività in campo civile.

Ci sarà uno spazio per domande e brevi interventi dal pubblico, a cui seguiranno le repliche delle/dei relatrici/relatori… Il compito mio e di Deborah Lucchetti (presidente di Fair) non sarà tanto di moderare il dibattito, quanto di coordinare i lavori e cogliere gli spunti per proporre delle “chiamate all’azione” prioritarie, da rivolgere alle istituzioni (e al Comune di Genova) e alle singole persone, alle organizzazioni della società civile, ai sindacati dei lavoratori… “Call to Action” da portare all’Assemblea NoKings del 18 luglio 2026.


L'associazione
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